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Framing The World, XXX numero

Una rassegna dei fatti principali della realtà internazionale

Niente scuola ed università, chi può lavora da casa: non dite di non aver tempo per leggere questo trentesimo numero di Framing the World! Ovviamente abbiamo dedicato molto spazio alle conseguenze mondiali del COVID-19, sia sul piano economico che della diplomazia regionale. Ma le ultime due settimane sono state pregne di eventi rilevanti e che possibilmente rimarranno nella storia più del coronavirus. Stati Uniti e Talebani hanno raggiunto un accordo, la cui stabilità è tutta da dimostrare ma che è un primo passo necessario. La visita di Trump in India è l’indizio di una possibile alleanza in funzione anti-cinese, ma è anche funestata dalle violente proteste (quasi 40 i morti) per la controversa legge sulla cittadinanza che penalizza i musulmani. La guerra “calda” tra Siria e Turchia fa già sentire le sue conseguenze sul piano umanitario, mentre UE, NATO e ONU provano una mediazione. Last but not least, Camerun e Germania sono vittime di terribili atti di violenza insensata, mentre si intravede uno spiraglio nella crisi debitoria dell’Argentina.

Ma questo è davvero solo un assaggio, molto altro vi aspetta nel nuovo numero di Framing the World.




DIRITTI UMANI

India, nuova ondata di proteste per la legge sulla cittadinanza. Dall’inizio dell’anno, centinaia di persone hanno manifestato a Nuova Delhi contro il Citizenship Amendment Act, la legge sulla cittadinanza adottata nel dicembre 2019 che non riconosce agli immigrati musulmani il diritto alla cittadinanza. Durante le ultime proteste, tuttavia, un gruppo di induisti radicali ha attaccato alcuni manifestanti musulmani, senza che la polizia intervenisse; 37 manifestanti sono morti e oltre 200 persone sono rimaste ferite. Per cercare di impedire ulteriori scontri, le autorità hanno ora vietato gli assembramenti di quattro o più persone e invocato il coprifuoco in tutta la zona a nord-est della città, popolata per lo più dalla minoranza musulmana.

Libia, i civili continuano ad essere tra le maggiori vittime degli scontri. Nei giorni scorsi, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) del Generale Khalifa Haftar ha lanciato numerosi missili Grad contro le zone residenziali di Tripoli e l’aeroporto internazionale di Mitiga, causando numerose vittime e diversi danni materiali. Come confermato anche dal Governo di Accordo Nazionale (GNA), tali missili non solo costituiscono un’ulteriore violazione della tregua precedentemente stabilità, ma costituiscono anche una violazione del diritto umanitario, in quanto utilizzati per colpire i civili e le loro proprietà.

Puerto Rico, transgender uccisa per aver usato il bagno delle donne al McDonald’s. Nella città di Toa Baja, sulla costa settentrionale di Puerto Rico, Neulisa Luciano Ruiz, una donna transgender conosciuta con il nome di ‘Alexa’, è stata uccisa poche ore dopo essere stata vista usare il bagno delle donne all’interno del McDonald’s. La polizia sta ora investigando sull’omicidio, analizzando dei video caricati online in cui due uomini sembrano minacciare la vittima. Numerosi attivisti per i diritti LGBTQI+ hanno chiesto alle autorità di considerare il reato come un crimine d’odio, motivato da una forte transfobia.

Scozia, distribuzione gratuita di assorbenti a tutte le donne del Paese. Il 25 febbraio, il Parlamento scozzese ha approvato in prima lettura una legge che, se definitivamente approvata, renderà gli assorbenti gratuiti per tutte le donne del Paese. Il Period Products (Free Provision) Scotland Bill è stato votato quasi all’unanimità, con 112 voti favorevoli, nessun contrario e una sola astensione. Qualora tale legge venga approvata anche in seconda lettura, la Scozia diventerebbe il primo Stato al mondo a rendere gli assorbenti gratuiti per tutte le donne. Sebbene gli assorbenti siano già gratuiti per tutte le studentesse, la nuova legge prevede la distribuzione gratuita dei prodotti sanitari femminili in luoghi pubblici come le farmacie a tutte le donne che ne avessero bisogno. Si stima che il costo di questa nuova misura sia di circa 26 milioni di euro.

Siria, la tragedia di Idlib è una delle più gravi emergenze umanitarie di sempre. Secondo le Nazioni Unite, la tragedia di Idlib rappresenta una delle peggiori crisi umanitarie del nuovo secolo. Sono oltre 900 mila le persone che stanno scappando dai bombardamenti aerei nella zona di Idlib, nel nord-ovest della Siria, mentre altre centinaia di migliaia di persone sono rimaste intrappolate a causa degli scontri, senza ricevere aiuti. Negli attacchi, sono state colpite anche numerose scuole e ospedali. Nonostante ciò, la comunità internazionale non ha ancora preso posizione in merito. Un primo passo avanti è stato fatto da quattordici Ministri degli Esteri dei Paesi europei, i quali hanno indirizzato una lettera aperta al regime siriano e a quello russo, invitandoli a cessare immediatamente le ostilità e minacciando di ricorrere alla giustizia internazionale - ciò, tuttavia, non è sufficiente.

Stati Uniti, lo Stato del Colorado abolisce la pena di morte. Il 26 febbraio, il Parlamento del Colorado ha votato a favore dell’abolizione della pena di morte nel Paese, con 38 voti favorevoli e 27 contrari alla Camera. Il provvedimento, che deve essere ancora firmato dal governatore Jared Polis, si applicherà a partire dal 1 luglio 2020. Esso, tuttavia, non dovrebbe incidere sul destino dei tre uomini che si trovano già nel braccio della morte, a meno che il governatore non decida di concedergli la grazia. Questa è una svolta storica: i parlamentari del Colorado hanno infatti ripetutamente tentato di abolire la pena di morte fin dalla sua restaurazione nel 1979, senza successo prima di questo risvolto positivo. Una volta firmato il provvedimento, il Colorado diventerà il ventiduesimo Stato degli Stati Uniti ad abolire la pena di morte.

