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Framing the World, XXIX numero

Una sintesi delle principali notizie dal mondo

La Cina è ancora alla prese con il Coronavirus (adesso identificato ufficialmente con il nome di Covid-19), le cui conseguenze economiche cominciano ad essere significative. Ma la Comunità internazionale è il continua evoluzione, quindi vi presentiamo le altre importanti notizie dal mondo. Partiamo dalla vecchia Europa, che vive in queste settimane momenti decisivi, come la successione ad Angela Merkel ed i negoziati sulla Brexit, ma anche la proposta francese di mettere a disposizione dell’Unione le proprie armi atomiche. Dall’Africa, invece, arriva la notizia che l’ex dittatore del Sudan verrà finalmente consegnato alla Corte dell’Aia e che le elezioni in Camerun si sono svolte pacificamente. Dall’altra parte, sia in Canada che negli USA assistiamo ad uno scontro governo-nativi, mentre in Sud America diversi paesi sono alle prese con le conseguenze delle proteste degli scorsi mesi. In Medio Oriente si intensificano gli scontri tra Siria e Turchia, nonché gli attacchi aerei in Yemen, dove per l’ennesima volta si sono registrate perdite civili. A fare da sfondo a questo quadro complesso vi è un rinato attivismo delle Nazioni Unite, ma è da vedere se all’impegno verbale seguiranno anche i risultati.

Ma questo è davvero solo un assaggio, molto altro vi aspetta nel nuovo numero di Framing the World.




DIRITTI UMANI

Australia, “il governo non può espellere gli aborigeni”. Secondo una storica sentenza dell’Alta Corte, adottata l’11 febbraio, gli aborigeni non possono essere espulsi dal Paese, anche se essi non detengono la cittadinanza australiana. La sentenza riguarda il caso di due uomini nati all’estero ma identificati come appartenenti a tribù aborigene, Brendan Thoms e Daniel Love, i quali erano stati arrestati in base alla vigente normativa in materia di immigrazione. Mentre Thoms è stato riconosciuto come legittimo detentore del titolo di “aborigeno”, la maggioranza dei giudici non ha riconosciuto lo stesso diritto a Love. La sentenza è comunque di storica importanza e avrà sicuramente pesanti ripercussioni sulle politiche migratorie del governo australiano.

Cuba, arrestato il dissidente Guillermo Farinas. L’oppositore del governo cubano Guillermo Farinas, vincitore del Premio Sakharov per la libertà di pensiero del Parlamento Europeo nel 2010, è stato avvicinato da agenti del Dipartimento di Sicurezza dello Stato mentre si recava all’Ambasciata di Spagna a L’Avana ed è stato arrestato, per poi essere trasferito in un luogo di detenzione ignoto. L’uomo si stava recando ad un appuntamento per ricevere un visto valido per l’ingresso in Spagna e in Belgio, dove avrebbe dovuto incontrarsi con un rappresentante del Servizio Europeo per l’Azione Esterna, Javier Nino, e partecipare a una sessione della Sottocommissione per i Diritti Umani dell’Unione Europea. A denunciare la sparizione di Farinas, l’Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, che aveva invitato l’uomo in Spagna.

Egitto, ricercatore egiziano iscritto all’Università di Bologna arrestato e torturato dai servizi segreti. Patrick George Zaki, ricercatore e attivista per i diritti umani di origine egiziana, attualmente iscritto all’Università di Bologna, è stato arrestato non appena atterrato nella sua città natale, al-Mansoura, dai Servizi Segreti egiziani con l’accusa di aver diffuso notizie false, incitato alla protesta e istigato alla violenza e a crimini terroristici. Secondo quanto dichiarato dai suoi legali ad Amnesty International, Zaki è stato interrogato sul proprio lavoro per 17 ore consecutive, mentre era bendato e ammanettato. Durante l’interrogatorio, Zaki sarebbe stato anche picchiato e torturato con scosse elettriche dai Servizi Segreti. Nonostante le numerose richieste di scarcerazione arrivate da tutta Italia, sabato 15 febbraio i giudici hanno confermato la detenzione preventiva; Zacki sarà processato il 22 febbraio.

Migranti, l’Italia vuole modificare il Memorandum con la Libia. Nei giorni scorsi è stata inviata alle autorità libiche la proposta italiana che rivede il Memorandum adottato dai due Paesi nel 2017 in materia di immigrazione. Secondo quanto dichiarato dalla Farnesina, le modifiche apportate sono volte a “garantire più estese tutele ai migranti, ai richiedenti asilo ed in particolare alle persone vulnerabili vittime dei traffici irregolari che attraversano la Libia” e a “promuovere una gestione del fenomeno migratorio nel pieno rispetto dei principi della Convenzione di Ginevra e delle altre norme di diritto internazionale sui diritti umani”. L’attuale accordo è stato infatti spesso criticato, in quanto prevede finanziamenti e supporti italiani alla guardia costiera e ai campi di accoglienza libici.

Stati Uniti, demolito il memoriale dei nativi americani per far spazio al “muro anti-migranti”. Per far spazio al muro voluto dall’amministrazione Trump lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, è stata concessa la demolizione del ‘Monument Hill’, il memoriale dei Nativi Americani che si trova all’interno dell’Organ Pipe Cactus National Monument, una riserva naturale dell’Arizona. L’area, oltre ad essere di rilievo dal punto di vista ambientale, è infatti un importante sito storico con resta archeologiche risalenti a circa 4 secoli fa; inoltre, è un luogo sacro per i Nativi Americani, in quanto vi sono seppellite le spoglie dei guerrieri Apache morti in battaglia. L’amministrazione Trump si è tuttavia appellata a ‘motivi di sicurezza nazionale’, i quali forniscono una giustificazione al governo americano per ignorare le leggi di tutela ambientale e di rispetto per i luoghi monumentali.

Sudan, il governo consegnerà l’ex presidente al-Bashir alla Corte Penale Internazionale. Durante i colloqui di pace tra il governo sudanese e i gruppi ribelli della regione del Darfur, il Sudan ha accettato di consegnare l’ex presidente del Paese, Omar al-Bashir, alla Corte Penale Internazionale. Accusato di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, al-Bashir verrà processato per i fatti avvenuti in Darfur nel 2003, che hanno portato alla morte di oltre 300.000 persone. La decisione dell’attuale governo sudanese è storica, poiché nessun Paese fino ad oggi si era adoperato per consegnare al-Bashir alla Corte Penale Internazionale, nonostante la Corte stessa avesse emesso due mandati di arresto nel 2009 e nel 2010.

