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Framing the World, XXXI numero

Una panoramica generale delle principali notizie dal mondo

Siamo tutti alle prese con le conseguenze dell’epidemia del Coronavirus, e comprensibilmente i media si occupano quasi esclusivamente di questo tema. Framing the World, pur trattandone anch’esso, non rinuncia a fornirvi uno sguardo sugli altri eventi internazionali. Partiamo dal Medio Oriente, un’area calda come non mai, con Iran, Siria, Arabia, Libia e Afghanistan che vivono tutti momenti particolari tra accordi di pace in sviluppo, guerre commerciali e rivalità regionali. In Europa vediamo la risposta dei governi e delle istituzioni regionali alle incertezze economiche e finanziarie causate dall’epidemia (non senza critiche...), mentre a est prosegue il dibattito sull’allargamento dell’Unione e la situazione dei migranti siriani rimane precaria. In Asia, la Cina supera il momento più buio e prova a ricostruirsi una reputazione aiutando l’Italia, mentre la Corea sembra aver fatto grandi progressi nel contenimento del Covid-19. Negli Usa le primarie dem hanno visto la resurrezione di Joe Biden, mentre il presidente brasiliano rafforza i legami con Trump. Concludiamo il nostro piccolo tour mondiale in Africa, con milioni di persone in fuga dal Corno e il governo maliano che tratta con i ribelli.

Non si può certo dire che manchino notizie interessanti da leggere, buona lettura del nuovo numero di Framing the World!

DIRITTI UMANI

Russia, la nuova costituzione vieterà le nozze omosessuali. Il 22 aprile 2020 il popolo russo sarà chiamato alle urne per votare sulla riforma costituzionale: con il referendum indetto dal presidente Vladimir Putin, i russi decideranno sull’applicazione (o meno) della nuova Costituzione. Il nuovo testo costituzionale sarà basato su tre principi: welfare, centralità della fede e difesa dei confini. Tra gli emendamenti proposti dal Presidente ce n’è uno in particolare che ribadisce la sacralità del matrimonio naturale. Questo significa che le uniche nozze consentite sul territorio russo saranno quelle tra uomo e donna, mentre saranno espressamente vietate le nozze tra persone dello stesso sesso. Putin sarà così in grado di tener fede alla sua promessa, secondo cui durante il suo mandato non verrà legalizzata alcuna unione omosessuale.

(Martina Pignatelli)

Italia, il divieto di circolazione in violazione all’art. 16? L’articolo 16 della Costituzione italiana afferma testualmente che “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Dopo l’estensione della zona rossa a tutto il territorio italiano e le ulteriori restrizioni sugli spostamenti, possibili solo in caso di comprovate necessità ed esigenze, alcune voci si sono sollevate in protesta, portando come esempio proprio l’articolo 16 della nostra Costituzione. Come spiega il professor Gaetano Azzariti, che insegna Diritto costituzionale a La Sapienza di Roma, c’è un diritto che si trova un gradino sopra a tutti gli altri: il diritto alla salute. Di fronte a questo tutti gli altri diritti devono fare un passo indietro in nome della sicurezza nazionale.

(Martina Pignatelli)

Grecia-Turchia, lacrimogeni contro i migranti al confine. Sono migliaia i migranti siriani in fuga ammassati al confine tra Grecia e Turchia, in una situazione sempre più drammatica. Continua il braccio di ferro tra i due paesi, da un lato il presidente Erdogan accusa Atene di maltrattare i profughi e afferma che “Oggi ogni Paese europeo che cerca di rimandare indietro i rifugiati a cui ha chiuso i confini, […], viola la Dichiarazione universale dei diritti umani. La Grecia affonda i gommoni lasciando morire i bambini a bordo”. Sull’altra sponda, al contrario, la Grecia accusa la polizia turca di lanciare lacrimogeni al confine, diffondendo anche alcuni video come prova. In questo quadro, ci sono stati alcuni feriti ed è morto almeno un migrante nel corso degli scontri al confine che, secondo fonti turche, sarebbe stato colpito da un proiettile sparato dalla polizia di frontiera greca.

(Martina Pignatelli)

Afghanistan, la CPI autorizza il Procuratore a condurre delle indagini sui presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi nel Paese. Il 5 marzo 2020, i giudici della Corte Penale Internazionale (CPI) hanno approvato all’unanimità la richiesta in appello del Procuratore, Fatou Bansouda, di indagare sui presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi dalle forze talebane, afgane e statunitensi in Afghanistan dall’1 maggio 2003. La decisione, di importanza storica, è arrivata dopo un primo rifiuto da parte della Camera preliminare della CPI di procedere con le indagini, poiché tali indagini non sarebbero state “nell’interesse della giustizia” in quanto destinate a fallire a causa dell’instabilità politica afgana e della mancanza di collaborazione da parte degli altri Stati coinvolti.

(Marta Stroppa)

Corno d’Africa, i cambiamenti climatici e i conflitti armati costringono milioni di persone a fuggire. Milioni di persone nel Corno d’Africa sono condannate a vivere in una situazione di costante pericolo data dalla combinazione di disastri naturali e guerra. Il Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Peter Mauer, ha infatti affermato che le persone in Etiopia, Somalia e in altre parti dell'Africa orientale già in fuga dalla violenza rischiano di dover scappare anche dalla siccità e dalle inondazioni. Secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), solo l’anno scorso, sono 930.000 gli etiopi che sono fuggiti dalla violenza, mentre altri 426.000 sono rimasti sfollati a causa della siccità e delle inondazioni; allo stesso modo, circa 180.000 somali sono scappati dalla guerra e altri 500.000 dai cambiamenti climatici.

(Marta Stroppa)

Yemen, migliaia di persone sfollate necessitano di cibo e di un rifugio. L’intensificarsi dei conflitti nel nord dello Yemen ha costretto decine di migliaia di persone a fuggire nella regione di Marib, dove vi sono già molti sfollati. Qui, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Società della Mezzaluna Rossa dello Yemen hanno già aiutato circa 70.000 persone fornendo loro cibo, acqua, tende, coperte e kit igienici, nonché materiale chirurgico e medicinali all'ospedale di Marib. L’inasprimento degli scontri ha tuttavia ostacolato i soccorsi, tanto che il Comitato Internazionale della Croce Rossa non è stato in grado di rifornire di materiali sanitari e medicine l'ospedale di Al-Jawf.

(Marta Stroppa)

Marta Stroppa e Martina Pignatelli



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Borse, settimane pazze. Nelle scorse due settimane i mercati azionari hanno vissuto una situazione di volatilità che ha pochissimi precedenti nella storia. Questo è ben dimostrato dai listini di Wall Street, che hanno fatto segnare le maggiori perdite giornaliere dal 1987 ad oggi, ma anche per ben due volte il nuovo record di rialzo (in punti) dal 2008 in poi, l’ultimo proprio 24 ore dopo il crollo di giovedì 12 marzo (-9.5%). Pochi titoli sono stati risparmiati dai pesanti cali, ma ci sono alcuni settori colpiti in modo molto più evidente rispetto ad altri, soprattutto per i blocchi al traffico aereo e ai flussi turistici in generale. Le compagnie aeree (American ed Air France -50%, Delta -35%) e gli operatori alberghieri (Hyatt -42%, Hilton -30%), sono quasi in caduta libera, ma a fare ancora peggio sono le compagnie crocieristiche: Royal Caribbean, Norwegian Cruise e Carnival perdono tra il 60 e l’80%.