Turchia, aperto ai migranti il confine lungo l’Europa. In seguito alla morte di 33 soldati turchi in un attacco aereo delle forze governative siriane nella regione di Idlib (in Siria), il governo turco ha deciso di aprire ai rifugiati siriani i confini verso l’Europa, senza tuttavia comunicare ufficialmente alcuna sospensione degli accordi del 2016 con l’Unione Europea. L’escalation del conflitto in Siria, che vede le forze governative appoggiate da quelle russe scontrarsi con le milizie ribelli sostenute dal governo turco, ha infatti spinto migliaia di persone a lasciare la Siria per cercare rifugio in Turchia. Ora che i confini con l’Europa sono aperti, numerosi migranti si sono già diretti verso la Grecia, la quale ha tuttavia chiuso immediatamente il valico di terra con la Turchia a Kastanies Evros e ha respinto i migranti con cariche e gas lacrimogeni per impedire il loro ingresso nel Paese.

Marta Stroppa



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Coronavirus, gli effetti sulle borse. L’allargamento dell’epidemia di Covid-19 a paesi avanzati come Corea e Italia colpisce pesantemente gli indici borsistici, in forte ribasso rispetto ai massimi storici di metà mese. Nasdaq, Dow Jones e FTSE vivono la peggior settimana dal 2008 ed entrano in correzione (ovvero un ribasso del 10%) la quale, essendosi creata in soli sei giorni, è anche la più veloce della storia. Soffre molto anche il petrolio (WTI sotto quota $46 e Brent sui $50) per i timori che la ripresa non sia a “V”, ovvero che il recupero non sia altrettanto rapido rispetto al crollo. Bisogna ricordare però che se economisti e analisti sono bravi a valutare i danni immediati, lo sono molto meno nel medio e lungo periodo, infatti tendono a sottostimare il recupero dagli shock, che spesso arriva prima e più forte del previsto.

Coronavirus, i danni in italia. Il conto dell’emergenza coronavirus rischia di essere molto salato per l’Italia. Si stima che le perdite dirette dovute al blocco delle attività economiche nelle due zone rosse siano nell’ordine dei 30 milioni di euro al giorno, tuttavia il vero problema arriva dal turismo. Il settore rappresenta il 13% del Pil italiano e in questi giorni gli operatori riferiscono di prenotazioni in calo dell’80% anche in zone lontane dai focolai. Gli analisti stimano che per ogni mese in cui il settore turistico fattura solo il 20% del normale, si perda circa l’0.8% di pil annuale. Per il momento si valuta che gli effetti si faranno sentire per almeno un mese, portando l’italia a decrescere dello 0.1% (contro il +0.6 atteso), ma se il periodo di difficoltà si dovesse prolungare allora sarebbero guai seri.

Coronavirus, le multinazionali soffrono. Le maggiori società americane avvertono che i profitti del primo trimestre (e probabilmente anche del successivo) subiranno pesanti effetti per l’epidemia di Covid-19. Microsoft e Apple avvertono che gli obiettivi di vendite non saranno rispettati per l’interruzione delle forniture dalla Cina, mentre United Airlines si rifiuta di fare previsioni per i prossimi mesi perché il range di oscillazione è troppo grande. Si stima, però, che il settore aereo perderà il 5% dei passeggeri, tradotti in $30 miliardi. Perdite ingenti anche nel settore del lusso, per il quale la Cina rappresenta il primo mercato mondiale con quasi il 50% delle vendite: si stimano almeno $43 miliardi di incassi mancati, e da Ferrari a Burberry il rosso (in borsa) è ciò che accomuna tutte le più importanti aziende del lusso.

Giappone, brutte notizie. Il paese del Sol Levante ha fatto registrare un calo del Pil del 6.3% (e non è un errore di battitura…) nell’ultimo trimestre 2019. La spiegazione è piuttosto diretta ed è l’aumento dell’IVA giapponese (dall’8 al 10%) nello scorso ottobre. Il risultato è simile a quanto successo nel 2014 per un simile incremento (da 5 a 8%) e, nonostante il governo abbia messo in atto delle misure preventive per alleggerirne l’impatto, il settore del commercio ha visto calare le vendite dell’11% negli ultimi tre mesi dell’anno. Si unisca tutto ciò all’impossibilità della banca centrale di intervenire in modo deciso (i tassi sono già negativi) e all’impatto del coronavirus (i cinesi sono i turisti più numerosi e più “spendaccioni”) e una recessione nel primo trimestre è una conseguenza quasi inevitabile.

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB-SAHARIANA

Banca Europea per gli investimenti, 63 milioni di euro in microcredito. L’annuncio è stato dato a margine della Giornata dell’Africa tenutasi a Darkar, in Senegal. Essi saranno dedicati alla crescita delle imprese africane e al sostegno dell’imprenditoria delle donne.

Camerun, dopo le elezioni la violenza. Due settimane fa erano state commentate le elezioni, che non avevano portato a particolari fenomeni di violenza nel paese. Tuttavia, pochi giorni dopo si è verificato un massacro - quasi un infanticidio - in un villaggio situato nella regione anglofona che richiede l’indipendenza, ovvero l’Ambazonia. Ventidue civili sono stati uccisi, di cui 14 bambini e tuttora si stanno ricercando i responsabili del fatto. Le ONG locali accusano il governo e l’esercito di essere responsabili: sebbene si attendano maggiori notizie in merito, non sarebbe la prima volta che essi si impegnano in simili atti contro la popolazione.

Mali, incidente diplomatico con la Francia. L’Ambasciatore maliano a Parigi, Toumani Djimé Diallo, è stato richiamato dal Presidente Boubakar Keita per alcuni commenti sulla presenza dell’esercito francese a Bamako. In particolare, egli avrebbe stigmatizzato il comportamento della legione straniera nel corso di un intervento alla Commissione di Difesa del Senato.

Nigeria, il CoVid-19 raggiunge anche l’Africa Subsahariana. Il “paziente zero” è stato identificato in un italiano che ha viaggiato verso la Capitale, Lagos. Egli non presenta condizioni di salute preoccupanti ed è stato portato in uno degli ospedali della capitale. La preoccupazione riguardo la possibilità che il virus potesse arrivare in Africa era alta per via delle terribili conseguenze che esso potrebbe generare sulla popolazione.