Svizzera, adottata una legge contro l’omofobia. Il 9 febbraio, la Svizzera ha modificato la propria normativa in materia di discriminazione, la quale puniva solo la discriminazione religiosa o razziale, al fine di estenderla anche all’orientamento e all’identità sessuale. Chiamati ad esprimersi in un referendum, il 63% della popolazione ha votato a favore dell’emendamento, mentre il 36.9% ha votato contro. I più alti tassi di approvazione sono stati registrati nelle regioni di lingua francese e italiana. Gli attivisti della comunità LGBTQI+ hanno accolto il risultato come un “chiaro segnale contro l’odio” e hanno dichiarato che continueranno la loro campagna politica a favore del matrimonio tra le persone dello stesso sesso – tema che verrà discusso in Parlamento il prossimo mese.

Marta Stroppa



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Huawei, nuove accuse. Il Dipartimento di Giustizia ha aggiunto nuove pesanti imputazioni all’indagine in corso sulle attività di Huawei. La compagnia tecnologica cinese è adesso accusata di associazione a delinquere finalizzata al racket e al furto di proprietà intellettuale, oltre ad aver violato le sanzioni contro la Corea del Nord ed Iran. La “guerra” contro il colosso tecnologico cinese entra così in una nuova fase di scontro che sorprendentemente è sostenuta anche dal Partito Democratico. Ai margini della Munich Security Conference, infatti, anche Nancy Pelosi ha avvertito che “il controllo delle reti di comunicazione da parte di un governo autocratico è un gravissimo pericolo per tutte le nazioni”, e che se si “vuole riaffermare il valore della libertà e dei diritti umani, il mondo farebbe bene a cooperare con gli Stati Uniti”..

Covid-19, gli effetti economici. L’epidemia di coronavirus sta colpendo duramente l’economia cinese. Le misure di quarantena hanno paralizzato le maggiori città cinesi e hanno conseguentemente fermato la normale attività economica, dai piccoli negozietti ai grandi centri commerciali e alle grandi fabbriche. Le conseguenze si fanno sentire in tutto il mondo, dato che le supply chains sono ormai globalizzate. Particolarmente colpito il settore automobilistico: gli impianti di Honda e Toyota, fermi da più di tre settimane, dovrebbero riaprire oggi (17 febbraio). Tuttavia, la mancanza di componenti, che ha portato i costruttori a fermare gli impianti di assemblaggio in giro per il mondo, non sarà risolta prima di diversi giorni. Tutto ciò è stato un duro colpo per un settore così fondamentale per le economie industrializzate, anzitutto per l’Europa, dove alla fine del 2019 si è già vissuto il peggior trimestre in questo comparto dal 2008 ad oggi.

Credit Suisse, la scure infine è calata. Credit Suisse ha licenziato il proprio CEO, Tidjane Thiam, e ha annunciato che a sostituirlo sarà Thomas Gottstein, già capo della filiale svizzera. Gli ottimi risultati ottenuti nel 2019 non sono bastati a rimediare ai danni provocati dallo spy-gate della scorsa estate. Lo scandalo, venuto alla luce quando un ex-dipendente di Credit Suisse aveva scoperto di essere sotto la sorveglianza di investigatori privati che cercavano prove dei tentativi di convincere alcuni suoi ex-colleghi a trasferirsi presso UBS, ha minato la fiducia del consiglio di amministrazione, anche se l’inchiesta interna aveva escluso un suo coinvolgimento. Sebbene fino a pochi giorni prima del voto decisivo i maggiori azionisti confermassero la fiducia a Thiam, quando si è arrivati allo scontro tra l’ex-CEO e il presidente Rohner, il voto è stato unanime nel sancire la separazione da Thiam.

Chi vuol essere milionario? In America sembrerebbe che sempre più persone siano in grado di diventarlo. Gli ultimi dati sui piani pensione dei lavoratori americani mostrano come il numero di persone con almeno $1 milione nel proprio fondo pensione 401(k) (al quale contribuiscono sia i dipendenti che i datori di lavoro) è salito del 15% rispetto al trimestre precedente (233.000) e di oltre 10 volte rispetto al 2009 (erano solo 21.000). Una simile crescita si registra anche per i piani di contribuzione privati (IRA), per i quali 208.000 lavoratori hanno risparmi di almeno un milione. La ragione di questa rapida crescita è da ricercarsi nell’ottima performance degli indici di borsa, che sono in America i principali destinatari degli investimenti fatti con i risparmi per la propria pensione.

San Valentino, non solo per gli innamorati. Anche i commercianti, infatti, possono festeggiare il 14 febbraio. Nei soli Stati Uniti la spesa per la festa è arrivata quest’anno ad un nuovo record di 28 miliardi di dollari, in crescita del 32% rispetto all’anno scorso e con una spesa media pro-capite (per chi festeggia) arrivata a $196. La National Retail Federation (l’equivalente della Confesercenti) spiega che la forte crescita è dovuta al buon andamento dell’economia, che permette quindi spese “superflue” come i regali di S. Valentino, ma anche all’ampliamento della platea dei destinatari dei regali: non più solo i propri partner (52% della spesa), ma anche amici, famigliari, colleghi e persino i propri animali (6%, circa 1.7 miliardi di dollari).

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB-SAHARIANA

Camerun, si accoglie positivamente lo svolgimento pacifico delle elezioni. Domenica 9 febbraio il popolo camerunense ha partecipato alle elezioni legislative e municipali. Date le tensioni dovute al movimento indipendentista anglofono nell’Ambazonia e la pressione jihadista di Boko Haram, si temeva che le elezioni potessero avere risvolti violenti in diverse aree del paese. Tuttavia, esse si sono svolte senza particolari eventi di violenza; ciò è anche in parte dovuto al boicottaggio degli indipendentisti e alla bassissima partecipazione elettorale legata al timore della popolazione di essere coinvolta in attacchi e scontri. Maggiori informazioni giungeranno con i risultati finali (ci si aspetta la conferma assoluta del partito del Presidente Paul Biya).

Mali, Ogossagou al centro di un nuovo attacco. È trascorso solamente un anno dall’ultimo, drammatico, attacco subito dalla città. Esso aveva portato alla morte di 160 persone, rappresentando la tragedia più grande subita dal Paese negli ultimi anni. Tra giovedì e venerdì (13 e 14 febbraio), degli uomini armati non identificati hanno provocato la morte di almeno 30 persone, poche ore dopo che il luogo era stato lasciato dalle forze maliane ivi stazionate.

Mali, il governo apre al dialogo con i jihadisti. Infine, anche il Mali, tramite il Presidente Keita, ha confermato lunedì 8 febbraio che probabilmente si aprirà una fase di confronto con i leader - Amadou Koufa e Iyad Ag Ghaly - dei gruppi jihadisti per trovare una soluzione alla violenza che per tutto il 2019 ha messo in ginocchio il paese. Tale opportunità è sostenuta da diversi analisti, i quali ritengono che possa aprire nuovi spiragli per una risoluzione delle conflittualità. Tuttavia, attori che detengono una forte presenza e influenza nel paese (la Francia, che porterà il numero di soldati dal 4500 a 5100) credono che ciò non sia in linea con la soluzione democratica alla quale deve aspirare Bamako.

