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Framing The World, XLV numero

La Comunità internazionale tra proteste e speranze per il futuro

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a proteste e violenze in Thailandia, Nigeria e Costa d'Avorio, accanto ai fermenti delle popolazioni indigene in Argentina e Canada e ai persistenti conflitti per i quali il segretario Generale delle Nazioni Unite ha chiesto il cessate il fuoco. Vi raccontiamo inoltre dell'ottimismo dei mercati globali sul futuro vaccino contro il Covid-19 mentre un farmaco antivirale dalla Russia sbarca in Venezuela, della rapida crescita economica della Cina, dell'intensa attività diplomatica che gli Stati Uniti stanno conducendo su più fronti e delle diverse posizioni sulla crisi del Nagorno-Karabakh.

Ma c'è tanto altro da scoprire in questo intenso numero di Framing the World!

DIRITTI UMANI

Thailandia, repressione violenta di proteste pacifiche. Le manifestazioni contro esercito e monarchia durano da mesi nel paese. È emerso un movimento giovanile - ma non solo - come leader delle proteste e dell’opposizione. Forte politicamente e numericamente, essenzialmente pacifico, è stato oggetto di repressione violenta da parte delle forze dell’ordine. Il 15 ottobre il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, ritenendo le proteste pro-democrazia contrarie alla Costituzione e pericolose per la sicurezza nazionale, e ha arrestato una ventina tra attivisti e giornalisti a Bangkok. La trasmissione di media internazionali che riportano notizie sulla Thailandia è stata bloccata nella rete TV più diffusa nel paese. Le discussioni su questioni politiche sono state sospese in Parlamento, e qualsiasi forma di associazione tra più di 5 persone è vietata a Bangkok.

(Sara Squadrani)

Arabia Saudita, Women 20 e diritti delle donne. L’Arabia Saudita ha presieduto i lavori virtuali del Summit Women 20 (W20) tra il 20 e il 22 ottobre. Hanno partecipato oltre 80 esperte di diritti delle donne, rappresentanti e leader di ONG, aziende e istituzioni accademiche per condividere, innovare, accelerare e ispirare soluzioni dinamiche per far avanzare le donne verso un futuro più equo. Lo scopo del W20 è quello di far sì che le considerazioni di genere si riflettano nelle agende e negli impegni politici dei leader mondiali. A questo proposito, risalta la scelta del paese ospitante, in quanto l’Arabia Saudita tuttora detiene in carcere a Riad molte attiviste per i diritti delle donne arrestate nel 2018 e sottoposte a tortura e abusi sessuali, nonché a discriminazioni.

(Sara Squadrani)

Egitto, esecuzioni e morti sospette. In Egitto sono 49 le persone che sono state giustiziate, secondo quanto riporta Human Rights Watch, con l'accusa per alcuni di violenza politica, per altri invece come pena capitale comminata a seguito di un processo. "Le esecuzioni di massa di decine di persone in Egitto nel giro di pochi giorni sono oltraggiose", ha affermato Joe Stork , vicedirettore per il Medio Oriente e il Nord Africa di Human Rights Watch. "La sistematica assenza di processi equi in Egitto, soprattutto nei casi politici, rende ogni condanna a morte una violazione del diritto alla vita". Negli ultimi giorni però il Paese non è nuovo a morti sospette, sono infatti quattro i detenuti nel braccio della morte di un carcere nazionale ad essere stati uccisi. Interrogati sulla situazione, le forze di sicurezza hanno comunicato che la ragione dell'uccisione è stata il tentativo di impedire una fuga.