Repubblica Democratica del Congo, l’invasione di locuste non tocca solo l’Africa Orientale. La piaga sta mettendo in ginocchio metà del continente Africano e, in mancanza di un intervento massiccio, sarà complesso fermarla prima che si esaurisca naturalmente. In RDC le prime locuste sono giunte nella provincia di Ituri mettendo a repentaglio anche le coltivazioni congolesi.

Marcello Alberizzi



AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, la visita di Trump in India. La visita del Presidente Trump in India del 24 febbraio scorso è stata accolta da una folla festante, nell’ambito dell’evento intitolato “Namasté Trump”. Questo si è tenuto all’inaugurazione dello stadio di cricket più grande del mondo, alla presenza di oltre 100mila persone. Tra gli obiettivi principali della visita, la volontà di dare slancio alla relazione USA-India, in particolare nel campo della difesa e del commercio. È stato confermato, infatti, un accordo per $3 miliardi riguardante elicotteri militari. Sullo sfondo, Trump vuole anche avvicinarsi all’India nella competizione con la Cina, per rafforzare il legame con un alleato su cui poter contare. Nel frattempo, fuori dallo stadio, le proteste sono continuate a causa della Legge sulla cittadinanza, ritenuta discriminatoria verso la comunità musulmana. Infatti, l’India è teatro di scontri tra manifestanti e polizia a partire da dicembre 2019, periodo in cui è stata approvata una legge che garantisce la cittadinanza a immigrati irregolari di varie minoranze religiose provenienti da Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, esclusa però quella musulmana.

Messico, #UnDíaSinMujeres. La Confederazione patronale della Repubblica del Messico (COPARMEX) e altri 65 centri imprenditoriali hanno annunciato la loro solidarietà all’iniziativa #UnDíaSinMujeres o #UnDíaSinNosotras per garantire la volontà e la libertà delle donne di assentarsi dal lavoro per partecipare allo sciopero nazionale del prossimo 9 marzo. “Nel Coparmex riconosciamo il grave problema che vivono le donne messicane, e per questo coloro che decideranno di unirsi allo sciopero nazionale, potranno contare sul nostro supporto istituzionale, visto l’impegno a promuovere inclusione e pari opportunità per tutti e per tutte”. In tale occasione, si manifesterà indignazione contro la violenza – aumentata esponenzialmente – e i femminicidi. L’iniziativa sarà preceduta dalla marcia Yovoy8demarzo che si svolge proprio il giorno prima.

Canada, tour in Africa di Trudeau. Il Primo ministro canadese Justin Trudeau si è recato in vari Paesi africani nel mese di febbraio al fine di rafforzare le relazioni con questi, soprattutto in vista del voto con cui il Canada potrebbe ottenere un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza ONU. Le votazioni avranno luogo il 17 giugno 2020. Così, Trudeau cerca di promuovere la candidatura del Canada, un obiettivo che l’ex Presidente Harper non è riuscito a realizzare. Da ricordare che l’Africa detiene 54 voti su 193 nelle Nazioni Unite ma i precedenti ufficiali di governo canadesi sembrano aver largamente ignorato il continente fino a che Trudeau è arrivato al potere nel 2015, riporta Reuters.

Marta Annalisa Savino



AMERICA DEL SUD

Argentina, terminata la visita del FMI a Buenos Aires. Negli scorsi giorni i rappresentanti del FMI hanno lasciato il paese argentino con un messaggio chiaro per il futuro economico del paese: “Il debito non è piú sostenibile”. La situazione tragica del paese ha permesso al Presidente Fernandez di vedere anche il lato positivo della situazione: “Le parole del Fondo sono un segnale buono per il paese, sono infatti il risultato di ciò che abbiamo sempre sostenuto: trasmettere certezze e dire la verità. E cioè che il debito è pagabile e che abbiamo bisogno di aiuto per uscire da questa situazione”. La soluzione prospettata dal FMI sembra essere quella di richiedere un sacrificio ai possessori di bond e agli investitori privati esteri che, probabilmente, dovranno rinunciare al ritorno economico degli investimenti fatti. Si tratta di una possibilità ottenuta grazie anche alla grande attività diplomatica del Presidente Fernandez in Europa.

Bolivia, Il Tribunal Supremo Electoral ha invalidato la candidatura di Evo Morales. Il Tribunal Supremo Electoral (TSE) ha invalidato la candidatura di Evo Morales al Senato dopo averla dovuta ricontrollare per vizi formali. L’ex presidente, esiliato in Argentina, non può candidarsi all’organo politico per l’assenza dell’obbligo formale di “residenza permanente”. La misura ha colpito anche l’ex ministro degli esteri Diego Pary (Mas) a Potosí, l’ex governatore di Tarija Mario Cossio (Creemos) e la candidata del Fronte per la Vittoria (Fpv) Jasmine Barrientos, anch’essi esclusi per non aver rispettato il medesimo requisito. Respinta invece la richiesta di incandidabilità sollevata contro Luis Arce, candidato alla presidenza del Mas. Una situazione, quella boliviana, che fa discutere tutti compresa l’ex presidente Dilma Rousseff, che ha commentato il provvedimento del TSE definendolo “una farsa”.

Brasile, a Rio è iniziato il carnevale. Venerdì 22 febbraio è iniziato il Carnevale di Rio. Migliaia di brasiliani e stranieri hanno sfilato, cantando e danzando. Nel quartiere di Santa Teresa si è tenuta una rappresentazione del “Bloco” Carmelitas, con partecipanti travestiti da suore e sacerdoti. Il “Bloco” continua ad essere uno dei piú importanti eventi del carnevale carioca, nato dalla leggenda di una suora cattolica di clausura che fuggì dal convento per unirsi a una festa di carnevale in strada. Il presidente Bolsonaro ha deciso invece di passare il carnevale presso la base militare di Guarujá, dopo aver discusso con i ministri una bozza della riforma amministrativa (servizio pubblico) ed aver autorizzato l'invio di uomini delle forze armate in Ceará. Questo invio è dovuto all'ammutinamento della polizia militare dello Stato contro l’ordine di abbandonare la caserma da parte dell’ex governatore di Ceará, Gomes.