RDC, operazione congiunta ONU-FARDC nel nord del Kivu. Domenica 9 febbraio un raid delle ADF (il gruppo ribelle ugandese) aveva provocato la morte di 7 civili a Makeke. La stessa sera, i caschi blu e le forze regolari congolesi hanno portato a termine con successo una missione nella medesima area, catturando 40 miliziani e segnando un successo nella lotta contro i gruppi irregolari presenti nell’est del paese. Le ADF non sono l’unico gruppo paramilitare, ma sono affiancate, tra le altre, dalle FDLR ruandesi e dal gruppo Red Tabara, burundese.

Scoperte tracce di un “DNA fantasma”. L’Africa, culla dell’umanità, riceve l’attenzione di numerosi scienziati per scoprire l’evoluzione della specie umana attraverso fossili e tracce genetiche. Tuttavia, mercoledì dei ricercatori hanno annunciato di aver trovato delle tracce di un DNA sconosciuto in alcune popolazioni viventi dell’Africa occidentale. Si tratta di un fattore significativo, in quanto non sono stati trovati riscontri con i DNA già conosciuti e fanno pensare che appartenga a una popolazione (incrociatasi con quelle esistenti in Africa circa 50.000 anni fa) la quale non appartiene né al ramo Neanderthal, né a quello Denisovan. Questi, infatti, costituiscono la biforcazione nata dai propri antenati di circa 600.000 anni fa e che si sono perpetuati lasciando una traccia del loro genoma negli esseri umani di oggi.

Somalia, il Presidente si è incontrato con il corrispettivo del Somaliland. Secondo delle fonti da verificare, il Presidente della Somalia Farmajo e il Presidente del Somaliland (la regione semi-autonoma auto dichiaratasi indipendente nel 1991), Bihi Abdi, si sarebbero incontrati nell’ufficio del Primo Ministro etiope Abiy Ahmed, nel corso della 33° Summit dell’Unione Africana in Addis Abeba. Se confermato, questo sarebbe il primo incontro tra le due parti, rappresentando un primo passo verso la stretta di ulteriori rapporti. Si conferma cruciale il ruolo della regione dell’Etiopia.

Sudan del Sud, il Presidente Kiir accetta il ritorno a 10 Stati federali. Secondo l’accordo di pace, il Presidente ha tempo fino al 22 di febbraio per formare un governo di unità nazionale. Dopo aver incrementato il numero di Stati a 28 e poi a 32, sabato 15 febbraio ha accettato di ridurre nuovamente il numero a 10. Se le discussioni giungessero a un risultato positivo, il paese potrebbe chiudere una parte del capitolo della guerra civile, iniziata nel 2013 e la quale ha provocato più di 380.000 morti.

Marcello Alberizzi



AMERICA DEL NORD

Canada, le proteste degli indigeni. Il Primo Ministro Justin Trudeau si trova a fronteggiare le proteste di gruppi di indigeni che lottano contro il progetto multi-miliardario di un oleodotto concepito per attraversare il territorio di Wet’suwet’en. Vari sono stati gli arresti della polizia dopo il blocco provocato dai manifestanti, i quali hanno innalzato il livello delle proteste contro questo tipo di infrastrutture, ritenute una minaccia per i loro diritti. Questa lotta indigena ha coinvolto 60 città canadesi e statunitensi fino ad ora. Come farà il Presidente Trudeau a coniugare la causa ambientale e la questione del rispetto dei diritti propri degli indigeni con il progetto economico, inteso ad aumentare le esportazioni di petrolio del Paese?

Stati Uniti, una causa federale contro le sportive transgender. Dopo il caos dei caucuses democratici in Iowa, che hanno visto Pete Buttigieg vincitore e i risultati elettorali delle primarie dem in New Hampshire, dove Bernie Sanders ha prevalso, questa notizia potrebbe passare in secondo piano. Tuttavia, vale la pena soffermarci sull’azione legale delle famiglie di tre ragazze contro la Connecticut Association of Schools-Connecticut Interscholastic Athletic Conference. I genitori sono convinti che consentire le competizioni ad atlete transgender, che godrebbero di una superiorità fisica rispetto alle ragazze non trans, abbia privato le loro figlie ​​di opportunità di borse di studio. Una delle sportive, Selina Soule, ha reagito affermando: “è un’ingiustizia biologica, questa è discriminazione. Tutte meritano la possibilità di competere su un piano di parità”. Da parte sua, la Connecticut Association of Schools dice di seguire una politica in base ad una legge antidiscriminazione statale, secondo cui gli studenti devono essere trattati in base al genere con cui si identificano.

Messico, manifestazione femminista di fronte al Palazzo nazionale contro AMLO. Nel corso di una recente Conferenza stampa del Presidente Andrés Manuel López Obrador (AMLO), un gruppo di femministe ha manifestato di fronte al Palazzo nazionale, sede del Governo federale, denunciando la mancanza di interesse rispetto al tema. Così, AMLO ha fatto una lista di 10 punti, esprimendo la sua posizione in favore delle donne e contro i femminicidi. Inoltre, ha dichiarato l’importanza di fronteggiare questi ultimi perché “oltre che un crimine, sono un atto di discriminazione e un crimine di odio”.

Marta Annalisa Savino



AMERICA DEL SUD

Argentina, giallo sulla legge dell’aborto. Il Presidente argentino Fernandez è tornato in patria dopo aver concluso il suo viaggio istituzionale in Europa. Dopo l’incontro avuto con il Papa, il Vaticano ha fatto circolare un comunicato nel quale ha parlato della tragica situazione economica e umanitaria del paese argentino, facendo riferimento al problema dell’aborto. Il presidente argentino ha subito negato di aver affrontato nell’incontro il tema dell’aborto, ribadendo la necessità di promuovere una rapida de-criminalizzazione di esso nel Paese. Nel frattempo, la vicepresidente Cristina Kirchner ha dichiarato che l'Argentina non ha intenzione di restituire "neanche mezzo centesimo" di debito al FMI e che uscirà dalla recessione con investimenti statali.

Bolivia, sospesa la candidatura di Morales alle prossime elezioni. Il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) ha sospeso la candidatura parlamentare dell'ex presidente Evo Morales alle elezioni del 3 maggio. Per ragioni burocratiche la suprema corte ha deciso di bloccare altresì la candidatura di altri candidati, appartenenti al partito di Morales e ad altre fazioni politiche."Le candidature di Evo Morales e di altri colleghi non sono in pericolo, perché si tratta di alcune carenze nei certificati che verranno corrette in modo sicuro entro la scadenza stabilita", ha assicurato una fonte del movimento per il socialismo (MAS) al portale Sputnik, dopo il rapporto del TSE. Nel caso di Morales, i suoi rappresentanti dovrebbero presentare documenti relativamente facili da ottenere, come un certificato di nascita originale, un numero di telefono di contatto e un casellario giudiziario.