(Federico Brignacca)

Burundi, giornalismo sotto attacco, la storia di quattro giornalisti detenuti. Un anno fa in Burundi quattro giornalisti vennero arrestati mentre andavano a documentare gli scontri tra le forze di sicurezza e un gruppo armato locale. L'accusa fu quella di minaccia alla sicurezza interna dello Stato nonostante avessero avvisato delle loro intenzioni l'autorità pubblica. Questa accusa in sede processuale, ad oggi, non c'è stato modo di dimostrarla. A distanza di un anno, circa 65 associazioni ne chiedono il rilascio. Risulta chiaro il messaggio di intimidazione e minaccia al giornalismo che le autorità vogliono mandare per impedire che le notizie su quanto accade nel Paese facciano il giro del mondo.

(Federico Brignacca)

Polonia, dichiarato incostituzionale l’aborto. Da tempo i partiti conservatori polacchi hanno tentato di abolire del tutto la pratica dell’aborto. Ad oggi l’aborto in Polonia è consentito solo se il parto potrebbe mettere a rischio la vita o la salute della madre o per casi di gravidanza come conseguenza di stupro. Tuttavia, il 22 ottobre 2020 la Corte costituzionale della Polonia ha dichiarato incostituzionale l’aborto in caso di “gravi e irreversibili malformazioni fetali o malattie incurabili che minacciano la vita del feto“. La sentenza non è certo passata inosservata da chi reclama una maggiore tutela per i diritti delle donne, al contrario - dichiarano il Centro per i diritti riproduttivi e Human Rights Watch - questo non farà altro che spingere le donne ad abortire clandestinamente o a recarsi in altri Stati per abortire legalmente.

(Chiara Scuderi)

Romania, condannata dalle Corte Europea dei Diritti Umani. La sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha stabilito che il governo di Bucarest ha agito in maniera illegittima deportando due cittadini pakistani che vivevano legalmente in Romania, sulla base di prove secretate esaminate solo dal governo e dagli organi del tribunale. Tuttavia, anche se con 10 anni di ritardo, é stata fatta giustizia. Infatti, la Corte ha dichiarato che nei procedimenti in materia d'immigrazione le persone hanno il diritto di conoscere il contenuto dei documenti e delle informazioni in mano al governo accusatorio. Infine, tali procedimenti per essere considerati equi e, qualora siano delle restrizioni per proteggere la sicurezza nazionale, queste ultime devono essere accompagnate da misure di protezione sufficienti.

(Chiara Scuderi)

Sara Squadrani, Chiara Scuderi, Federico Brignacca

ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Ottobre, un mese volatile. I mercati proseguono nella loro fluttuazione a livello globale. L’ottimismo sui vaccini (sia Pfizer che Moderna dovrebbero richiedere l’autorizzazione della FDA nel mese di novembre e iniziare la distribuzione delle dosi all’inizio di dicembre), i dati sul terzo trimestre ed alcuni indicatori generali di ripresa economica come l’aumento del traffico merci nei porti americani stimolano la crescita, che rimane però contenuta per via delle notizie sul pacchetto di aiuti economici in discussione al Congresso e le negoziazioni per il Brexit. A questo si aggiunge il peggioramento della pandemia in Europa, che rischia di stoppare la ripresa economica sul nascere e di destabilizzare definitivamente le economie più deboli, anche in considerazione dei ritardi sull’EU Next Generation Fund.

Gran Bretagna, tra Brexit e trade deal. Londra e Bruxelles continuano a negoziare un’uscita del Regno Unito dall’Unione regolata e che preservi l’accesso del paese al mercato unico. Sebbene il primo ministro Johnson si dica pronto all’opzione no deal, la posizione del capo negoziatore britannico Michel Barnier è che le parti sono disposte a sostenere i compromessi necessari a raggiungere un accordo fino all’ultimo giorno di negoziati, diffondendo ottimismo in una vicenda tutt’altro che risolta. Nel frattempo, l’UK ha concluso in tempi brevissimi (e prima dell’UE) un accordo commerciale con il Giappone molto rilevante per il settore industriale e quello digitale. Nelle intenzioni delle parti, inoltre, l’accordo è il primo passo verso un accesso britannico all’accordo di libero scambio trans-Pacifico TPP 11.