Coronavirus, le misure dei governi. I governi occidentali hanno annunciato tutti importanti misure di stimolo all’economia, Bank of England e Federal Reserve hanno tagliato i tassi d’interesse e ciò sul finire della settimana ha risollevato il morale degli investitori e fatto tornare il segno verde in borsa. Guardando al vecchio continente, il governo italiano sta varando misure di sostegno per almeno €12 miliardi e la Svizzera promette 1o miliardi; altri €37 miliardi sono in arrivo dalla Commissione Europea, £30 miliardi dal governo britannico e decine di miliardi da quelli francesi e spagnoli. La notizia più “incredibile” è però arrivata da Angela Merkel, che ha annunciato, in un drammatico rovesciamento dello Schwarze Null ( l’obbligo di chiudere il bilancio statale in pareggio), che il governo garantirà crediti alle imprese per almeno €550 miliardi.

Bull and bears, un momento storico. Venerdì 13 nella tradizione anglosassone è sinonimo di sventura, ma venerdì 13 marzo 2020 è già entrato nella storia delle finanza. A Wall Street infatti l’S&P 500 ha fatto segnare il più forte rialzo dal 2008 e il Dow Jones uno dei più forti della storia. Il “rimbalzo” arriva al termine di tre settimane da incubo per gli investitori, che in sole 16 sessioni di scambi hanno visto terminare il bull market (mercato in crescita) più lungo della storia (2009-2020) e sono entrati in un bear market (mercato in contrazione di almeno il 20%), nel più veloce capovolgimento della storia. I guadagni di venerdì 13 hanno però posto fine al neonato bear market, che quindi è risultato il più breve della storia. L’attenzione deve rimanere però molto alta, perché alta sarà la volatilità nelle prossime settimane e basterà un calo dello 0.2% per inaugurare un nuovo bear market.

Mercati, non è finita qui. Oltretutto, è prematuro parlare di una stabilizzazione dei mercati azionari, e una chiara prova di ciò la si vede nei mercati dei titoli di stato. I bond, infatti, sono uno strumento rifugio usato dagli investitori per compensare le perdite dei titoli azionari e, in momenti di difficoltà, migliaia di migliaia di dollari si riversano in questo settore. La forte domanda fa aumentare i prezzi dei bond e diminuire i tassi d’interesse che gli Stati dovranno pagare ai possessori. Un esempio fra tutti evidenzia questo andamento: in un evento più unico che raro settimana scorsa tutti i bond americani, compresi quelli con scadenza a 30 anni, sono arrivati a pagare interessi inferiori all’1%. Con le ultime sedute di borsa molto positive, i bond hanno perso parte del guadagno ma rimangono estremamente forti, facendo appunto o presupporre che gli investitori non sono ancora pronti a tornare sulle azioni.

Coronavirus, il piano di Trump. Tornando in tema piani governativi di stimolo, a sollevare le sorti di wall Street è stato l’annuncio delle misure dell’amministrazione Trump nel pomeriggio americano. Il presidente ha annunciato la dichiarazione dell’emergenza nazionale, situazione che permetterà l’uso di risorse federali senza l’approvazione del Congresso, oltre allo stanziamento iniziale di $50 miliardi per il sistema sanitario, ai quali seguiranno poi ulteriori misure per il sostegno alle imprese e ai lavoratori. Il governo federale ha inoltre avviato partnerships con le maggiori società farmaceutiche (Roche e CVS in particolare) ma anche con il settore tech (Google) per potenziare la capacità di testare per il Covid-19; sono infatti stati distribuiti diversi milioni di tamponi, ma manca la capacità di analizzarli in grandi numeri. Grazie alla collaborazione con i privati, già questa settimana i test effettuati in America dovrebbero moltiplicarsi in modo esponenziale.

Petrolio, scontro tra pesi massimi. Come se non bastasse una pandemia, i mercati devono affrontare la “price war” petrolifera tra Arabia Saudita e Russia. Lo scontro nasce dal fallimento in seno all’OPEC nel raggiungere un accordo sul taglio della produzione di greggio. Questo si era reso necessario per sostenere i prezzi del greggio, pesantemente afflitti dal calo della domanda mondiale in conseguenza dell’epidemia del coronavirus. Quando sembrava ci fosse un’intesa sulla cifra di -1.5 milioni di barili al giorno, la Russia ha fatto saltare il tavolo non aderendo alla proposta. I sauditi hanno quindi aumentato del 25% la propria produzione e inondato il mercato con petrolio a $25, e lo stesso hanno fatto i russi per non perdere quote di mercato, anche a costo di intaccare le proprie riserve di valuta. L’effetto complessivo è stato il crollo delle quotazioni, arrivate sotto i 30$ al barile a New York. Il gioco adesso si trasforma in una sfida a chi si arrende per primo, ovvero chi per primo troverà la situazione finanziaria insostenibile. Il sospetto è che la Russia non possa reggere questi prezzi per oltre 6 mesi, ma il bilancio russo potrebbe essere più solido del previsto, anche visto l’aumento delle quotazioni del gas naturale.

Guerra petrolifera, le conseguenze. Gli effetti del crollo del prezzo del petrolio non si sentiranno al di fuori delle borse prima di alcune settimane. Un barile sui 30 dollari sarà uno stimolo molto potente per la ripresa economica che seguirà a queste settimane di difficoltà, e lo sarà soprattutto per i grandi importatori come Cina, India ed Europa. Il greggio a basso prezzo abbasserà notevolmente i costi dell’energia elettrica e aiuterà consumatori ed imprese, mentre carburanti a basso costo daranno un po’ di respiro al settore automobilistico e alla navigazione aerea e marittima. L’impatto sugli Stati Uniti è più complicato da analizzare, poiché il crollo dei prezzi colpirà in modo pesante i produttori di shale, uno dei settori chiave dell’economia americana, i quali necessitano di almeno 35$ al barile per rimanere in profitto. Le prime stime parlano però di uno stimolo complessivo al pil di circa +0.5%.

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB-SAHARIANA

Camerun, 11 circoscrizioni tornano al voto. La notizia è stata confermata a seguito della decisione del governo, espressa con un Decreto del Presidente attuato venerdì 6 marzo. Le elezioni si erano svolte il 9 febbraio, ma il 25 dello stesso mese il Consiglio Costituzionale si era espresso per l’annullamento del voto di 11 circoscrizioni nelle regioni anglofone, dove il conflitto per l’indipendenza dell’Ambazonia continua a provocare morti. Gli scontri quotidiani, che si sono verificati fino all’espressione del voto, sono stati menzionati come la causa principale di questa decisione, sebbene il giorno stesso delle elezioni non si siano registrati particolari casi di violenza. Le circoscrizioni torneranno al voto il 22 marzo.

Covid-19, la diffusione aumenta anche in Africa. È stato l’ultimo continente ad essere coinvolto dalla propagazione del Virus ma ora la preoccupazione aumenta, così come le misure prese dai vari paesi e il monitoraggio internazionale di un luogo dove la diffusione della malattia potrebbe avere ripercussioni ancor più drammatiche. Secondo una mappa realizzata da Jeune Afrique, ad oggi il Covid-19 è maggiormente diffuso nell’area settentrionale: Marocco, Algeria ed Egitto in testa. Chiaramente risulta difficile ottenere informazioni rilevanti in un quasi-stato come la Libia. Ciononostante, la propagazione è aumentata costantemente nelle zone costiere dell’Africa Occidentale: Senegal, Costa d’Avorio, Guinea, Burkina Faso. Importante è anche la diffusione in Sud Africa.