Brasile, assolto Greenwald dalle accuse di hackeraggio ai danni dei magistrati. Il presidente Bolsonaro ha annunciato negli scorsi giorni che visiterà l’Italia tra aprile e maggio, dopo aver incontrato i rappresentanti dei “paesi amici” di Polonia e Ungheria. Nel frattempo, un giudice brasiliano ha accusato sei individui di reati informatici, assolvendo tuttavia, nell'ambito dello stesso processo, il giornalista statunitense Glenn Greenwald. Quest’ultimo era stato incriminato a gennaio per aver pubblicato sul sito di cui è fondatore, The Intercept, una serie di documenti riservati che mostravano la connivenza tra magistrati brasiliani per impedire all’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva di vincere le elezioni, in seguito conquistate dall'attuale leader Jair Bolsonaro. Al centro dell'inchiesta di Greenwald c'era l'attuale ministro della Giustizia, Sergio Moro, all'epoca magistrato capo dell'indagine “Lava Jato”.

Cuba, rafforzati i legami diplomatici con Russia e Vietnam. La Russia estende per due anni il credito di 100 milioni di dollari che ha concesso a Cuba per la modernizzazione dell’Antillana de Acero, la più importante impresa siderurgica del Paese. La versione iniziale del prestito, firmata il 22 ottobre 2015, era prevista per l'anno scorso, ma Mosca ha deciso di prorogarla fino al 2021. Il prestito servirà per lo sviluppo e il rafforzamento dei legami amichevoli tra i due Paesi, stando a quanto dichiarato nel documento dell'estensione, pubblicato sul sito web ufficiale di informazione legale russo. Nel frattempo, alla tanto attesa Feria Internacional del Libro (FIL), l’evento culturale più importante dell’isola, il presidente Miguel Díaz-Canel ha incontrato Troung Thi Mai, figura importante del Partito comunista vietnamita che ha partecipato come ospite alla fiera, avente come tema quest’anno proprio il Vietnam.

Ecuador, iniziato il processo contro l’ex presidente Rafael Correa. L'ex presidente dell'Ecuador Rafael Correa è sotto processo davanti alla Corte Nazionale di Giustizia dell'Ecuador per aver realizzato una presunta frode finanziaria durante la sua campagna elettorale. Correa è imputato insieme ad altre 20 persone, tra cui l'ex vicepresidente Jorge Glas. L'ex presidente, che verrà processato in contumacia poiché attualmente vive in Belgio con la moglie, insiste sul fatto che il processo è una persecuzione politica nei suoi confronti volta a porre fine alla sua carriera politica prima delle elezioni del prossimo anno. Correa, che non può candidarsi alla presidenza a causa dei limiti di mandato, potrebbe ancora candidarsi come legislatore alle elezioni nazionali del febbraio 2021, il che gli conferirebbe l'immunità parlamentare se la campagna elettorale iniziasse prima della fine del processo.

Venezuela, quasi pronto un nuovo Consiglio elettorale. L'ex presidente del governo spagnolo, Josè Luis Rodríguez Zapatero, si è incontrato a Caracas con i membri del cosiddetto 'Tavolo nazionale di dialogo'. Al termine dei colloqui, i responsabili delle delegazioni del governo e dell'opposizione di minoranza hanno dichiarato che è quasi pronto un accordo per il rinnovamento dei componenti del Consejo Nacional Electoral (Cne). L’avvocato Edgar Zambrano ha dichiarato che a Zapatero è stata presentata una sintesi del processo di ricerca del giusto percorso elettorale che permetta di ottenere una soluzione pacifica alla crisi venezuelana, insieme ad un resoconto dei sei mesi di funzionamento della Tavola.

Domenico Barbato



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, Covid-19 minaccia le PMI cinesi. Facendo il punto della situazione sul Coronavirus, i casi di contagio si attestano a 68.500 e poco più, raggiungendo 4 dei 5 continenti. I morti, ad oggi, superano quelli della SARS arrivando a più di 1600. Il virus non sta minacciando seriamente la salute delle persone in Cina ma produce pesanti effetti anche sulle piccole e medie imprese del Paese che, ad oggi, ammontano a più di 60 milioni di unità. Il vice premier Liu He ha dovuto spostare l’incontro per il settimo EU-China High Economic Dialogue a Bruxelles, rinnovando l’appuntamento per marzo ( a Pechino, ancora da determinare se slitterà oppure no).

Giappone, con i complimenti dalla Cina. Domenica 2 febbraio, un cacciatorpediniere giapponese ha lasciato la sua base nella prefettura di Kanagawa per il Medio Oriente al fine di unirsi alla prima missione a lungo termine di raccolta di informazioni all'estero della MSDF (Japan Maritime Self-Defense Force). Martedì 4 febbraio, poi, la portavoce del ministro degli esteri cinese Hua Chunying ha ringraziato Tokyo per tutto l’aiuto fornito dall’inizio della diffusione del Coronavirus. L'epidemia, ancora in atto in Cina, potrebbe però far saltare i piani per un viaggio a Tokyo del presidente cinese, originariamente previsto per i primi di aprile. Il Giappone ha rifiutato di permettere ai passeggeri israeliani di lasciare una nave da crociera in quarantena (fino al 19 febbraio) al largo delle sue coste dopo che oltre duecento passeggeri sono stati trovati infettati dal coronavirus. Il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha incontrato il suo omologo sudcoreano Kang Kyung Wha questo fine settimana a margine di una conferenza sulla sicurezza a Monaco, in Germania, discutendo della rispettiva politica commerciale. Un primo caso di Coronavirus è poi stato confermato venerdì in Giappone, nella provincia di Kanagawa.

Stefano Sartorio



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Irlanda, i risultati delle elezioni. I risultati hanno sorpreso tutti: il Sinn Féin, partito della sinistra nazionalista, ha ottenuto 37 deputati (15 in più rispetto alla tornata precedente). Il Fianna Fáil, ovvero i liberali, sono arrivati primi con 38 seggi. Il Fine Gael, partito conservatore al governo, ha subito un tracollo, perdendo 12 seggi e attestandosi terzo con 35 deputati. È interessante sottolineare che, in termini di voti, il Sinn Féin ha ottenuto il 24,5%, sconfiggendo tutti gli altri. Il dialogo fra le forze politiche per formare un governo è già iniziato, ma l’esito non sembra scontato. Il Sinn Féin verrà quasi sicuramente escluso, a causa dei suoi legami passati con l’IRA. Fra le opzioni più probabili, c’è una coalizione fra conservatori e liberali o il ritorno al voto. La situazione è importante anche in un’ottica Brexit e per il rapporto fra Dublino e Belfast.