USA, due severe punizioni. Quella di Trump è l’amministrazione più business-friendly degli ultimi decenni, ma non significa che sia gentile con chi ha violato le regole, e questa settimana ne abbiamo due testimonianze. La prima è l’accordo da $8.34 miliardi che Purdue Pharma ha stretto con il Dipartimento di Giustizia (DOJ), nel quale la società ammette la propria responsabilità nella crisi degli oppioidi (decine di migliaia di morti per overdose da antidolorifici ogni anno), e trasferisce il controllo dalla famiglia Sackler ad un trust che utilizzerà i futuri profitti per rimediare ai danni causati. La seconda è il procedimento contro Goldman Sachs per aver aiutato l’ex primo ministro malese Najib Razak a sottrarre almeno $3.5 miliardi dal fondo governativo 1MDB. La banca riconosce le proprie colpe e pagherà $2.9 miliardi agli USA e alcune centinaia di milioni a UK e Singapore (in aggiunta ai $3.9 miliardi concordati con la Malesia), ma eviterà il processo penale.

USA/2. Il DOJ, sempre la scorsa settimana, ha avviato una causa per violazione della concorrenza contro Google, accusato di abusare della propria posizione dominante tramite due pratiche commerciali: mettere in rilievo nelle ricerche gli inserzionisti paganti, relegando in posizioni meno visibili gli altri, ed aver stretto un accordo con Apple affinché Google sia il motore di ricerca predefinito su ogni iPhone. Il DOJ sostiene che Google impedisca così agli altri motori di ricerca di partecipare a pari condizioni ad un mercato ricchissimo come quello della pubblicità online. La causa potrebbe danneggiare seriamente non solo Google ma anche Apple, la quale, secondo il DOJ, ricava almeno 10 miliardi di utili dall’accordo (pari al 15-20% dei profitti totali), ma dato l’esito incerto non pesa per il momento sui listini azionari.

Terzo trimestre, risultati stellari. L’86% delle società ha infatti battuto le previsioni sui risultati trimestrali (la media degli ultimi 5 anni è 73%), e ridà slancio all’ipotesi di una ripresa a V. Ad essere sugli scudi è soprattutto il settore automotive, con le vendite di BMW, Mercedes, Renault, Volvo e Tesla più alte anche rispetto al 2019; il costruttore californiano segna un rialzo del 39%. Anche i bancari registrano risultati molto positivi, con le principali banche d’affari che incrementano i profitti nelle divisioni trading e wealth management (UBS +99% sul 2019), così come i produttori di beni di consumo come Unilever, Nestlé e Coca Cola e di lusso come LVMH e Kering. L’unico settore che rimane, comprensibilmente, in territorio negativo è quello dell’aviazione, con Delta che addirittura perde $5.4 miliardi in soli 3 mesi.

Asia, notizie contrastanti. In aggiunta ai dati macroeconomici americani (disoccupazione in forte calo ad ottobre, mercato immobiliare che corre), anche dalla Cina arrivano segnali rassicuranti, sebbene inferiori alle attese. Il PIL nel terzo trimestre è infatti cresciuto del 4.9% sul 2019, raggiungendo una crescita complessiva per il 2020 dello 0.7% grazie all’industria (+7%) e alla sottorappresentazione dei servizi, i più colpiti dal COVID ma che rappresentano meno del 50% dell’economia cinese. La Cina sarà quindi l’unica grande potenza a chiudere l’anno in positivo (+1.9% la stima del IMF), ma ciò è una buona notizia anche per gli esportatori occidentali, che vedono nel dragone uno dei mercati più importanti. Il resto dell’Asia, tuttavia, soffre e l’IMF ha rivisto al ribasso le stime di crescita dal -1.6% al -2.2% a causa delle performance di India, Malesia e Filippine.