Mali, le trattative con i gruppi ribelli proseguono. Come anticipato nello scorso numero di Framing the World, c’è stato un risvolto negli sviluppi delle trattative in Mali. Il governo non si è particolarmente impegnato per nascondere il fatto che c’è una trattativa in corso con i gruppi jihadisti per giungere a una cessazione della violenza. Il risvolto più recente concerne la richiesta da parte di Iyad Ag Ghaly, leader del gruppo GSIM (Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani, affiliato ad Al Qaeda), di negoziare a condizione dell’abbandono del paese da parte dei francesi e “coloro che li seguono” (leggi, ONU con MINUSMA e UE con EUTM e EUCAP). Sembra improbabile che Bamako possa accettare tale eventualità, dal momento che Parigi costituisce l’alleato di maggiore rilievo nella lotta al jihadismo nel Sahel, con la forza Barkhane che raccoglie circa 7000 uomini.

Togo, arriva la conferma della vittoria di Faure Gnassingbé. Il 4 marzo la Corte Costituzionale del Paese ha confermato la rielezione del Presidente uscente. Egli ha vinto con il 70,78% dei voti espressi imponendosi sul concorrente candidato Agméyomé Kodio, fermatosi al 19,46%. Il mandato ha durata di cinque anni.

Marcello Alberizzi



AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, gestione di Covid-19 e conseguenze per le primarie dem. Nella Conferenza stampa del 13 marzo, il Presidente USA ha dichiarato l’emergenza sanitaria, delineando qui le misure del caso. Questa decisione è arrivata a seguito dell’annuncio sulla sospensione di tutti i collegamenti aerei verso l’Europa – escludendo la Gran Bretagna – per trenta giorni risalente a 2 giorni prima. Si è parlato qui delle restrizioni e del monitoraggio della Covid-19, che l’OMS ha dichiarato pandemia, termine che significa “di tutto il popolo”, per la sua tendenza a diffondersi ovunque e rapidamente. I casi di contagio registrati negli USA sono oltre duemila e l’emergenza sanitaria, da definirsi chiaramente come globale, ha investito anche le campagne elettorali dei candidati democratici che aspirano alla nomination per sfidare Donald Trump alle elezioni del 3 novembre. Così, l’ex Vicepresidente Joe Biden e il senatore del Vermont, Bernie Sanders, hanno cancellato vari comizi in programma per i prossimi giorni prima delle votazioni dem del 17 marzo, che avranno luogo in Florida, Illinois, Ohio e Arizona. Anche Donald Trump ha provveduto alla cancellazione dei suoi comizi elettorali.

Come si affronta la diffusione del Covid-19 in Canada? Il Primo Ministro Trudeau ha annunciato lo stanziamento di 1 miliardo per l’acquisto di materiale medico. Al 14 marzo, i casi confermati nel Paese erano 176. La risposta del Governo canadese si basa su principi-guida quali: collaborazione, decisioni provate dall’evidenza, proporzionalità, flessibilità, un approccio precauzionale, l’uso di sistemi e pratiche stabilite e decision-making etico. Di pochi giorni fa la notizia che la moglie di Trudeau, Sophie, è risultata positiva al test per il coronavirus e della conseguente quarantena. In un tweet del 13 marzo, il Primo Ministro afferma: “Sto bene e non ho nessun sintomo del virus, ma seguirò il consiglio del nostro medico e continuerò ad autoisolarmi per ora. Durante questo periodo, come ho fatto ieri, continuerò a lavorare da casa e condurrò meeting attraverso video e teleconferenza”.

Messico, 26 casi di contagio al 13 marzo. La pandemia ha colpito anche il Messico, registrando pochi casi per il momento. Il Viceministro della Sanità, Hugo Lopez-Gatell, ha affermato che il contagio dagli Stati Uniti è una minaccia, riporta Reuters. Il rischio di diffusione è una preoccupazione soprattutto per i transfrontalieri, che vivono in Messico e lavorano negli USA. Una residente di Tijuana ha detto: “Non voglio ammalarmi, ma non ho altra opzione”, riferendosi al fatto di lavorare negli Stati Uniti, in particolare a San Diego e percependo il suo viaggio quotidiano ad alto rischio. Nel frattempo, il Presidente USA Trump sostiene che “ora più che mai il muro è necessario”, data la diffusione del Coronavirus, oltre che per proseguire nella volontà di dare slancio al suo cavallo di battaglia elettorale.

Marta Annalisa Savino



AMERICA DEL SUD

Argentina, la Mesa de Enlace dichiara guerra a Fernandez. La Mesa de Enlace ha dichiarato guerra al governo di Alberto Fernandez; infatti, in seguito all’aumento delle trattenute sui semi di soia deciso dal governo, la Mesa ha annunciato un arresto totale delle attività agrarie per quattro giorni. Lo sciopero che dovrebbe durare da lunedì 9 a Giovedì 12 marzo è stato concordato dai rappresentanti della Confederazione Rurale Argentina (CRA), della Società Rurale Argentina (SRA), della Federazione Agraria e da Coninagro; tutti enti facenti parte della stessa Mesa de Enlace. L’organizzazione ha inoltre specificato in una lettera come "i produttori agricoli di tutto il Paese sono spinti ad agire in difesa della più dignitosa condizione dell'uomo" riferendosi a ciò che chiamano "il nostro lavoro”.

Brasile, visita ufficiale di Bolsonaro in Florida. Bolsonaro si è recato settimana scorsa in visita ufficiale in Florida. Qui, dopo aver visitato il quartier generale del comando meridionale delle forze armate degli Stati Uniti (SouthCom), ha preso parte ad una tavola rotonda con i funzionari militari dei due paesi. Nel secondo giorno il presidente carioca ha incontrato i senatori repubblicani Marco Rubio e Rick Scott e il sindaco di Miami Francis Suarez, concludendo poi la propria giornata con la partecipazione ad un seminario commerciale Brasile-Usa. Nel seminario, Bolsonaro, il Segretario speciale per la pesca degli Stati Uniti Jorge Seif e il Presidente di Embratur Gilson Machado hanno potuto discutere sulle opportunità di investimento dei due paesi nelle risorse marittime e nel turismo. Nel suo ultimo giorno Bolsonaro ha partecipato a una conferenza d'affari con investitori di entrambi i paesi, prima di spostarsi a Jacksonville per visitare la fabbrica della compagnia aerea Embraer, da dove poi è partito per tornare in patria.

Bolivia, istituita una Commissione speciale per indagare sulle vittime del colpo di stato. L'Assemblea Plurinazionale Legislativa (PLA) della Bolivia ha deciso di istituire una Commissione speciale congiunta per indagare sui massacri di Sacaba (provincia di Shapare) e Senkata (provincia di Aroma), che hanno tolto la vita a 35 persone dopo il colpo di stato realizzato contro l'ex presidente Evo Morales. La decisione è arrivata all’interno di una sessione alla Camera dei Deputati, dove si è stabilito che la futura Commissione sarà costituita da nove parlamentari, sei deputati e tre senatori che indagheranno sui fatti avvenuti tra ottobre e novembre 2019. Una riunione che ha però previsto un'operazione di polizia, ordinata dal governo di fatto, per salvaguardare la sicurezza personale del senatore del partito di Unitá democratica, Oscar Ortiz. L’ Operazione è stata direttamente condannata dal presidente della PLA, Eva Copa, che ha ribadito come questa impedisca alle famiglie delle vittime di Senkata di presentare una petizione all’Assemblea.