Germania, crisi politica per il dopo Merkel. I cristiano-democratici (Cdu), partito storico di governo tedesco, sta affrontando un momento difficile. Annegret Kramp-Karrenbauer, colei che sembrava dovesse guidare il partito nell’arduo periodo post-Merkel, ha deciso di non candidarsi per le elezioni del 2021 e di dimettersi dalla presidenza del Partito. La sua decisione è stata presa in seguito al caso Turingia dove il governatore del Cdu era stato eletto anche con i voti dell’estrema destra dell’AfD. Si riapre quindi la corsa per la successione di una delle donne più importanti della politica mondiale.

Italia, Di Maio in Libia. Il ministro degli esteri Luigi Di Maio si è recato a sorpresa in Libia per fare visita ai due principali attori della guerra civile. Prima ha incontrato Sarraj a Tripoli dove ha ribadito il ruolo dell’Italia sulla scena libica, la sua contrarietà alle interferenze esterne e l’importanza dell’embargo sulle armi. Il ministro si è poi recato a Bengasi dal generale Haftar. Per il governo italiano la soluzione non può essere militare, ma solo diplomatica. A Roma, poi, si guarda alla Libia con attenzione anche per il suo ruolo nella questione migratoria.

Germania, conferenza sulla sicurezza. L’annuale Conferenza sulla sicurezza che si svolge a Monaco è giunta al termine. C’era particolare attenzione per le dichiarazioni del Presidente francese, viste le precedenti opinioni sulla “morte cerebrale” della Nato. Macron ritiene che ci sia in corso un indebolimento dell’Occidente e che l’esercito europeo sia un modo per ridare credibilità all’Europa e, di conseguenza, anche all’Alleanza Atlantica. Ha poi sostenuto la necessità di una migliore relazione di lungo periodo con Mosca, constatando che le sanzioni europee non hanno cambiato assolutamente nulla. Ha parlato del bisogno di “European partnership”.

(Leonardo Cherici)

Aperture da Bruxelles ad una revisione del Patto di Stabilità. Le dichiarazioni del Commissario Europeo all’economia Paolo Gentiloni (già ex Primo Ministro italiano), prevedono cambiamenti nelle politiche economiche dell’UE. Sembra questo un tentativo da parte della Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, di rompere col passato. Anche se queste misure hanno aiutato il rafforzamento delle difese europee da shock economici, in molti Stati la riduzione del debito pubblico (principale obiettivo del Patto di Stabilità) non si è verificata. Anzi, in alcuni di essi (Italia), il debito è aumentato rispetto alla situazione precedente all’attuazione delle misure imposte dalle politiche Europee. Per queste ragioni, Gentiloni ha dichiarato che le istituzioni UE stanno iniziando consultazioni con i governi nazionali per trovare nuove regole che potranno aiutare gli Stati membri ad affrontare le sfide future; prima su tutte il cambiamento climatico, principale preoccupazione per il futuro dell’Unione.

(Dario Pone)

La Francia gioca la carta nucleare. Ora che la Brexit è compiuta, Emmanuel Macron può rivelare il suo piano per la difesa europea. Al giorno d’oggi, la Francia è l’unico membro UE ad avere una potenza nucleare. I disaccordi tra Donald Trump e Macron sulla Nato hanno già mostrato come la Francia stia provando a creare un’alternativa all’ombrello atomico con cui gli Stati Uniti proteggono il vecchio continente dal secondo dopoguerra. Il Presidente Francese ha provato più di una volta a proporre un nuovo esercito di difesa Europeo, ma senza successo. Attualmente il suo piano è praticamente basato sulla potenza nucleare detenuta dal suo paese. Secondo le sue affermazioni, l’Unione rischia di rimanere isolata, alla mercé delle relazioni e disaccordi delle tre superpotenze, Cina e U.S.A e Russia (in campo militare). L’ultima volta Italia e Germania avevano forzato la Francia a desistere nel progetto, ora si vedrà quale sarà l’esito del nuovo tentativo.

(Dario Pone)

Un inizio complicato per i negoziati della Brexit. Ursula von der Leyen è sembrata preoccupata dopo il primo incontro circa le future relazioni tra UE e UK. Boris Johnson, Primo Ministro britannico, ha fatto strane affermazioni parlando del futuro della Brexit. Infatti, ha accennato alla possibilità che tali relazioni siano improntate sul modello australiano. Sia Michel Barnier, capo negoziatore della UE, sia la von der Leyen non capiscono cosa voglia ottenere la Gran Bretagna, data la posizione assunta, dai suoi negoziati con l’Unione. Stando a quanto affermato dal Presidente della Commissione UE, l’Unione può proporre al Regno Unito un accordo che nessuno ha mai ricevuto: nessun dazio o quota per tutte le transazioni commerciali con l’UE. Per il 31 dicembre 2020 le parti dovranno convergere su una soluzione per evitare un’uscita senza accordo (Hard Brexit). L’Unione ha chiarito in modo netto il percorso che vuole seguire in queste negoziazioni; è da vedere se la Gran Bretagna avrà le idee più chiare riguardo la questione.

(Dario Pone)

Leonardo Cherici e Dario Pone



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Nuove esercitazioni russe nel Mar Baltico. La flotta russa del Mar Baltico ha dispiegato più di 20 navi per condurre esercitazioni militari nella regione. In particolare, i vascelli coinvolti si eserciteranno a condurre operazioni militari contro attacchi sottomarini e a migliorare la precisione degli attacchi a medio-lungo raggio. L’area baltica rimane uno scenario importante in cui la Russia non vuole cedere il passo alle forze della NATO; le esercitazioni militari di Mosca hanno come altro scopo (indiretto) quello di mostrare le capacità tattiche delle sue forze militari. Ora, le forze della marina russa si stanno spostando verso nord, per valutare e garantire la sicurezza delle rotte marittime vicine anche all’Artico. Il Mar Baltico, pertanto, non rappresenta l’unico scenario da monitorare per lo spostamento delle forze navali di Mosca: dunque, c’è da aspettarsi che nel prossimo futuro vedremo intensificarsi la presenza navale russa anche a ridosso dell’Europa del nord.

(Andrea Vassallo)

Ucraina e Russia, contatti per un nuovo summit a 4. Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin hanno discusso telefonicamente su come iniziare a dare attuazione agli accordi raggiunti a Parigi durante il vertice di dicembre 2019. A preoccupare Zelensky è soprattutto la condizione dei prigionieri ucraini ancora trattenuti nella regione del Donbass o nel territorio della Federazione russa; garantire la tutela dei civili e dei militari rimane una delle priorità nell’agenda del Presidente ucraino nelle relazioni con la Russia. I due leader hanno anche discusso in merito a una prossima data, ancora da stabilirsi, per proseguire il dialogo di pace sempre attraverso un summit in formato Normandia, con Francia e Germania da mediatori. La testata giornalistica ucraina UNIAN ha confermato una telefonata anche tra Angela Merkel e Zelensky; i due hanno cercato di individuare i prossimi passi per implementare le misure di Parigi.