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB SAHARIANA

Nigeria, le proteste contro la violenza della polizia. Continuano a infiammare il Paese le proteste contro le violenze perpetrate dalla polizia nigeriana. È ormai da inizio ottobre che in Nigeria la popolazione scende in piazza e marcia contro l’uso indiscriminato della forza da parte della polizia, forte anche della visibilità e del sostegno internazionale che sta ottenendo. Giovani, anziani e categorie discriminate, come la comunità LGBTQ+, stanno marciando al grido di “End Police Brutality”. L’obiettivo di smantellare le tristemente note Unità SARS (Special Anti-Robbery Squad), ormai da anni accusate di gravi violazioni dei diritti umani e violenze gratuite, è stato raggiunto in seguito all’annuncio da parte del governo nigeriano del loro immediato scioglimento. Le manifestazioni tuttavia continuano, parte di una più ampia contestazione dei metodi della polizia nigeriana.

(Martina Pignatelli)

Sud Sudan, l’accordo tra il governo e le forze di opposizione. Hanno finalmente trovato un accordo il governo del Sud Sudan e i movimenti ribelli di opposizione, riuniti sotto il nome di Sud Sudan Opposition Movement Alliance (SSOMA). È stata infine concordata una strategia da seguire per raggiungere una pace duratura nel Paese: i quattro giorni di colloqui di pace tenutisi a Roma hanno portato a un accordo per arrivare alla creazione di uno Stato veramente democratico, con il coinvolgimento dei gruppi ribelli nel monitoraggio del processo, nel rispetto del “cessate il fuoco” previsto entro la fine del 2020. Al tavolo delle trattative erano presenti anche organizzazioni internazionali come l’ONU e l’Unione Africana, oltre che gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Città del Vaticano. I negoziati continueranno per tutto il mese di novembre a Roma.

(Martina Pignatelli)

Mali, deliberata l’istituzione dell’ambasciata italiana a Bamako. Non presente fino a questo momento, il 18 ottobre 2020 il Consiglio dei ministri italiano, in seguito alla proposta di Luigi Di Maio – Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) – ha deciso di istituire una sede dell’Ambasciata italiana a Bamako, capitale del Mali. Le fonti ufficiali di Palazzo Chigi hanno dichiarato che il Ministro “ha deliberato l’istituzione dell’Ambasciata a Bamako (Mali) alla luce dell’importanza del Mali nel contesto della stabilizzazione del Sahel” – regione in cui attualmente la situazione rimane pericolosa e confusa a causa della presenza di movimenti jihadisti, secessionisti, milizie armate, eserciti, forze internazionali e contrabbando – “e dell’aumento dell’azione italiana nella regione e degli interessi nazionali coinvolti”.

(Martina Pignatelli)

Costa d’Avorio, ritornano le ostilità in vista delle elezioni presidenziali. Si terranno il 31 ottobre le elezioni presidenziali in Costa d’Avorio e aumentano sempre di più le tensioni nel Paese. Alassane Ouattara si candida per la terza volta consecutiva mancando la sua promessa di rispettare la Costituzione, secondo cui sono possibili due soli mandati. I cittadini ivoriani non hanno accolto bene la notizia e hanno organizzato manifestazioni contro la candidatura di Ouattara, considerata illegittima. Le richieste degli oppositori però sono state completamente ignorate dal Presidente, che ha vietato ogni tipo di protesta e non sembra voler rinunciare alla sua candidatura nonostante le pressioni, anche francesi, di rinviare le elezioni in attesa di restaurare un dialogo e trovare un accordo tra le fazioni politiche. Nel frattempo, aumentano morti e feriti e si teme sempre di più lo scoppio di una guerra civile.