Cile, Plaza Italia nuovamente al centro delle proteste. Plaza Italia di Santiago del Cile continua ad essere l’epicentro delle manifestazioni contro il governo di Piñera, in attesa del referendum costituzionale del 26 aprile. Le manifestazioni si sono verificate nei giorni scorsi anche in altre parti del paese, come nella città settentrionale di Antofagasta, dove diverse persone hanno marciato lungo uno dei principali viali costieri. L’iniziale appello degli studenti a protestare contro l'aumento della tariffa della metropolitana, si è trasformato in una richiesta di un modello economico più equo e ha portato ad episodi di estrema violenza con saccheggi e incendi, con un bilancio di almeno 30 morti. In tale situazione, i partiti politici del paese hanno perso un totale di 15.000 iscritti, come rivelato dal quotidiano nazionale El País. La fuoriuscita dei membri coincide con il crollo della fiducia nelle istituzioni, che non sono riuscite a dare una risposta credibile ad una cittadinanza che, settimana dopo settimana, è scesa in piazza per chiedere un cambiamento in un paese dominato dalla diseguaglianza.

Cuba, hackerata la pagina dell'AECID. Un gruppo chiamato Anonymous Cuba Official si è attribuito venerdì scorso la responsabilità dell’ hacking della pagina cubana dell'Agenzia Spagnola di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo (AECID), appartenente al Ministero degli Affari Esteri, Unione Europea e Cooperazione. Inoltre, il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha rilasciato una dichiarazione dove ha definito “un vero miracolo" l’assenza di significative interruzioni di corrente nella crisi energetica che il Paese sta attraversando da mesi a causa delle interruzioni di fornitura di carburante.

Venezuela, Ritorno choc per Guaidó: Rapito suo zio Juan José. Juan Guaidó è rientrato in Venezuela dopo il tour europeo. Il rientro non è stato dei più facili per il leader dell’opposizione che, nonostante la presenza di una delegazione parlamentare e dei suoi sostenitori, ha dovuto anche attraversare una grande folla composta da decine di agenti e soldati della Guardia nazionale bolivariana mandati da Maduro per accoglierlo. I chavisti hanno iniziato una vera e propria rissa con spintoni e pugni, urlandogli contro tutto il loro dissenso, appellandolo come “fascista e assassino” e strattonandolo. Niente di grave per Guaidó che però non ha prestato attenzione a suo zio, Juan José Márquez, suo accompagnatore nel viaggio di ritorno. Lo zio di Guaidó è sparito, probabilmente preso dalle guardie della Dogana. La sua scomparsa è stata denunciata dai parlamentari dell'opposizione; il tutto, mentre alcune batterie antimissili sono state spostate dalla costa verso Caracas, per finire poi nella base militare di La Carlota.

Domenico Barbato



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, la diplomazia ai tempi del Coronavirus? Ad Hong Kong continuano le agitazioni, accompagnate da una soppressione da parte della polizia antisommossa di assembramenti su Nathan Road, in ricordo dell’incidente del 31 agosto dove le autorità che sedarono delle manifestazioni vennero accusate di un uso eccessivo della forza. Il proprietario del tabloid Apple Daily, il quale ha partecipato insieme a dei suoi colleghi alle manifestazioni del 31 agosto, è poi stato arrestato e rilasciato poche ore dopo. Il processo si terrà il 5 maggio. La flotta statunitense nel pacifico ha poi accusato un incrociatore cinese di aver puntato un velivolo di sorveglianza aereo americano (P-8A) partito da Okinawa con un laser, vicino a Guam, rischiando ulteriori tensioni nell’area e violando alcuni codici di condotta precedentemente concordati con gli USA. Il Covid-19 sta poi creando non pochi problemi all’agenda diplomatica del paese, che dovrà probabilmente cancellare l’incontro con i leader dell’UE pianificato per il 31 marzo. La decisione di Xi Jinping ha permesso a Yang Jiechi di incontrare Abe Shinzo a Tokyo pochi giorni fa per organizzare la visita di stato del presidente in Giappone ad aprile. Ciò significa che la Cina vuole dimostrare la propria capacità di controllare la situazione; da parte sua, il Giappone rassicura che si lavorerà per farlo accadere. Giovedì scorso poi, Xi si è incontrato a Pechino con il presidente mongolo Khaltmaa Battulga (primo capo di stato a visitare il paese dopo l’inizio dell’epidemia).

Giappone, meeting commerciale con la Corea del Sud. Il ministro della giustizia Masako Mori ha inviato questo sabato un proprio rappresentante in Libano per cercare una collaborazione con il paese riguardo l’apertura di un processo nei confronti di Ghosn in Giappone. Nel paese poi, come in tanti altri nel mondo, sono state interrotte le lezioni scolastiche in via preventiva per una o due settimane. Il 10 marzo, ci sarà un incontro tra Yoichi Iida, Direttore Generale del Dipartimento per il Controllo Commerciale per il Ministro dell’Industria e del Commercio giapponese e Lee Ho-hyeon, Direttore Generale del dipartimento per le Politiche Commerciali Internazionali del Ministero del Commercio Sudcoreano. Il tema sarà vedere quanto la Corea del Sud abbia migliorato (secondo il Giappone) le sue politiche di esportazione di beni considerati “Dual use”.

Corea del Nord, nessun caso qui al nord. Ad oggi, il regime nordcoreano pare non aver contratto alcun caso di Coronavirus, seppure si teme che la natura frammentaria - e molte volte segreta - delle informazioni provenienti dal paese possa rendere il tutto poco affidabile. Sabato scorso, Kim ha ordinato una campagna per chiudere il paese ed evitare l’ingresso di possibili contagi. L’ingresso di un virus ad alta infettività potrebbe far collassare il sistema sanitario del paese. Venerdì 27, ad un anno dall'incontro di Hanoi, Kim Jong Un ha assistito ad un’esercitazione militare all’interno del paese, fatta con l'obiettivo di verificare la capacità d’azione e mobilitazione delle sue forze armate, riporta KCNA.