Cuba, arrestato l’attivista Luis Manuel Otero Alcántara. Il 1 marzo le autorità cubane hanno arrestato l’artista visuale e attivista Luis Manuel Otero Alcántara, oppositore del castrismo, accusato di aver oltraggiato i simboli nazionali e di aver danneggiato la proprietà dello Stato. “L’arresto è avvenuto in modo arbitrario e senza un processo sommario” è ciò che sostengono le organizzazioni per i diritti umani che hanno iniziato a manifestare la loro opposizione, coinvolgendo anche lo stesso movimento di San Isidro, di cui Otero Alcántara faceva parte. L’opposizione ha rivendicato l’arbitrarietá della misura, ottenendo il supporto di buona parte della società cubana che ha lanciato una petizione online, indirizzata al Presidente Miguel Díaz-Canel per chiedere l’immediato rilascio dell’artista, sottolineando come il suo "unico crimine sia stata l’arte". La risposta del governo non si è fatta attendere tramite il viceministro della Cultura, Fernando Rojas, che ha sottolineato su Twitter come il decreto 349 mirante a limitare la libertà di espressione artistica, non sia ancora stato attuato sull’isola.

Ecuador, rinforzato militarmente il confine con la Colombia. L’esercito ecuadoriano ha deciso nell’ultima settimana di febbraio di aumentare il numero effettivo delle truppe che controllano la frontiera con la Colombia, così da garantire una maggiore sicurezza e ordine pubblico dell’area. La decisione rientra nella Politica de Defensa, Seguridad y Desarrollo para la Frontera Norte, adottata dal governo nei giorni scorsi. Una manovra militare che ha portato all’impiego di un aereo del tipo Airbus Defense (Casa) che ha permesso in breve tempo il trasporto di soldati, ufficiali impiegati in operazioni di controllo di armi, munizioni, pattuglia e controlli per disinnescare fattori generanti la violenza - anche per quanto riguarda il narcotraffico - in base agli accordi stipulati dal paese con vari stati come gli USA.

Venezuela, “6 figli per superare la crisi”, la nuova idea di Maduro. Maduro ha partecipato nei giorni scorsi ad un evento del "Plan Nacional de Parto Humanizado y Lactancia Materna”. A tal proposito, si è recato presso un ospedale di Caracas e, una volta arrivato al reparto maternità, ha intrattenuto una conversazione con una neo-mamma, il tutto mentre era in diretta in un programma della televisione statale venezuelana, Venezolana de Televisión (VTV). Dopo aver chiacchierato con la signora in attesa del sesto figlio, il Presidente ha voluto elogiare il fondamentale ruolo delle donne nel mettere al mondo i bambini, sottolineando la loro importanza per lo Stato venezuelano. Dopo aver gridato alla donna “Che Dio ti benedica per aver dato la vita a sei bambine e bambini”, Maduro ha fatto un appello a tutte le donne dello Stato: “Sei figli! Ecco, tutte devono fare altrettanto. Tutte le donne facciano sei figli! Per il bene della Patria”. Affermazioni del Presidente criticate dall’opposizione che ha voluto ribadire la situazione tragica del paese.

Domenico Barbato



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, teorie del complotto. La visita di stato in Giappone di Xi Jinping prevista per aprile è stata posticipata, mentre i due paesi rimangono in stretto contatto per poter trovare una data più conveniente il prima possibile. Il 10 marzo Xi ha poi visitato Wuhan (in primis uno dei due ospedali costruiti in breve tempo) per tagliare il “nastro rosso” e diffondere il messaggio che la crisi del Covid-19 è ora sotto controllo. Il giornalista Liu Pai del Dipartimento Italiano della China Media Group ha raccontato a TGCOM24 che i contagi nel paese stanno diminuendo a vista d’occhio e che la maggior parte sono provenienti dall’estero. Il numero di casi importanti, secondo Reuters, ha superato le infezioni e trasmissioni del virus domestiche. La Cina ha poi proceduto ad inviare in Italia numerosi presidi medici per contrastare l’infezione e aiutare nella terapia intensiva, oltre che ad aver inviato diversi medici per costruire una sinergia di contrasto. Infine, Zhao Lijian (portavoce del Ministro degli Esteri), in un suo post twitter ha accusato gli USA di aver esportato loro stessi il Covid-19. Il Dipartimento di Stato americano ha convocato Cui Tiankai, ambasciatore cinese presso il paese, per chiedere spiegazioni. David Stillwell ha sostenuto successivamente di aver trovato l'ambasciatore sulla “difensiva”.

Giappone, nessuno stato di emergenza. In pericolo le olimpiadi in Giappone che, nonostante la situazione, risultano ancora confermate. Il costo totale stimato alla fine del 2019 dell’evento è di 12.6 miliardi di dollari. La decisione risalente ad inizio marzo di mettere in quarantena i visitatori sudcoreani in Giappone ha acceso proteste nel paese coreano intorno al 6 marzo. Il Giappone e la Corea del Sud hanno tenuto una teleconferenza martedì 10 marzo per discutere dei controlli sulle esportazioni commerciali posti l'uno sull'altro nel mezzo della faida diplomatica per la compensazione del lavoro in tempo di guerra. In aggiunta, la Dieta giapponese ha promulgato una legge (13 marzo) che permette al primo ministro Abe di dichiarare lo stato di emergenza per contribuire a contenere l'epidemia di coronavirus. La dichiarazione dello stato di emergenza permette ai governatori della prefettura di fare vari tipi di richieste o ordini. Esse includono misure preventive come chiedere alle persone di rimanere a casa, così come la chiusura delle scuole. Questo anche se il primo ministro non ritiene tuttora necessaria la loro applicazione.

Corea del Sud, un esempio democratico. Anche la Corea del Sud sta combattendo contro il virus. La Corea del Sud ha avuto uno dei più grandi focolai del nuovo coronavirus, e quasi 8.000 persone hanno contratto il virus, che ha ucciso 67 persone nel paese. L'epidemia sembra essere in declino comunque. I nuovi casi di COVID-19 in Corea del Sud sembrano essere in calo, e venerdì i Centri coreani per il controllo e la prevenzione delle malattie (KCDC) hanno segnalato più recuperi che nuovi casi. Il Washington Post scrive che è la Corea del Sud ad essere l’esempio di come anche un paese democratico possa davvero essere efficiente nella limitazione dei contagi e nell’attuazione di misure di contenimento su vasta scala.

Corea del Nord, senza Covid-19? La Corea del Nord ha sparato tre "proiettili" non ancora identificati dalla sua costa orientale nella mattinata di lunedì 8 marzo, ha detto il Joint Chiefs of Staff (JCS) della Corea del Sud, dopo le esercitazioni militari e i test relativi a un sistema a razzo a lancio multiplo (MLRS) la scorsa settimana. Gli Stati Uniti, come riportato da Bloomberg, sono "abbastanza certi" che ci siano casi di coronavirus in Corea del Nord (nonostante le smentite di Pyongyang) a causa della mancanza di attività militare, secondo un alto comandante dell'esercito americano.