(Andrea Vassallo)

La Polonia e la difficile relazione con l’UE. Le scelte politiche fatte dal governo nazionalistico guidato dal Primo Ministro Mateusz Morawiecki hanno peggiorato la difficile situazione tra l’Unione Europea e la Polonia. Ci sono tre principali questioni che ostacolano la riconciliazione tra le parti. In primo luogo, la politica di totale chiusura all’immigrazione imposta dal governo tenuto dal PiS (Prawo i Sprawiedliwość o Diritto e Giustizia), che va contro la politica europea di divisione equa dei migranti. Secondo, la dipendenza energetica dal carbone della Polonia, che è opposta al “new green deal” della Commissione Europea. Terzo, il controllo politico sulla magistratura, questione critica in uno stato di diritto. Negli ultimi giorni di gennaio, il Presidente Francese Macron ha visitato la Polonia, per ricucire la distanza tra la stessa e l’UE. Il risultato di questo meeting è stata una dichiarazione ufficiale di strategia congiunta, con cui la Polonia rimane pienamente integrata nei piani futuri della Commissione UE.

(Dario Pone)

Progressi nel processo di allargamento. Nel 2019 l’enlargement era stato bloccato dall’opposizione francese all’entrata nell’Unione degli Stati balcanici di Nord Macedonia e Albania. Olivér Várhelyi, Commissario UE per l’allargamento, ha proposto un nuovo piano per rivedere tale processo. All’inizio, lo stop era stato imposto dalla Francia a causa della condizione in cui versano i due paesi, profondamente segnati da: corruzione, instabilità politica, falle nello stato di diritto. La nuova proposta definisce obiettivi più stringenti. Il funzionamento delle istituzioni democratiche, stabilità economica ed efficienza della pubblica amministrazione; questi sono i fini principali per passare allo step successivo del percorso di ingresso. Credibilità, orientamento politico più marcato, prevedibilità e dinamicità sono le caratteristiche del nuovo processo di enlargement. Contemporaneamente a questa nuova proposta, Mevlut Cavusoglu, Ministro degli Esteri turco, ha inviato un messaggio a Várhelyi, a Josep Borrell (Alto Rappresentante dell’UE) e al Presidente del Consiglio Europeo Grlic-Radman per rilanciare la candidatura turca come membro dell’Unione.

(Dario Pone)

Conferenza strategica sulla sicurezza a Monaco. Tenutasi per la prima volta nel 1963, la Conferenza annuale di Monaco riuniva i Ministri della Difesa dei membri dell’Alleanza Atlantica (NATO). Oggi nella città ci saranno ministri provenienti da tutto il mondo; questa potrebbe essere una delle più grandi riunioni di figure politiche a livello globale. Scienziati, militari, politici, diplomatici, capi di stato...ci saranno personalità provenienti dai contesti e dalle nazioni più importanti per discutere di questioni fondamentali per il sistema internazionale. Nel 2020, per la 56° Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il Capo di Stato tedesco Frank-Walter Steinmeier ha indicato la preoccupazione più importante per i membri dell’Unione Europea: le relazioni UE-Russia. Sebbene abbia dichiarato che l’UE deve trovare un modo per distendere le relazioni con la Russia, egli si è anche espresso sulla prima sfida dell’Unione, ovvero la sicurezza e il benessere degli Stati dell’Europa centrale.

(Dario Pone)

Andrea Maria Vassallo e Dario Pone



MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Siria, le ostilità fra turchi e il regime di Assad. Negli ultimi giorni le forze di Assad stanno avanzando lungo l’autostrada Hama-Aleppo, punto focale per gli obiettivi strategici del regime. Tale offensiva ha innalzato vertiginosamente le tensioni fra Damasco (che gode del sostegno russo) e Ankara, la quale supporta le fazioni ribelli islamiche nell’enclave di Idlib. Per la prima volta, il 3 e 10 febbraio, le truppe del regime hanno colpito alcune postazioni turche provocando nel complesso 13 vittime (tra militari e civili turchi). Erdogan e i suoi alleati locali hanno subito risposto, abbattendo un velivolo militare e bombardando diverse unità del regime (uccidendo decine di soldati e miliziani). Tra i due fuochi si inserisce indubbiamente Russia, la quale ha ottime relazioni altresì con la Turchia nonostante le palesi divergenze strategiche tra i due Paesi. Al di là del corso che prenderanno gli eventi, a pagare il prezzo più alto sono sempre i civili e, in particolare, i 3 milioni di sfollati intrappolati a Idlib.

(Vincenzo Battaglia)

Libia, il Consiglio di Sicurezza approva il Cessate Fuoco (ma…). Giovedì 13 febbraio il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha deliberato una risoluzione per il cessate il fuoco duraturo in Libia. Il testo, redatto dal Regno Unito, è stato approvato da tutti i membri del Consiglio con la sola astensione della Russia. Tuttavia, le buone notizie finiscono qui. Infatti, da una parte il documento non prevede alcun meccanismo sanzionatorio in caso di violazione della risoluzione. Dall’altra, Haftar, poche ore dopo la delibera del CDS, ha dichiarato il blocco dei voli Onu per l'aeroporto di Tripoli (Mitiga), considerato un avamposto delle forze turche. Pertanto, la situazione di stallo persiste in Libia, con Ankara che continua a supportare (violando l’embargo delle armi) il governo di Serraj e il Generale della Cirenaica che non ferma i raid contro Tripoli e Misurata. In più, lo stesso Haftar da circa un mese ha bloccato i terminal petroliferi, facendo crollare vertiginosamente la produzione di greggio.

(Vincenzo Battaglia)

Libano, il nuovo governo incassa la fiducia senza il consenso popolare. Cambia il governo, con Hassan Diab al vertice, ma non cambiano le proteste antigovernative. Numerose sono state le promesse fatte da Diab appena ha ricevuto l’incarico grazie all’appoggio di Hezbollah. Punto di partenza per il primo ministro è l’obiettivo di riconquistare la fiducia popolare, oltre alla credibilità internazionale. Quest’ultimo punto è essenziale per realizzare il programma che prevede: investimenti nel settore pubblico, un incremento della produttività del paese e un potenziamento delle esportazioni. Tutti nobili propositi che però, in assenza del beneplacito del popolo, sarà difficile portare avanti. Infatti, mentre si votava per la fiducia, fuori dal parlamento la piazza si infiammava sostenendo che le nuove figure governative sono legate ai vecchi partiti settari.