India, le rivolte continuano. In India continuano le proteste per il Citizenship Amendment Bill (Cab), che emendando una legge di 64 anni fa permette di regolarizzare alcuni immigrati irregolari prevedendo delle eccezioni per Indù, Sikh e Cristiani provenienti dai paesi limitrofi a maggioranza musulmana, escludendo però tutte quelle persone di religione musulmana. Questo in connessione all’approvato Registro Nazionale dei Cittadini dell'India (NRC) che rischia di rendere irregolari moltissimi cittadini di origine musulmana bengalese. Allarme, poi, per la produzione di medicinali nel paese, il quale acquista il 70% dei propri principi attivi dalla Cina. L’India è il paese che fabbrica il 20% dei medicinali usati nel mondo.

Stefano Sartorio



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Italia, a Napoli il vertice italo-francese. Dopo le tensioni fra Roma e Parigi raggiunte con il precedente esecutivo, i due governi si sono impegnati in una dichiarazione congiunta con il fine di rafforzare i rapporti bilaterali fra i due Paesi. Per quanto riguarda la politica estera, si legge nel documento l’intenzione di favorire una difesa comune europea all’interno della Nato e la necessità di una soluzione diplomatica del conflitto libico, rispettando quanto deciso a Berlino. I due governi auspicano una vera gestione europea delle migrazioni, con conseguente stanziamento di un budget adeguato per i prossimi anni. Un’importante novità in campo economico potrebbe essere l’avvicinamento dei regimi fiscali.

(Leonardo Cherici)

Brexit, in salita la strada verso la transizione. Il ministro britannico Grove, in un discorso ai Comuni, ha illustrato la linea del governo nei negoziati con Bruxelles. Ha dichiarato che il periodo di transizione finirà a fine anno, con o senza accordo. Inoltre, ha posto molto l’accento sull’importanza della sovranità britannica, non solo da un punto di vista economico, ma anche legislativo. L’idea dell’esecutivo di Johnson è quella di impostare il rapporto con Bruxelles sulla base di quello già esistente con altri Stati sovrani (Canada, Giappone e Corea del Sud). Sulla pesca, invece, Londra vuole negoziare un accordo separato, sempre basandosi sul principio di sovranità.

(Leonardo Cherici)

Germania, pesante sconfitta per Merkel. Nelle elezioni ad Amburgo, città-stato storicamente governata dalla sinistra, il Cdu ha subito la seconda peggiore sconfitta nella storia della città, ottenendo l’11.2% dei consensi. Al primo posto si è attestato l’Spd con il 39% dei voti, seguito dai Verdi al 24.2%. Le elezioni sono state importanti anche per misurare le conseguenze dello scandalo in Turingia che ha travolto i cristiano-democratici. Inoltre, Amburgo è la seconda città più popolosa della Germania e il suo porto è il più importante a livello nazionale. È sicuramente un territorio strategico per l’economia tedesca e questo risultato non deve essere sottovalutato.

(Leonardo Cherici)

Unione Europea, verso una nuova crisi migratoria. Il precipitare della situazione a Idlib, in Siria, potrebbe avere ripercussioni dirette sui Paesi europei. Il presidente turco Erdogan ha infatti annunciato l’apertura dei confini per permettere il passaggio ai migranti che vogliono raggiungere l’Europa. In questo modo verrebbe meno l’accordo siglato nel 2016 in cui Bruxelles e Ankara si impegnavano a contrastare le migrazioni irregolari. Al confine greco si sono già registrati i primi scontri tra profughi e forze dell’ordine. L’Unione Europea teme adesso una nuova crisi migratoria con numeri molto difficili da gestire. La Turchia potrebbe usare la questione migratoria per ottenere risultati favorevoli all’interesse nazionale.

(Leonardo Cherici)

Bocciata la proposta del Presidente del Consiglio Europeo. David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo, si è fatto portavoce delle numerose reazioni critiche riguardanti la proposta fatta da Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo, per il budget pluriennale dell’Unione. Il Presidente Sassoli è stato critico circa la proposta fatta, che non incontra i piani della Commissione UE per il rinnovamento della stessa. Cambiamento climatico, integrazione, digitalizzazione, geopolitica dell’Unione; questi erano alcuni dei punti più importanti stilati dalla Commissione UE, ma che non potranno essere adeguatamente sostenuti. Ci sono state altre dichiarazioni circa questa proposta, come quella fatta da Manfred Weber, capogruppo dei Popolari nel Parlamento Europeo. Egli ha affermato come questo budget proposto non sia sufficiente per dare attuazione alle promesse fatte ai cittadini dell’Unione. In aggiunta è possibile riportare la reazione di Sabine Verheyen, Presidente della Commissione parlamentare per la cultura l’istruzione, la quale ha sottolineato come le risorse allocate per il progetto Erasmus non sono sufficienti per uno dei piani fondamentali dell’UE. Vedremo come si concluderà questo contrasto tra istituzioni.

(Dario Pone)

L’UE trova un accordo per una nuova missione in Libia. Prima del Consiglio dei Ministri UE aleggiava un alone di scetticismo riguardo la possibilità che tutti i 27 membri dell’Unione potessero trovare un accordo per la situazione libica. Le Nazioni Unite hanno esteso l’embargo delle armi che alimentano il conflitto in Libia (Risoluzione Nazioni Unite 2420) ma, senza l’UE come attore regionale, non sarebbe possibile implementare la risoluzione ONU. All’inizio Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’UE, era scettico circa la possibilità di un accordo, tuttavia è stato sconfessato. I membri UE hanno trovato un accordo per implementare una nuova operazione navale sulle coste libiche, con il fine di bloccare l’arrivo di armi nel paese nordafricano. Il Ministro degli esteri italiano Luigi di Maio è sembrato soddisfatto circa l’accordo. Il Consiglio dei Ministri ha anche confermato la fine, prevista per il 20 marzo, della missione UE Sophia. Dopo l’incontro, Steffen Seibert, portavoce di Angela Merkel, ha spiegato come la gestione dei progressi della missione sarà a rotazione; da marzo l’Italia guiderà l’operazione.