India, Cricket rinviato. L'India ha annunciato il 13 marzo di aver rinviato a causa del coronavirus almeno fino al 15 aprile il suo campionato di cricket, una competizione molto redditizia seguita da centinaia di milioni di persone nel paese. Nella capitale dell'India, Nuova Delhi, migliaia di persone sono state sfollate dopo la recente rivolta per una controversa legge sulla cittadinanza che, secondo i critici, discrimina i musulmani. 1.700 famiglie sono fuggite dal quartiere nord-est di Delhi dopo aver dato fuoco a case e negozi. Narendra Modi, che avrebbe dovuto visitare Dhaka, ha annullato il suo viaggio per proteste anti-Modi in Bangladesh. Questo mentre il governo del Bangladesh ha completato tutti i preparativi per la sua sicurezza e ha organizzato una grande cerimonia per il centenario della nascita di Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman, cui Modi avrebbe dovuto partecipare il 17 marzo.

Stefano Sartorio



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Italia, tutte le forze politiche contro Lagarde. Le dichiarazioni della Presidente della Banca Centrale Europea hanno innervosito tutta la politica italiana. Lagarde ha infatti affermato di non essere a Francoforte per ridurre lo spread, causando una caduta del mercato azionario italiano e l’aumento proprio dello spread. Forti critiche sono arrivate dalle forze di opposizione, ma non solo. L’eurodeputato Calenda (S&D) ha sostenuto che la Presidente è inadeguata al ruolo che ricopre perché non si è trattato di un errore di comunicazione, ma di una presa di posizione. Anche il Presidente della Repubblica si è fatto sentire. Il Quirinale ha infatti chiesto iniziative di solidarietà nei confronti dell’Italia, evitando di ostacolare l’azione del Paese in un momento così delicato.

(Leonardo Cherici)

Unione Europea, flessibilità per gli Stati membri. In queste due settimane, a Bruxelles, si è registrata un po’ di incertezza sulla gestione dell’emergenza COVID-19. Dopo una prima fase di attesa, sono arrivate le parole della von der Leyen di vicinanza all’Italia e a tutte le persone colpite dal virus. Sul piano pratico, questo si traduce in una massima flessibilità per Roma nel contrasto alle conseguenze economiche del COVID-19. Le misure che saranno adottate non verranno calcolate nel deficit strutturale, evitando quindi eventuali sanzioni. Il premier Conte ha chiesto che le prossime riunioni europee si concentrino sul Coronavirus, mettendo in secondo piano la riforma del Meccanismo europeo di stabilità.

(Leonardo Cherici)

Germania, un piano bazooka contro il virus. Dopo un’iniziale sottovalutazione del COVID-19, il governo tedesco si è reso conto dei terribili effetti che questa pandemia può avere sulla salute delle persone e sull’economia. Il ministro dell’economia ha parlato di 550 miliardi di euro come cifra indicativa per sostenere le imprese e tutte le attività colpite dal virus. Questo rappresenta un cambio di passo rispetto alla tradizionale politica economica tedesca che ha sempre seguito la regola del pareggio di bilancio. La cancelliera Merkel teme che il contagio possa interessare quasi il 70% della popolazione tedesca, ma sostiene che la chiusura delle frontiere non sia una misura necessaria.

(Leonardo Cherici)

Una complicate situazione al confine greco-turco. I presidenti delle istituzioni europee David Sassoli (Parlamento UE), Ursula von der Leyen (Commissione UE) e Charles Michel (Consiglio UE) hanno visitato il confine tra Grecia e Turchia, dove sussiste una crisi migratoria. Dal 2015 l’Unione ha un accordo con la Turchia affinché Erdogan tenga nella nazione i milioni di migranti provenienti dalla Siria e dal Nord Africa. Ora il Presidente turco ha deciso, in una prova di forza con l’Unione, di spingere i migranti nell’Unione attraverso la Grecia, creando una crisi per la nazione ellenica. Il presidente greco Kyriakos Mītsotakīs ha deciso di chiudere il confine e di sospendere ogni richiesta di asilo, attirando le critiche sul suo paese dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e Amnesty International. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso il suo sostegno per le scelte della Grecia. È improbabile che i migranti vengano divisi tra i membri dell'Unione. È più probabile che l'UE invierà aiuti economici alla Grecia e sosterrà la Turchia con più soldi per trattenere tali persone.

(Dario Pone)

Un ritorno alle frontiere in Europa? Questo è il messaggio mandato dal Presidente Austriaco Sebastian Kurz; se la politica europea non sarà appropriata al fine di gestire la crisi migratoria, l’Austria chiuderà le proprie frontiere per evitare l’arrivo di migliaia di migranti. La situazione tra i membri UE è complicata. Il cessate il fuoco ad Idlib è stato accolto positivamente da Josep Borrel (Alto Rappresentante dell’UE). Da un lato c’è la Germania, spalleggiata da Bulgaria e altri membri che vogliono negoziare con Ankara per gestire la crisi. Dall’altro paesi come Grecia e Cipro (con precedenti dissidi con la Turchia) che non vogliono che l’Unione invii altro denaro a Erdogan. In un incontro straordinario tenutosi a Zagabria il 6 marzo ’20, i Ministri degli Esteri dell’Unione hanno approvato un documento in cui l’UE afferma di riconoscere le difficoltà della Turchia, ma non ci sono cenni alla questione economica o riferimenti a nuovi fondi da parte dell’Unione ad Ankara; viene inoltre criticato l’uso politico dei migranti fatto dal Presidente turco.

(Dario Pone)

Il supporto dell’Unione Europea all’Italia per la situazione COVid-19. L’Italia è il paese più colpito in Europa da casi di coronavirus. Negli ultimi giorni il governo italiano ha varato nuove e severe misure per contenere e debellare la diffusione del COVid-19. Le istituzioni europee hanno già parlato di possibili aperture sulla flessibilità economica e di nuovi aiuti. Le dichiarazioni fatte da Valdis Dombrovskis (Vicepresidente della Commissione Europea) e Margrethe Vestager (Commissaria europea per la concorrenza) vanno nella stessa direzione delle affermazioni fatte dalla Presidente della Commissione von der Leyen. Lei e Charles Michel (Presidente del Consiglio Europeo) hanno fatto appello ai membri dell’Ue affinché possa arrivare ulteriore supporto all’Italia, inviando materiale necessario al sistema sanitario italiano. Hanno anche criticato altresì le barriere alzatesi in alcuni dei paesi europei verso l’Italia.

(Dario Pone)

Leonardo Cherici e Dario Pone



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Una nuova svolta nella vita politica della Russia. «Presidente per la vita», così il Moscow Times, testata giornalistica indipendente russa, definisce il futuro inquadramento di Vladimir Putin all’interno del sistema politico russo. Martedì 10 marzo, la camera bassa della Duma ha proposto di azzerare il numero dei mandati presidenziali dell’attuale Presidente russo qualora gli emendamenti costituzionali dovessero entrare in vigore. La deputata Valentina Tereshkova ha definito tale manovra un “fattore stabilizzante” per la società del Paese, in quanto consentirebbe di dare continuità all’indirizzo politico russo. Vladimir Putin, che ha presenziato alla seduta della Duma, si è dichiarato disposto ad accettare tale intervento del Parlamento ma previa approvazione della Corte costituzionale russa.