(Federica Sulpizio)

Iraq, la proposta di Al-Sadr che va a colpire la componente femminile delle proteste. Dall’inizio delle proteste si è assistito ad un connubio di uomini e donne, giovani e vecchie generazioni, che si sono radunati per chiedere all’unisono più democrazia, erogazione di servizi base e maggiori opportunità. Partendo da questo assunto, si può ben comprendere il perché, in risposta ad un twitter del leader sciita in cui profilava la possibilità di applicare la segregazione di genere durante le proteste antigovernative, le rivolte si siano rinvigorite. E a guidare questa volta le folle sono state le donne, a capo dei cortei per dimostrare che il cambiamento – seppur apparentemente mancante nei palazzi del potere – è in moto nella società irachena, soprattutto per le nuove generazioni. Le comunità conservatrici devono rapportarsi con un popolo in evoluzione.

(Federica Sulpizio)

Iraq, missili esplosi nella Green Zone nei pressi dell’ambasciata americana. Nella notte tra sabato e domenica si è registrato l’ennesimo attacco alle attività statunitensi in territorio iracheno dall’uccisione di Soleimani. Difatti, diversi razzi sono stati lanciati su una base irachena che ospitava soldati americani e altre forze della coalizione nella Green Zone di Baghdad, area ricca di uffici governativi e ambasciate straniere. Al momento, la responsabilità di tale attacco non è stata rivendicata e non si registrano vittime, ma solamente lievi danni alla struttura. Tuttavia, da parte delle fazioni irachene filo-iraniane continuano le minacce contro la presenza americana nel paese (soldati al momento dispiegati per la lotta al terrorismo), culminate il mese scorso nella risoluzione del parlamento iracheno, nella quale si chiede la fine dell’“occupazione” americana nel paese.

(Federica Sulpizio)

Afghanistan, verso un accordo di pace? Secondo le ultime indiscrezioni, gli Usa e i talebani avrebbero raggiunto un’intesa che dovrebbe entrare in vigore “molto presto”. L’accordo riguarderebbe una “riduzione della violenza” per una durata di sette giorni, seguita dall’avvio di colloqui di pace inter-afghani. Pompeo ed Esper, rispettivamente Segretario di Stato e Difesa americana, hanno incontrato il Presidente afghano Ghani a margine della Conferenza sulla Difesa di Monaco. Il Capo della diplomazia statunitense ha affermato che negli ultimi giorni “c’è stata una svolta alquanto importante nei negoziati”. Tuttavia, bisogna rimanere ancora molto cauti nella valutazione di questo (presunto) accordo conseguito tra Talibans e Usa. Infatti, in un teatro così complesso e intricato come quello afghano, le intese raggiunte sono sempre appese a un filo e possono naufragare da un momento all’altro.

(Vincenzo Battaglia)

Yemen, botta e risposta tra Houthi e coalizione a guida saudita. Sabato 15 febbraio, un jet saudita è stato abbattuto nel distretto di al Jawf (nel nord dello Yemen). L’azione è stata rivendicata dalle milizie filo-sciite degli houthi, in lotta contro il governo yemenita (sostenuto da Riad) da ormai cinque anni. Qualche ora dopo, la coalizione a guida saudita ha perpetrato un raid aereo contro gli houthi nella stessa provincia. Sono circa una trentina i civili morti nell’attacco e le Nazioni Unite hanno confermato il tragico bilancio. Un altro triste evento si aggiunge alla lunga lista di atrocità subite dalla popolazione yemenita. E’ bene ricordare che nello Yemen, teatro bellico spesso dimenticato dal mondo, si sta assistendo ad una delle catastrofi umanitarie più gravi del pianeta.

(Vincenzo Battaglia)

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Red Alert: tu sai cosa è? è il nome di nuovo programma dell’Unione Europea che ha l’obiettivo di individuare le minacce di terrorismo e/o radicalizzazione. Red Alert raccoglie le informazioni e svolge analisi in campo informatico, avvalendosi di nuove tecniche di elaborazione del linguaggio. Questo programma è molto utile per delineare maggiormente le mosse utili per difendersi dal terrorismo e dai suoi attacchi. Il programma è coordinato dall’ICT, International Institute for Counter-Terrorism, con sede a Herzliya, Israele. Red Alert vedrà la collaborazione e il coordinamento dei servizi di sicurezza nazionali così da avere un’analisi completa delle immagini, degli audio e dei testi.

(Laura Vaccaro Senna)

Yemen, ucciso il leader di AQAP. L’amministrazione americana ha annunciato la morte di Qasim al Raymi, leader di al Qaeda nella Penisola Araba (AQAP). Yemenita, 41 anni, è stato ucciso l’8 gennaio durante il raid di un drone armato nella zona Wadi Abedah (Yemen Centrale). Raymi era uno degli obiettivi più ricercati dagli USA, su cui pendeva una taglia di 5 milioni di dollari per la cattura o uccisione. Nel 2008 è stato responsabile dell’attacco all’Ambasciata americana a Sana’a (capitale yemenita) e l’anno successivo ha fondato Aqap, considerata la branca più forte e pericolosa di al Qaeda. Per l’organizzazione terroristica si tratta di un ennesimo duro colpo, dopo l’uccisione di Hazma bin Laden (figlio di Osama).

(Vincenzo Battaglia)

Afghanistan, attentato contro un’accademia militare a Kabul. l’11 febbraio un ulteriore attacco armato ha scosso Kabul: un’accademia militare, situata nella periferia occidentale della capitale afghana, è stata colpita da una esplosione. Il bilancio si aggirerebbe intorno alle 6 vittime, compreso l’attentatore. Fino ad ora nessuno ha rivendicato l’azione, ma è altamente probabile che i responsabili siano i membri della cellula locale dell’IS o i Talebani. Questi ultimi, intanto, sono tornati a dialogare con gli Usa per le trattative di pace e, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe stata raggiunta un’intesa tra le due delegazioni (vedi sezione MENA). Tuttavia, la situazione è ancora in stallo sia dal lato politico sia dal lato della sicurezza, come dimostrano gli innumerevoli attentati che continuano a colpire quotidianamente il territorio afghano.

(Vincenzo Battaglia)

Nigeria, la furia di Boko Haram. Un ennesimo attentato è stato perpetrato settimana scorsa nel Nord-est della Nigeria, nella località di Auno (Borno). Le dinamiche dell’attacco sono estremamente brutali: i militanti jihadisti hanno colpito dei viaggiatori mentre riposavano in una piazzola di sosta. Oltre ai morti (circa una trentina) e alle vetture bruciate, sarebbero stati rapiti alcuni bambini e donne. Sebbene l’atto non sia stato rivendicato, con ogni probabilità è Boko Haram il responsabile, il quale opera attivamente proprio in quelle zone.