(Dario Pone)

L'Unione Europea stanzia fondi per affrontare il COV-19. Negli ultimi giorni in Italia c’è stato un aumento di infezioni da Coronavirus. Nelle regioni del nord Italia - soprattutto Lombardia e Veneto - visto il crescente numero di casi, sono state prese misure precauzionali dal governo centrale. Considerando la complicata situazione, la Commissione EU, rappresentata dal Commissario Stella Kyriakides, ha stanziato 232 milioni di euro per aiutare i membri dell’Unione ad affrontare il virus COV-19. Preparazione, prevenzione e contenimento saranno gli obiettivi primari per le istituzioni UE; queste sono state le dichiarazioni del Commissario. Allo stesso tempo, in Italia quasi 60 mila persone sono soggette alla macchina della prevenzione.

(Dario Pone)

Leonardo Cherici e Dario Pone



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

La flotta russa del Mediterraneo verso la Siria. Le fregate russe Admiral Makarov and Admiral Grigorovich, poste a presidio del Mar Nero, sono ora dirette verso il Mediterraneo, dopo che in Siria si sono registrati nuovi scontri e morti tra le forze turche e siriane. La tensione nell'area mediorientale è cresciuta nuovamente ma la Russia non sembra intenzionata ad abbandonare l’alleato siriano e la protezione dei suoi interessi regionali. Le due fregate russe vanno ad aggiungersi alla Admiral Essen, già presente nel Mediterraneo a partire da dicembre 2019. Nonostante la Russia abbia sempre parteggiato per un “cessate il fuoco” generale, essa non sembra nemmeno disposta a cedere terreno all’avanzata delle truppe di Erdogan, cercando di tutelare l’alleato siriano - che rimane l’unico appoggio di Mosca per proiettare la sua influenza nel Medio Oriente.

(Andrea Vassallo)

Ucraina, nuovi endorsement da Unione europea e Turchia. L’istanza ucraina del non riconoscimento dell’annessione della Crimea da parte della comunità internazionale è stata nuovamente accolta dall’Unione europea. Sembra di ribadire l’ovvio, ma gli Stati europei hanno affermato, anche in sede dell’OCSE, che la situazione in Crimea è peggiorata notevolmente dopo l’annessione forzata da parte della Russia; una forte risposta alla propaganda di matrice russa che ha pubblicizzato la Crimea come una regione rinata dopo l’allineamento con Mosca. Un ulteriore endorsement alla posizione ucraina ed europea arriva dalla Turchia. A causa di un possibile nuovo deterioramento delle relazioni diplomatiche con la Russia, Ankara ha ribadito di non accettare l’annessione illegale della Crimea. In occasione di una visita di Stato di Erdogan a Kyiv, egli ha riconosciuto gli sforzi ucraini per rispondere all’ingerenza della Russia sul territorio e si è detto preoccupato per il peggioramento delle condizioni della minoranza rappresentata dai Tartari di Crimea.

(Andrea Vassallo)

Sergej Lavrov sarà in Roma per colloqui bilaterali. Il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, incontrerà le massime cariche dello stato italiano per parlare di relazioni bilaterali tra le due nazioni. In un’intervista, precedente a questo meeting, egli ha parlato di diverse questioni cruciali. In primo luogo, ha affermato che, se l’Unione Europea vuole giocare un ruolo da grande attore sulla scena politica continentale, le relazioni tra Mosca e Bruxelles devono distendersi. In secondo luogo, si è concentrato sulle relazioni commerciali tra Italia e Russia, le quali dal 2013 si sono quasi dimezzate ($53.8 miliardi nel 2013 contro i 26.9 miliardi nel 2018). Infine, ha parlato della questione libica, rassicurando che la Russia avrà il suo ruolo affianco al consiglio di sicurezza ONU per trovare una soluzione al conflitto nel paese nordafricano.

(Dario Pone)

L'enlargement deve ritrovare la sua dimensione politica. Tra poco più di un mese l’Unione Europea si incontrerà a Zagabria, dove i suoi membri dovrebbero trovare una soluzione per rilanciare il processo dell’enlargement. Oliver Várhelyi, Commissario UE per la politica di vicinato e l’allargamento, ha sottolineato come lo stato di diritto sia una condizione fondamentale per diventare membro dell’Unione. Per il Commissario, l’enlargement è stato bistrattato, ed ora le istituzioni UE devono lavorare duramente per andare avanti con il processo. Albania e Nord Macedonia hanno fatto richiesta di iniziare i negoziati per diventare parte dell’UE rispettivamente nel 2005 e nel 2014, ma ad oggi il processo è congelato. Secondo le parole di Várhelyi, le nazioni balcaniche sono culturalmente e geograficamente parte dell’UE. Questo dibattito si inserisce in una questione di più ampio respiro che vede la partecipazione di tali paesi nell’Unione come un modo per allontanare l’influenza russa.

(Dario Pone)

Il conflitto nel Donbass non vede una fine. Nel 2014 iniziava il conflitto tra Mosca e Kiev per la regione della Crimea, ora annessa alla Federazione Russa. Nel 2015, con la mediazione di Francia e Germania, Russia e Ucraina firmavano gli accordi di Minsk, ma al giorno d’oggi non c’è un vero accordo che ponga fine al conflitto. Sia Poroshenko che Volodymyr Zelensky (rispettivamente ex e attuale Presidente dell’Ucraina) hanno promesso ai loro cittadini di trovare un modo per terminare il conflitto, ma non sembra così semplice. È altresì necessario sottolineare che in questo conflitto vige il braccio di ferro tra Mosca e Washington. Sin dalla rivoluzione arancione del 2004, gli Usa hanno tentato di rendere l’Ucraina un avamposto strategico sotto la sfera dell’alleanza atlantica (NATO); per questa ragione, né gli Stati Uniti, né la Federazione si accorderanno facilmente per un compromesso che indebolisca la loro posizione nella regione. Nel dicembre 2019 Emmanuel Macron ha tentato di ridar vita ai colloqui tra i combattenti. Detto ciò, vedremo se nei prossimi mesi ci sarà modo di porre fine al conflitto.