(Andrea Vassallo)

Ucraina, nessun ostacolo legale all’adesione alla NATO. Il Vice-Ministro ucraino per l’integrazione europea ed euro-atlantica Vadym Prystaiko ha dichiarato che non sussiste alcun ostacolo giuridico per l’adesione dell’Ucraina alla NATO; tale affermazione è servita a fugare il dubbio sul fatto che il Paese non possa aderire all’Alleanza Atlantica a causa del conflitto in corso nella regione del Donbass. Secondo le indagini di Prystaiko, nel Trattato dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord non si ritrova alcuna proibizione in merito. Prystaiko ha altresì affermato che la destabilizzazione interna causata dalla Russia sia stata una strategia di Mosca per rallentare il processo di adesione dell’Ucraina alla NATO, rendendo più difficile attuare le condizioni previste per l’ingresso ufficiale e definitivo.

(Andrea Vassallo)

Russia tra la Turchia e la Siria. Il 3 di marzo 2020, durante un incontro con la sua controparte finlandese Pekka Haavisto, Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri russo, ha confermato il sostegno del suo paese alle forze siriane di Assad nella lotta contro il terrorismo. Secondo le sue dichiarazioni, la Russia vuole rendere effettivi gli accordi di Sochi affinché si possano sconfiggere i gruppi terroristici che infestano i territori siriani. Allo stesso tempo, Lavrov ha criticato la Turchia in quanto anch’essa dovrebbe applicare tali accordi. Il 5 marzo, a Mosca, Erdogan e Putin si sono incontrati per trovare una soluzione a questo problema, concordando su un cessate il fuoco per la provincia di Idlib. Tuttavia, è molto complicato conseguire un accordo più complessivo per la risoluzione di un conflitto nel quale entrambe le parti stanno portando avanti i propri interessi regionali e si trovano su posizioni completamente differenti.

(Dario Pone)

La politica europea per l’immigrazione. Il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli ha aspramente criticato i paesi europei riguardo alla politica sui migranti. Andando oltre, ha affermato che le nazioni dell’Unione hanno bisogno di trovare un modo per cambiare la Convenzione di Dublino col fine di affrontare efficientemente le crisi migratorie. Con l’attuale situazione caotica in Grecia, dove la Turchia spinge verso il confine con l’UE migliaia di migranti, le istituzioni dell’Unione stanno cercando di trovare una soluzione alla crisi. In accordo con le parole del Presidente greco, Kyriakos Mitsotakis, Sassoli ha sottolineato come l’Unione non si farà ricattare dalla Turchia. Allo stesso tempo, durante la visita delle massime cariche UE in Grecia, Andrej Plenkovic, Presidente croato di turno al Consiglio Europeo ha ringraziato la Grecia per essere lo scudo del continente. Il Presidente del Parlamento ha fortemente affermato che l’Unione sarà a fianco alla nazione ellenica per affrontare questa crisi e che coopererà con la Turchia ma non ai termini di Erdogan.

(Dario Pone)

Aperture dalla UE per nuovi membri. A marzo e a maggio ci saranno due meeting tra i membri europei per affrontare la questione enlargement. Con la presidenza croata di turno del Consiglio Europeo, la questione dell’ammissione di Nord Macedonia e Albania si sta muovendo molto velocemente. Negli ultimi mesi del 2019, a causa della opposizione francese, olandese e danese, la possibilità di nuovi ingressi nell’Unione è stata bloccata. Dall’inizio del nuovo anno Olivér Várhelyi (Commissario per l’enlargement) ha premuto sull’acceleratore per trovare un accordo tra i membri dell’Unione. Turchia, Nord Macedonia, Albania, Montenegro e Serbia sono i paesi ad oggi in lista per divenire membri UE. Serbia e Montenegro hanno stimato di terminare il processo di ammissione per il 2025. La candidatura turca è bloccata per ragioni politiche. Sarà importante verificare le posizioni dei membri al meeting, che si terrà a Zagabria in maggio, in particolare quella francese che era decisamente contraria a nuove ammissioni con le correnti modalità.

(Dario Pone)

Andrea Maria Vassallo e Dario Pone



MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Siria, intesa sul cessate il fuoco. Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una drammatica escalation del conflitto nella provincia di Idlib. In questo contesto, si sono intensificati gli scontri tra il regime di Damasco (sostenuto dalla Russia) e le milizie ribelli (sostenute dalla Turchia). L’apice delle tensioni è stato raggiunto il 27 febbraio, quando Ankara, in seguito all’uccisione di 34 turchi, ha annunciato l’operazione Spring Shield. Il 5 marzo, Putin ed Erdogan hanno concordato un ceasefire per la zona di Idlib e i dettagli dell’intesa sono stati definiti nei giorni successivi (e conclusi il 13 marzo). In base all’accordo, le attività militari devono arrestarsi e deve essere posto un corridoio di sicurezza di 6 km a nord e sud dell’autostrada M4 - arteria chiave che collega Aleppo, Idlib e Latakia. E’ previsto altresì un pattugliamento congiunto tra le forze russe e turche (iniziato il 15 marzo). Tuttavia, se l’accordo può reggere nel breve periodo, è alquanto complicato che questa possa sopravvivere nel medio-lungo periodo. Infatti, la storia del conflitto civile siriano (e non solo) ha dimostrato la fragilità e la provvisorietà di queste tipologie di intese.

(Vincenzo Battaglia)

Afghanistan, tra accordo di pace e stallo politico. Come descritto nella precedente edizione, Usa e Talebani hanno siglato un accordo il 29 febbraio. Nell’intesa conseguita è previsto, tra le misure più importanti, l’inizio dei colloqui intra-afghani - ossia tra il governo di Kabul e gli studenti coranici. Ma il fronte politico si trova profondamente diviso e la mancanza di compattezza interna rende complesso il negoziato con in Talebani - i quali a loro volta non riconoscono l’autorità di Kabul. Lo stallo politico si è palesato concretamente il 10 marzo, quando Ghani e Abdullah si sono proclamati contemporaneamente Presidente del Paese Asiatico. Il secondo non ha riconosciuto la vittoria elettorale del primo nelle presidenziali del settembre 2019. Ciò rischia di far scivolare (politicamente e non solo) nel caos lo Stato afghano, evidenziando l’incapacità americana di intervenire nelle dinamiche interne del Paese. Inoltre, sebbene ridotti rispetto a prima, continuano a registrarsi episodi di violenza nel territorio afghano (vedi sezione Terrorismo).

Afghanistan, la questione dello scambio di prigionieri. Nell’accordo raggiunto dagli USA e dai Talebani è previsto altresì lo scambio di prigionieri, con il rilascio di 5.000 studenti coranici. A tal riguardo, il Presidente afghano Ghani ha annunciato il rilascio dei primi 1500 prigionieri, mentre gli altri 3.500 verranno liberati una volta che inizieranno i negoziati tra le due parti. I Talebani hanno fin da subito contestato la decisione del governo di Kabul, appellandosi a quanto predisposto dall’intesa siglata con gli Usa. Inoltre, secondo le ultime indiscrezioni, le autorità afghane avrebbero rinviato il piano per il rilascio dei prigionieri talebani. Le motivazioni sarebbero legate alla necessità di un maggior controllo delle liste dei detenuti per evitare che questi, una volta liberati, tornino a combattere. Pertanto, questo aspetto (insieme alle divisioni politiche viste nel paragrafo precedente) rischia di ostacolare il già precario processo di pace tra insorti e governo.