(Rachele De Simone)

Guinea, elezioni presidenziali. Similarmente alla Costa d’Avorio, anche in Guinea l’attuale Presidente Alpha Condé, leader dell’opposizione ai regimi militari, si è candidato per il terzo mandato alle elezioni presidenziali che si sono tenute il 18 ottobre. In Guinea il Presidente può ottenere massimo due mandati, ma secondo Condé e i suoi sostenitori la sua candidatura non sarebbe illegittima perché la riforma costituzionale promossa a marzo avrebbe azzerato i suoi precedenti mandati. Dopo i primi risultati parziali delle elezioni, secondo cui Condé sarebbe in vantaggio rispetto al suo avversario Cellou Dalein Diallo, sono riemerse tensioni, manifestazioni e scontri tra gli oppositori di Condé e le forze di sicurezza, che hanno causato anche morti. La paura è che i risultati finali delle elezioni causeranno ancora più violenza.

(Rachele De Simone)

Martina Pignatelli e Rachele De Simone



AMERICA DEL NORD

Gli Stati Uniti e la vicenda nel Nagorno Karabakh. Dopo l’ultimo dibattito Trump-Biden e mentre si avvicina la data del 3 novembre, il Presidente Trump ha affermato che ci sono progressi nella regione, caratterizzata dallo scontro tra Armenia ed Azerbaigian a partire da settembre. In particolare, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha incontrato separatamente i ministri degli Esteri dei due Paesi per un ulteriore tentativo di instaurare un cessate il fuoco. In precedenza, USA, Francia e Russia insieme hanno emesso una dichiarazione al fine di chiedere la fine del conflitto, in quanto copresidenti del Gruppo Minsk dell’OSCE.

(Marta Annalisa Savino)

Messico, il traffico di droga tra i vertici dell'ex Governo. Arrestato giovedì 15 Salvador Cienfuego, ex Ministro della Difesa del Messico durante il mandato di Enrique Peña Nieto (2012-2018). L’alto ufficiale, 72 anni, è stato catturato su richiesta della US Drug Agency (DEA) a Los Angeles mentre viaggiava con la sua famiglia. A comunicarlo è stato il ministro degli Esteri, Marcelo Ebrard, giovedì notte con un post su Twitter. L’accusa non è stata resa pubblica, ma alcuni media statunitensi suggeriscono che il tribunale di New York stia svolgendo delle indagini su Cienfuegos e i suoi rapporti con la criminalità organizzata e il narcotraffico. L’arresto di Cienfuegos rappresenta un ennesimo terremoto che scuote la politica messicana e, ancora una volta, mette le forze di sicurezza dello Stato al centro delle polemiche per i loro possibili collegamenti con il narcotraffico.

(Valeria Scuderi)

Scontri tra indigeni e canadesi. Lunedì 19 ottobre il parlamento canadese ha tenuto un dibattito d'emergenza sugli episodi di violenza avvenuti in Nuova Scozia. La corte suprema canadese aveva garantito alla nazione Mi'kmaw il diritto alla pesca nelle acque meridionali della penisola a patto che fosse sostenibile per le riserve ittiche. Nonostante ciò, nelle scorse settimane la tensione fra i pescatori indigeni e quelli canadesi è sfociata in aggressioni verbali e fisiche con danni ingenti alle proprietà dei nativi. Subito sono stati palesi i motivi razziali alla base dei veri e propri raid, come sostenuto dal ministro agli affari indigeni Marc Miller. Nel frattempo, la suprema corte della Nuova Scozia si schiera dalla parte degli indigeni, così come gran parte dell'opinione pubblica canadese. Il governo canadese vuole assolutamente evitare l'esplosione delle tensioni razziali come già avvenuto negli Stati Uniti.

(Lorenzo Bonaguro)

Trudeau evita le elezioni. Questa settimana il governo canadese ha rischiato di cadere a causa di una mozione di sfiducia da parte delle opposizioni. Subito lo spettro di elezioni in autunno ha generato non poche preoccupazioni: soprattutto su come gestire l'intero processo elettorale nel pieno di una pandemia. Da inizio ottobre il paese ha più di 2000 nuovi casi al giorno e i numeri peggiorano. Il partito conservatore ha proposto la creazione di un comitato che analizzasse la risposta governativa alla pandemia, ma i liberali sono riusciti a portare il dibattito su una questione di fiducia, con 184 a 146 voti. Ciononostante, le difficoltà per Trudeau non sono finite. L'opposizione proverà nelle prossime settimane ad avere accesso ai documenti governativi in merito alla gestione dell'epidemia.