(Dario Pone)

Andrea Maria Vassallo e Dario Pone



MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Siria, tensioni alle stelle tra il regime di Damasco e Turchia. Gli ultimi drammatici eventi nella regione di Idlib hanno innalzato enormemente il livello di conflittualità. Giovedì 27 febbraio, un raid dell’aviazione siriana ha provocato la morte di circa 30 soldati turchi, stanziati nella provincia di Idlib per proteggere le milizie ribelli anti-Assad. Ankara ha reagito immediatamente attraverso una rappresaglia durissima contro le postazioni militari del regime di Damasco. Su richiesta della stessa Turchia è stata convocata una riunione di emergenza della Nato e altresì il Consiglio di Sicurezza Onu si è riunito per discutere della situazione. Putin, che ha avuto un colloquio telefonico con Erdogan, si trova ora stretto tra due fuochi: quello siriano di Assad (principale alleato della Russia) e turco (sulla carta rivale di Mosca ma al contempo partner strategico del Cremlino). Anche l’Europa teme le ripercussioni di questa escalation, anzitutto dopo l’annuncio della leadership turca di voler riaprire i confini occidentali del paese al passaggio dei profughi siriani. Nel frattempo, al di là dei giochi di potere e delle strategie dei vari players, in Siria si sta registrando la peggiore crisi umanitaria dall’inizio del conflitto (vedi sezione diritti umani).

Gli ultimi sviluppi degli scontri Ankara-Damasco. In risposta agli eventi sopra descritti, il ministro della Difesa turco ha annunciato l’operazione Spring Shield - la quarta condotta da Ankara nel territorio siriano dall’inizio del conflitto civile. Tale missione, come annunciato dall’autorità turca, non mira al confronto con la Russia, ma a fermare “i massacri, la radicalizzazione e le migrazioni di massa”. Nel frattempo, Damasco ha annunciato la chiusura dello spazio aereo sulla parte nord-occidentale del Paese, in particolare quella di Idlib. "Qualunque velivolo violi il nostro spazio aereo verrà trattato come ostile e in quanto tale dovrà essere abbattuto" - ha avvertito l’esercito siriano, aggiungendo che “le forze del regime turco continuano a compiere atti ostili contro le nostre forze armate che operano nella provincia di Idlib e nella zona circostante”.

(Vincenzo Battaglia)

Afghanistan, l’accordo di pace tra Usa e Talebani. Dopo un’intesa di una settimana sulla riduzione della violenza, le delegazioni degli Usa e dei taliban hanno firmato a Doha (il 28 febbraio) un primo accordo per la pace. Le condizioni base concordate dalla parti riguardano il ritiro progressivo delle truppe americane in Afghanistan e l’impegno dei talebani nel contrastare il terrorismo. Da questi punti, necessari per portare avanti i negoziati, si prevede poi il coinvolgimento del governo di Kabul - sino ad ora messo in secondo piano. Detto ciò, il processo non sarà privo di incognite: dalla classe politica afghana profondamente divisa al suo interno (specie dopo le elezioni di settembre 2019), alle varie anime che compongono il movimento degli studenti coranici, al ruolo degli Usa e il rischio di un’abdicazione di responsabilità. L’accordo è certamente imperfetto, ma attualmente rappresenta l’unica via percorribile per ridurre la violenze in Afghanistan.

La prima doccia fredda per l’accordo di pace. Un freno sull’intesa è avvenuto già all’indomani dell’incontro a Doha, quando il Presidente afghano Ghani ha fatto sapere di essere contrario alla liberazione di circa 5000 talebani (punto cruciale all’interno dell’accordo). Per Ghani lo scambio dei prigionieri deve essere inserito nei colloqui intra-afghani e non può essere un pre-condizione per i negoziati. La massima autorità afghana ha altresì annunciato che il periodo di riduzione della violenza sarà prolungato, fino a divenire un concreto cessate il fuoco.

(Vincenzo Battaglia)

Iran, i risultati elettorali. La vittoria del fronte conservatore era nell’aria e, con la tornata elettorale del 21 febbraio, le aspettative sono divenute realtà. L’ala “dura” è riuscita a strappare consensi e a conquistare oltre i 2/3 dei seggi, puntando sulle problematiche che affliggono il paese: il malcontento per la condizione economica e la disillusione verso la classe politica. Questa tornata elettorale ha stravolto gli equilibri interni: il governo del moderato Rouhani dovrà portare avanti nuove riforme di comune accordo con un’assemblea legislativa (Majlis) decisamente ostile che si insedierà a maggio e - c’è da aspettarselo - metterà in seria difficoltà la politica del presidente. La sconfitta del fronte moderato è anche dovuta alla censura operata dal Consiglio dei Guardiani; difatti, questi ultimi hanno valutato negativamente l’idoneità a concorrere alle elezioni di molti degli aspiranti parlamentari moderati (basata sulla robustezza della loro fedeltà ai valori della rivoluzione). L’affluenza registrata è risultata molto bassa (42,5%), probabilmente dovuta in parte all’emergenza del Coronavirus che ha fatto registrare diverse vittime nel paese.

(Federica Sulpizio)

Israele, la terza sarà la volta buona? È giunto il momento tanto atteso: gli israeliani sono chiamati nuovamente alle urne e – pare – con l’incertezza di sempre. Quasi sicuramente, anche questa volta il risultato sarà un testa a testa tra Netanyahu e Gantz; a cambiare le cose potrebbe intervenire Avigdor Lieberman - considerato attore pivot – dando il suo appoggio a uno dei due candidati che così godrebbe della maggioranza necessaria nella Knesset. Non si può negare che, nonostante l’incriminazione subita, Netanyahu abbia attirato l’attenzione negli ultimi tempi sia per la presentazione del Piano di pace e l’annuncio della costruzione di infrastrutture a Gerusalemme Est, sia sul piano della sicurezza interna. Infatti, da domenica si sono susseguiti raid aerei tra la Jihad islamica e l’esercito israeliano, scaturiti dall’uccisione di un militante dell’organizzazione politico-militare a confine con la Striscia di Gaza e terminati con un cessate il fuoco raggiunto grazie alla mediazione egiziana. Dall’altra parte, l’aviazione israeliana ha colpito anche una base dell’organizzazione utilizzata come deposito d’armi a sud di Damasco.