(Vincenzo Battaglia)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

NATO, il Segretario Generale partecipa alla conferenza di Monaco sulla Sicurezza. Il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha partecipato insieme agli altri leader mondiali alla Conferenza sulla Sicurezza che si è tenuta a Monaco di Baviera il 14 e il 15 febbraio. Particolarmente prolifico è stato l’incontro con il Presidente afghano, Ashraf Ghani, a cui Stoltenberg ha espresso la disponibilità della NATO a diminuire la presenza dei suoi soldati sul territorio, i quali sono attualmente impegnati a mantenere la pace nel Paese e a contrastare il terrorismo, a condizione che i Talebani mostrino la volontà e la capacità di ridurre la violenza nel Paese e di aprire la strada ai negoziati di pace.

Nazioni Unite, continua la lotta contro il Coronavirus e l’Ebola. Durante la Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha esortato gli Stati a intensificare gli sforzi per prevenire la diffusione del Coronavirus – il cui nome ufficiale è ora ‘COVID-19’ – poiché “è impossibile prevedere quale direzione prenderà questa epidemia”. Mentre il numero dei casi di persone affette da Coronavirus ha superato i 63.000 in tutto il mondo e il numero di morti ha raggiunto i 1.300, dall’Africa arrivano buone notizie sul fronte ‘Ebola’: la Repubblica Democratica del Congo, il Burundi, il Ghana e lo Zambia hanno infatti autorizzato la riproduzione del vaccino contro l’Ebola, rendendolo commerciabile e distribuibile su larga scala.

Nazioni Unite, gli scontri a Idlib devono finire. La popolazione civile della regione di Idlib, a nord-ovest della Siria, è ormai agli stenti: oltre 3 milioni di persone sono state infatti coinvolte negli scontri tra i ribelli e le forze turche-siriane e circa 340 civili sono rimasti uccisi. L’escalation dei conflitti non solo sta distruggendo le città e decimando la popolazione, ma sta anche impedendo agli aiuti umanitari di raggiungere i sopravvissuti. L’Inviato Speciale per la Siria delle Nazioni Unite, Geir Pedersen, ha così chiesto nuovamente un immediato cessate il fuoco, al fine di poter soccorrere i civili e garantire loro accesso alle cure e ai beni di prima necessità.

Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza chiede il “cessate il fuoco” in Libia. Il 12 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato, dopo settimane di negoziazioni, una risoluzione che mira ad arginare l’escalation degli scontri in Libia, chiedendo alle Parti del conflitto di impegnarsi per garantire un “cessate il fuoco duraturo”. La Risoluzione 2510, redatta dal Regno Unito, ha ricevuto l’approvazione di tutti i membri del Consiglio di Sicurezza, fatta eccezione per la Russia, che si è astenuta.

Nazioni Unite, le strutture sanitarie sono sotto attacco in Yemen. Nei giorni scorsi, la Coordinatrice residente e Coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite per lo Yemen, Lise Grande, ha dichiarato che gli ospedali di Al Jafra e Al Saudi, nel distretto di Majzer a Marib, sono stati colpiti durante gli scontri tra le forze governative e i ribelli. “Questa è una violazione del tutto inaccettabile del diritto umanitario”, ha continuato Grande, “prevenire ulteriori danni e aiutare a ricostruire il settore sanitario deve essere una delle nostre massime priorità”.

Unione Africana, conclusa la 33ima Assemblea ordinaria. Il 9 e il 10 febbraio si è tenuta ad Addis Abeba, in Etiopia, la trentatreesima sessione ordinaria dell’Assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione Africana. Tema di questa sessione, “Silencing the Guns: Creating Conducive Conditions for Africa’s Development”. Nel suo discorso inaugurale, il neo eletto presidente dell’Unione Africana, il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, ha delineato le priorità per il 2020 dell’Unione: rafforzare l’unità del continente; promuovere la crescita economica e lo sviluppo sostenibile dei Paesi africani; garantire unità politica ed economica, good governance e pace; sviluppare una strategia adeguata per la quarta rivoluzione industriale; includere e integrare le donne; sostenere il ruolo dell’Africa come attore globale forte e influente.

Marta Stroppa



Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana, Organizzazioni Internazionali

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Domenico Barbato: America del Sud

Michele Pavan: America del Nord, America del Sud, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

    Vincenzo Battaglia si è laureato nel dicembre 2020 in “Politiche Europee ed Internazionali” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, portando una tesi riguardante il nuovo corso della politica militare e di sicurezza italiana negli anni ’80, con un focus particolare sulla missione in Libano. Per quanto concerne il suo percorso di laurea triennale, nel novembre 2017 si è laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università Statale di Milano, con una tesi sulla strategia militare navale, nonché sulle teorie di Mahan e Corbett.

    Dal settembre 2020 al dicembre 2020, Vincenzo ha svolto un internship presso l’ufficio di Sicurezza Regionale del Consolato Generale degli Usa di Milano. Attualmente, ricopre l’incarico di Junior Security Support presso MediaMarket SPA.

    Vincenzo nutre un forte interesse verso il settore della sicurezza, sia nazionale che internazionale, ed è appassionato di geopolitica, in particolare delle dinamiche mediorientali. Nel marzo 2019 ha conseguito il diploma di specializzazione in “Geopolitica e Sicurezza Globale” presso l'Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

    All’interno di Mondo Internazionale, Vincenzo è attualmente il Direttore di Redazione dell’Associazione e autore della rubrica “Framing the World”, per le sezioni “Sicurezza e Terrorismo Internazionale”. Dal settembre 2018 fino al settembre 2019 ha altresì svolto l’incarico di Revisore di Bozze.

    Vincenzo Battaglia graduated in December 2020 in "European and International Policies" at the Università Cattolica del Sacro Cuore, with a thesis on the new course of Italian military and security policy in the 1980s, with a particular focus on the mission in Lebanon. As for his Bachelor's degree, in November 2017 he graduated in “Political Science and International Relations” at the State University of Milan, with a thesis on naval military strategy, as well as on the theories of Mahan and Corbett.

    From September 2020 to December 2020, Vincenzo held an internship at the Regional Security Office of the US Consulate General in Milan. Currently, he holds the position of Junior Security Support at MediaMarket SPA.

    Vincenzo has a strong interest in the security sector, both national and international, and is passionate about geopolitics, particularly Middle Eastern dynamics. In March 2019, he obtained a postgraduate diploma in "Geopolitics and Global Security" from the Institute for International Policy Studies (ISPI).

    Within Mondo Internazionale, Vincenzo is currently the Editor-in-Chief of the Association and author of the column "Framing the World", for the sections "Security and International Terrorism". From September 2018 until September 2019, he also served as a Proofreader.

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