(Lorenzo Bonaguro)

Marta Annalisa Savino, Valeria Scuderi, Lorenzo Bonaguro



AMERICA DEL SUD

Brasile, le pressioni USA per tenere lontani gli investimenti della Cina.
Continuano gli sforzi del governo USA per tenere la società cinese Huawei fuori dal mercato 5G del Brasile. Martedì scorso, Washington si è persino offerta di finanziare l'acquisto di apparecchiature da parte delle società di telecomunicazioni brasiliane. In particolare, gli alti funzionari della International Development Finance Corporation hanno esortato il Brasile a monitorare attentamente gli investimenti cinesi mirati ad espandere la propria influenza nel Paese. Tuttavia, la posizione del Brasile sul punto risulta assai complessa se si considera che le tecnologie cinesi costano meno rispetto ad altre e che Pechino è, ad oggi, la principale meta dell’export brasiliano: il Paese, infatti, vende a Pechino beni per oltre 65 miliardi di dollari e ne acquista per meno di 40 miliardi.

(Valeria Scuderi)

Cuba, eletta per la quinta volta membro dell’HRC. Martedì 13 ottobre il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodrìguez Parrilla aveva reso nota la candidatura di Cuba all’HRC, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, per il periodo 2021-2023. La candidatura ha portato poi, in serata, all’elezione del paese all’organismo intergovernativo, messo a protezione e promozione di tutti i diritti umani nel mondo: carica, questa, che Cuba ha già ricoperto altre quattro volte. Il dipartimento di stato degli Stati Uniti, però, si è detto contrario all’ingresso di Cuba, Russia e Cina nel Consiglio per i Diritti Umani, definendo il risultato delle elezioni come “una farsa”. Nonostante le controversie, il paese è stato eletto con il sostegno dell’88% dei membri dell’ONU, insieme a Russia, Cina, Costa d’Avorio, Gabon, Malawi, Senegal, Nepal, Pakistan, Uzbekistan, Ucraina, Bolivia, Messico, Francia e Gran Bretagna.

(Martina Pignatelli)

Bolivia, il socialista Luis Arce è il nuovo presidente. È Luis Arce l’erede di Morales: secondo gli exit poll, il candidato del Movimento per il Socialismo boliviano (MAS), già ministro delle Finanze sotto la presidenza di Morales, avrebbe conquistato la vittoria con oltre il 50% dei voti. È così che Luis Arce prende il posto della presidente ad interim Jeanin Añez, a quasi un anno di distanza dal colpo di stato della destra neoliberista. In un tweet, il neo presidente boliviano ha affermato di essere “molto grato per il sostegno e la fiducia del popolo boliviano. Abbiamo recuperato la democrazia e torneremo alla stabilità e alla pace sociale. Uniti, con dignità e sovranità”. Ora il MAS dovrà affrontare numerose sfide, tra cui anche quella rappresentata dall’attuale pandemia di Coronavirus.

(Martina Pignatelli)

Argentina, la questione mapuche. Il 16 ottobre un gruppo di mapuche ha bloccato l’accesso ad un terreno appartenente alla famiglia Soriani a El Foyel, nella provincia del Rio Negro, rivendicando la zona come proprio territorio su basi ancestrali. Sono intervenute le forze dell’ordine, che hanno arrestato quattro membri del gruppo e hanno allontanato gli altri. I mapuche arrestati sono stati accusati di usurpazione di proprietà privata. Da una parte, Soriani detiene la proprietà dei terreni dagli anni ‘80 e dichiara di esserne il legittimo proprietario. Dall’altra, i mapuche affermano di essere stati truffati dalla famiglia Soriani e si dicono molto preoccupati rispetto alle informazioni diffuse dai media locali, i quali vorrebbero lasciare intendere che gli indigeni occupano illegittimamente le terre.