(Vincenzo Battaglia)

Arabia Saudita, arrestati membri della famiglia reale e alti funzionari. I panni sporchi si lavano in casa, si sa. Ma cosa succede quando la “casa” in questione è quella della famiglia reale saudita? Dall’inizio del mese, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha dato il via alla detenzione di alcuni membri della casa reale; tra questi figurano il principe Ahmed bin Abdul Aziz, il fratello minore del re, e Mohammed bin Nayef, ex principe ereditario nonché ex ministro degli interni. L’Arabia Saudita non ha emesso alcun comunicato ufficiale sui fatti, riportati invece dalla stampa americana. Secondo alcuni gli arresti sarebbero frutto del timore del principe ereditario di perdere l’appoggio dell’alleato statunitense. Difatti, con l’avanzare dell’età di re Salman, punto cardine per MBS rimane l’appoggio del presidente Trump. Tuttavia, la possibilità che quest’ultimo non venga rieletto inizia a farsi strada sulla scena internazionale; ciò potrebbe spingere il principe ad appropriarsi del trono il prima possibile, anticipando qualsiasi tipo di risvolto.

(Federica Sulpizio)

Iran, quando la pandemia si fa strada nei luoghi del potere. La Repubblica iraniana risulta essere – ad oggi – il paese maggiormente flagellato dal Covid-19 in tutto il Medio Oriente con oltre 10.000 contagiati e circa 500 vittime. Al di là della totale (o quasi) veridicità dei dati forniti dall’Iran, la pandemia ha colpito diverse figure di spicco: si tratterebbe di una quarantina di casi registrati tra politici e funzionari iraniani di rilievo. Tra questi, vi sarebbero il viceministro della Salute Iraj Harirchi, il vicepresidente Eshaq Jahangiri, il ministro dell’industria, quello del turismo e diversi parlamentari. Mentre, tra le morti provocate dal virus figurano Mohammad Mirmohammadi, consigliere vicino all’Ayatollah, nonché il consulente del ministro degli esteri Zarif. L’emergenza derivante dal propagarsi dell’epidemia ha spinto l’Iran a chiedere finanziamenti al FMI. Infatti, le misure restrittive volte al contenimento del virus stanno danneggiando seriamente il sistema economico iraniano, già duramente colpito dalle sanzioni statunitensi.

(Federica Sulpizio)

Iraq, raid aerei tra truppe USA e le milizie irachene filo-iraniane. Dopo che una raffica di razzi è stata scaricata a nord di Baghdad, nella località di Camp Taji, colpendo a morte un soldato statunitense, un contractor americano e un soldato britannico, gli USA hanno deciso di rispondere. La rappresaglia è stata condotta tramite attacchi mirati, volti a colpire duramente dei depositi di armi della milizia di Kataib Hezbollah - gruppo armato iracheno filo-iraniano. Sono 6 le vittime dei raid americani, compreso un civile. Inoltre, tra le diverse località colpite, figura anche un aeroporto in costruzione nella città di Karbala, ma le tensioni non si fermano qui. Le milizie filo-iraniane hanno nuovamente attaccato la base americana di Taji, ferendo 3 soldati; tutto ciò continua ad alimentare la spirale di violenze in corso nel paese. Il presidente iracheno Barham Salih ha rivendicato la ripetuta violazione della sovranità nazionale dell’Iraq, nonché un’aggressione contro le forze armate irachene da parte della coalizione a guida statunitense.

(Federica Sulpizio)

Israele, tutti contro Bibi (forse). Le urne hanno regalato, contro i pronostici di un testa a testa, la vittoria al Likud del “Re Bibi”. Il partito di Netanyahu ha ottenuto infatti 36 seggi contro i 33 della lista centrista del rivale Gantz. Tuttavia, la coalizione del Primo Ministro, formata dai partiti religiosi Shas, Giudaismo Unito nella Torah e gli ultranazionalisti di Yamina, ha raggiunto solo 58 seggi, 3 dalla maggioranza necessaria per poter governare. Negli ultimi giorni sono stati avviati i primi tentativi di dialogo tra le maggiori forze dell'opposizione, i centristi di Blu e Bianco e i nazionalisti laici di Lieberman, per portare ad una conclusione l'era Netanyahu. Unendosi tutti avrebbero infatti sommato 62 seggi, formando una coalizione inedita composta da laburisti, centristi, arabo-israeliani e l’energico ex ministro della difesa Lieberman. A causa dello scoppio della pandemia globale, però, il processo a carico di Bibi potrebbe essere spostato e Gantz si è detto disposto ad un governo di unità nazionale per fronteggiare l'emergenza.

(Michele Magistretti)

Libia, un addio e il caos controllato: Amareggiato, lascia la scena dimettendosi Ghassan Salamé, inviato libanese a capo della missione Unsmil. Il sesto uomo inviato dalle Nazioni Unite si arrende davanti all'impossibilità di raggiungere significativi progressi, accusando le varie parti di mancanza di volontà e di perseguire obiettivi fortemente divergenti ed inconciliabili. Una delle rimostranze riguarda il mancato rispetto dell'embargo delle armi verso i belligeranti. Mentre infatti cominciano a venir bloccati i rifornimenti via mare per Tripoli, lo stesso non si può dire per il trasporto via terra a favore del generale Haftar. Tra fragili cessate il fuoco e panel diplomatici inconcludenti, la Libia rimane dunque uno dei principali scenari di guerra per procura con la partecipazione di potenze regionali, monarchie del golfo e Turchia in primis. Riuscirà la nuova inviata Onu, Stephanie Williams, ad incassare risultati migliori del proprio predecessore o sarà condannata allo stesso fallimentare destino?

(Michele Magistretti)

Vincenzo Battaglia, Federica Sulpizio e Michele Magistretti



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Nuove regole in Svizzera. Il Consiglio degli Stati ha emanato le nuove misure preventive di polizia. Le autorità elvetiche possono obbligare il terrorista (o meglio, il presunto tale) ad effettuare controlli presso le sedi della Polizia in fasce orarie ben stabilite. In casi estremi il terrorista non può lasciare il territorio svizzero con conseguente ritiro del passaporto. L’aspetto più discusso è stato la possibilità di procedere agli arresti domiciliari per questi soggetti, nonostante sia necessario il nullaosta dell’Ufficio federale di Polizia (Fedpol) e del tribunale. Per alcuni membri del Consiglio, gli arresti domiciliari violano la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Esistono, tuttavia, alcune eccezioni agli arresti domiciliari come motivi di salute, lavoro, formazioni e familiari.

(Laura Vaccaro Senna)

Anche l’ISIS è colpito dal COVID-19. L’ISIS ha diffuso delle direttive per evitare il contagio di questa nuova pandemia, come reso noto dalla rivista jihadista online Al Naba. Si richiede ai militanti di adottare alcune misure fondamentali, quali evitare il contatto con i malati, evitare viaggi nelle zone colpite dalla pandemia e lavarsi le mani frequentemente. Tra le direttive date c’è anche quella di pregare ed affidarsi ad Allah. Pertanto, come tutto il mondo, anche lo Stato Islamico sembra preoccupato per Il COVID-19.