(Federica Sulpizio)

Egitto, muore Hosni Mubarak. È venuto a mancare, alla veneranda età di 91 anni, l’ex presidente Mubarak: colui che per trent’anni dominò l’Egitto. Uomo dell’esercito, l’ex rais salì al potere in seguito all’assassinio di el-Sadat nel 1981. Il primo atto da presidente fu quello di dichiarare lo stato d’emergenza, durante il quale Mubarak smantellò i programmi di welfare sociale sostituendoli con privatizzazioni e capitalismo clientelare. Investendo nel consolidamento del suo potere personale, Mubarak creò condizioni tali che il deterioramento delle condizioni socio-economiche fu lampante. La sua reggenza finì nel 2011; i risvolti successivi sono noti. Dopo essere apparso in tribunale per rispondere dei crimini commessi, nel 2014 fu assolto da tutti i capi d’imputazione. Gli è stato riservato un funerale di Stato e tutti gli onori da parte dell’odierno Egitto di Al-Sisi che, probabilmente, in lui ha trovato il suo più grande maestro.

(Federica Sulpizio)

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Strage ad Hanau. Quella del 20 febbraio è stata una notte di sangue alle porte di Francoforte, con un bilancio è di undici morti (tra cui l’attentatore) e quattro feriti. Il killer si è recato nel centro cittadino per compiere una carneficina in due shisha-bar, locali dove si può fumare il narghilè. L’attentatore era Tobias Rathien, 43enne, e il suo obiettivo era colpire la comunità turca e curda che frequenta tali locali. La Germania sta dimostrando di avere problematiche importanti con il terrorismo e con l’odio xenofobo che si trasforma spesso in terrorismo di estrema destra.

(Laura Vaccaro Senna)

‘Rapporto sul terrorismo e il radicalismo islamico in Europa’. Il 25 febbraio 2020 è stato presentato il report col nome del titolo qui sopra e creato da ReaCT (l’Osservatorio sul Radicalismo e il Contrasto al Terrorismo) con il patrocinio del Ministero della Difesa. Claudio Bertolotti, direttore dell’Osservatorio, sostiene che il terrorismo jihadista sia responsabile del 96% di morti per il terrorismo in Europa. Il rapporto vuole analizzare l’evoluzione del fenomeno terroristico e gli attacchi terroristici negli anni 2015-2017.

(Laura Vaccaro Senna)

Siraq, continuano le operazioni contro ciò che rimane dello Stato Islamico. Sconfitto territorialmente lo Stato islamico in Siria e Iraq, l’attenzione sul fenomeno jihadista in questi territori è calata decisamente. Tuttavia, le cellule dell’Isis continuano a perpetrare attacchi armati attraverso modalità di guerriglia. Di conseguenza, non sono cessate le operazioni di counter-terrorism per fronteggiare i militanti islamici. Infatti, negli ultimi giorni, le unità irachene (ISF) hanno incrementato le attività di pattugliamento nelle aree al confine con la Siria e nelle località di Anbar e Salahuddin (qui è stata condotta una maxi-operazione con l’obiettivo di neutralizzare alcuni membri dell’IS). Anche in Siria, le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno aumentato il pressing su Daesh, specialmente nell’area di Deir Ezzor col fine di ridurre le capacità logistiche e operative del gruppo terroristico.

(Vincenzo Battaglia)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

NATO, il Consiglio del Nord Atlantico si consulta sulla situazione in Siria. A seguito dell’attacco che ha ucciso 33 soldati turchi nella regione di Idlib, in Siria, la Turchia ha invocato l’articolo 4 del Trattato di Washington, chiedendo un incontro del Consiglio del Nord Atlantico per discutere della situazione in Siria. Il Consiglio del Nord Atlantico si è così riunito e gli Alleati hanno fatto le loro condoglianze al Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, condannando aspramente gli attacchi indiscriminati condotti dal regime siriano con l’appoggio russo e chiedendo la fine delle ostilità. Gli Alleati si sono inoltre impegnati a continuare ad osservare da vicino la situazione nel Paese, per evitare ulteriori deterioramenti.

Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza invita Russia e Turchia a cessare il fuoco in Siria. Durante una sessione di emergenza del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Siria, le Nazioni Unite hanno invitato la Russia e la Turchia a cessare il fuoco nel Paese. L’intervento del Consiglio di Sicurezza segue l’attacco che ha visto la morte di 33 soldati turchi nella provincia di Idlib, a nord ovest del Paese. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha invitato alla fine delle ostilità, al fine di proteggere i civili ancora presenti nella zona.

OMS, l’Italia viene promossa. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) approva le misure adottate fino ad ora dal governo italiano, ma invita la popolazione alla calma. Secondo quando affermato da Hans Kluge, il direttore per l’Europa dell’OMS, infatti, “non bisogna cedere al panico. Le autorità italiane stanno attuando delle misure che sono in linea con la strategia di contenimento a livello globale. Per farlo, hanno dovuto prendere decisioni risolute ma corrette”.

Unione Africana, incontro di emergenza sul coronavirus. Mentre i primi casi di contagio da coronavirus sono stati riscontrati in Africa, l’Unione Africana ha tenuto un incontro ministeriale di emergenza per discutere delle iniziative da adottare nel continente per coordinare la propria risposta all’epidemia. Il meeting è stato organizzato da AfricaCDC, l’agenzia tecnica sulla salute pubblica dell’Unione Africana, con la collaborazione dell’OMS, e ha visto la partecipazione dei Ministri della Salute dei Paesi Membri. Durante l’incontro, si è deciso di creare l’Africa Task Force for Novel Coronavirus (AFCOR), la quale dovrà coordinare gli Stati Membri dell’Unione nella loro risposta, soprattutto dal punto di vista della sorveglianza, prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture ospedaliere, cura e gestione delle persone gravemente infette, comunicazione del rischio e coinvolgimento della comunità, diagnosi di laboratorio e sottotipizzazione.

Marta Stroppa







Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana, Organizzazioni Internazionali

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Domenico Barbato: America del Sud

Michele Pavan: Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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