(Laura Vaccaro Senna)

Lo Stato Islamico è un obiettivo importante per l’intelligence italiana? Si, secondo la Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza. I servizi segreti italiani, in collaborazione con la Polizia e la Farnesina, collaborano costantemente per cercare di contrastare l’ISIS. Quest’ultimo, infatti, nonostante abbia perso i propri territori, è ancora un nemico insidioso da affrontare. L’Europa rimane un bersaglio importante da colpire sebbene il 2o19 abbia registrato una netta riduzione degli attentati rispetto agli anni precedenti. L’Italia, invece, sarebbe anzitutto un luogo di passaggio per i terroristi che decidono di attraversare il Bel Paese per arrivare in Europa.

(Laura Vaccaro Senna)

Afghanistan, l’Isis si fa sentire. Il periodo di “riduzione della violenza” è stato parzialmente rispettato dai talebani, i quali hanno perpetrato alcuni attacchi ma in misura ridotta rispetto alle settimane precedenti. Tuttavia, nei giorni successivi all’accordo, la cellula afghana dell’Isis (IS-Khorasan) ha colpito in due occasioni. Il primo attacco è avvenuto durante la cerimonia di commemorazione per la morte del leader Hazara (comunità sciita afghana) Abdul Ali Mazari. Il secondo è stato condotto durante l’inaugurazione alla presidenza di Ghani. Entrambi gli attentati sono stati rivendicati prontamente dallo Stato Islamico. La sua cellula locale ha cominciato a fare la propria comparsa in Afghanistan nel 2014 ed era anzitutto composta da ex talebani pakistani. Oggi, invece, fanno parte delle fila dell’IS-K anche militanti provenienti dalla Cecenia, dall’India e dal Bangladesh (che si aggiungono ai combattenti arrivati dalla casa madre siro-irachena).

(Vincenzo Battaglia)

Tunisi, attentato kamikaze nei pressi dell’ambasciata americana. il 6 marzo, due uomini a bordo di una moto si sono fatti esplodere nel quartiere residenziale di Berges de Lac a Tunisi, a poca distanza dall’ambasciata statunitense. Il bilancio è di tre morti (un agente di polizia e i due assalitori) e 5 feriti (4 agenti e una donna). Gli attentatori erano noti alle autorità tunisine a causa di precedenti per terrorismo. Dopo gli ultimi attentati a Tunisi nel giugno 2019 (rivendicati dall’IS), torna la paura dell’estremismo islamico nel Paese, dal quale proviene il maggior numero di foreign fighters in assoluto; 3.000 secondo il governo tunisino, dai 5.500 ai 6.000 secondo le NU. Pertanto, è concreta la minaccia del potenziale rientro in patria di un numero cospicuo di combattenti tunisini, specialmente in seguito alla sconfitta territoriale dello Stato Islamico.

(Vincenzo Battaglia)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

OMS, il coronavirus è ora pandemia. Nella conferenza stampa su COVID-19 di mercoledì 11 marzo, il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato che, visti i livelli allarmanti di diffusione e gravità, il coronavirus può ora essere caratterizzato come una pandemia, un’epidemia che tende a diffondersi rapidamente attraverso vastissimi territori o continenti. La differenza con un’epidemia è che questa, a differenza del coronavirus, coinvolge specifiche zone di paesi o continenti. L’OMS si definisce molto preoccupata anche a causa dell’inazione che diversi Stati hanno dimostrato nei confronti del contenimento e del contrasto al virus, ringraziando, invece, Iran, Italia e Corea del Sud per le misure messe in atto fino ad ora per rallentare e controllare l’epidemia di Covid-19.

(Martina Pignatelli)

NATO, gli Usa riducono le truppe per Defender Europe 2020. Nell’ottobre 2019, è stata annunciata pubblicamente dallo U.S. Army Europe un’esercitazione in grande scala che prevede di simulare la risposta della NATO ad un’aggressione militare subita da Lettonia, Lituania e Polonia. Inizialmente, era stato previsto il dispiegamento di 7mila soldati europei e 30mila militari americani, ma in seguito alla diffusione del coronavirus, il numero di soldati statunitensi sarà fortemente ridimensionato. In un comunicato, il U.S. Army Europe ha dichiarato che “la protezione della salute delle nostre forze e quella dei nostri alleati e partner è una delle principali preoccupazioni”. Nel frattempo, è risultato positivo al coronavirus anche il comandante delle truppe americane di stanza in Europa, il generale Christopher Cavoli.

(Martina Pignatelli)

ONU, l’Iran liberi i detenuti politici per limitare il COVID-19. Lo scorso 10 marzo Javaid Rehman, Commissario speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Iran, ha fatto appello alle autorità del paese affinché rilascino temporaneamente tutti i prigionieri politici per cercare di limitare la diffusione del coronavirus. L’Iran è tra i paesi al mondo più toccati dal virus, nonché quello più colpito in Medio Oriente. Il rischio che il virus si sia diffuso anche all’interno delle carceri è molto alto per l’ONU che si dichiara preoccupato per la sorte di numerosi detenuti in prigioni sovraffollate, tenendo in considerazione anche le terribili condizioni igienico-sanitarie in cui versano le carceri iraniane.

(Martina Pignatelli)

Consiglio d’Europa, annullata la 38ima sessione del Congresso a causa del Coronavirus. A seguito dell’aggravarsi della situazione dell’epidemia di COVID-19 in Francia e nei Paesi limitrofi, il Presidente del Congresso del Consiglio d’Europa, d’accordo con i Presidenti delle Camere e il Segretariato del Congresso, ha deciso di annullare la trentottesima sessione, prevista dal 17 al 19 marzo 2020 a Strasburgo, nonché le riunioni dell’Ufficio di Presidenza e altri incontri. Tale decisione è volta a proteggere la salute e la sicurezza di tutti i partecipanti alla Sessione del Congresso, inclusi i membri delle 47 delegazioni nazionali.

(Marta Stroppa)

NATO, 50esimo anniversario del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP). Il 5 marzo 2020 si è festeggiato il cinquantesimo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP). In questa occasione, i membri della NATO hanno celebrato il Trattato e i suoi risultati, riaffermando la propria determinazione a creare un mondo più sicuro, e riconoscendo allo stesso tempo la necessità di intensificare gli sforzi per raggiungere l’adesione universale ai principi del Trattato e di combattere efficacemente la proliferazione nucleare attraverso la piena attuazione del TNP. A tal proposito, la NATO ha invitato tutti gli Stati parte al TNP a lavorare insieme per organizzare una Conferenza di revisione del trattato entro la fine dell’anno.

(Marta Stroppa)

NATO, il Segretario Generale Stoltenberg incontra il Presidente turco Erdoğan. Il 9 marzo, il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha incontrato a Bruxelles il Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, per discutere della situazione in Siria e garantirgli il supporto della NATO contro le minacce provenienti dal governo siriano. I due leader hanno inoltre discusso anche dell’impatto che l’apertura dei confini della Turchia con la Grecia sta avendo sui flussi migratori. A tal proposito, Stoltenberg ha dichiarato che “la questione dei flussi migratori è una sfida comune che richiede soluzioni comuni”.

(Marta Stroppa)

Marta Stroppa e Martina Pignatelli

Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana, Organizzazioni Internazionali

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Martina Pignatelli: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Domenico Barbato: America del Sud

Michele Pavan: Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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