(Ginevra Ricca)

Nicaragua, il no di Daniel Ortega alla proposta dell’OSA e il problema dei diritti. Alcuni membri dell’Organizzazione degli stati americani, tra cui Stati Uniti, Brasile, Canada e Cile, hanno proposto una risoluzione che avrebbe indotto Ortega ad effettuare riforme finalizzate a restaurare il rispetto dei diritti umani, soprattutto in vista delle elezioni di novembre 2021. Ortega ha respinto la proposta, negando di violare i diritti umani e ribadendo che l’OSA non può determinare l’azione e le decisioni dei governi. Intanto, la Ley de Agentes Extranjeros e la legge sui cyber delitti hanno limitato ulteriormente le libertà fondamentali. In risposta alle due leggi, l’UE ha imposto sanzioni contro Ortega, che potrebbero portare alla sospensione dell’Accordo di Associazione Commerciale tra il continente europeo e il Nicaragua.

(Ginevra Ricca)

Venezuela, l’arrivo del farmaco antivirale Favipiravir. La scorsa domenica il presidente Maduro ha reso noto che dalla Russia sono già arrivate migliaia di dosi di un trattamento per il coronavirus e che fra dicembre e gennaio 2021 si potrà finalmente avviare il Piano di vaccinazione di massa della popolazione venezuelana. “Il Favipiravir, un potente farmaco antivirale, è arrivato dalla Russia”, ha dichiarato Maduro, rivolgendo, altresì, un appello al Ministero della Salute, alle brigate mediche e al settore educativo a prepararsi per questa operazione e chiedendo alle autorità municipali di cominciare già da ora a valutare le priorità, riguardanti le persone della terza età, coloro che soffrono di patologie croniche, il personale educativo e quello sanitario, per poter “vaccinare tutto il popolo contro il Covid-19”.

(Valeria Scuderi)

Valeria Scuderi, Martina Pignatelli, Ginevra Ricca



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, la crescita economica e l’accordo con il Vaticano. L’economia cinese è stata la prima tra i paesi del G-20 a superare la crisi economica causata dal Coronavirus. Infatti, nell’ultimo trimestre il Pil del paese ha raggiunto una crescita del 4,9%. Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che, entro la fine del 2020, la Cina potrebbe rappresentare il 30% della crescita mondiale. Nonostante l’opposizione americana, il Vaticano ha rinnovato per due anni l’accordo firmato nel 2018 con il governo cinese, riguardante la nomina dei vescovi in Cina. Secondo l’accordo, Pechino si impegna a riconoscere l’autorità del Papa, mentre il Vaticano ha accettato di non contestare la legittimità dei vescovi precedentemente nominati dal governo cinese.

(Margherita Camurri)

Taiwan, nuove armi dagli Stati Uniti e la nuova manovra economica. Gli Stati Uniti hanno confermato una vendita di armi a Taiwan del valore totale di circa 1,8 miliardi di dollari. L’accordo comprende tre diversi sistemi d’arma: missili, sensori e artiglieria. Il Ministero della Difesa ha comunicato che queste armi saranno necessarie per far fronte alle crescenti minacce da parte della Cina di usare la forza per annettere il territorio taiwanese. Taipei, questa settimana, ha anche approvato una misura economica a sostegno del paese per alleviare l’impatto della pandemia di Covid-19 sull’economia. La manovra economica, avente un budget di 7,33 miliardi di dollari, mirerà a creare nuove opportunità per i lavoratori Taiwanesi.

(Margherita Camurri)

Vietnam e Indonesia, le prime tappe del tour diplomatico del Primo Ministro giapponese Suga. Il Primo Ministro Yoshihide Suga è ritornato in Giappone il 22 ottobre dopo il suo primo tour diplomatico, partito dal Vietnam e con seconda tappa l’Indonesia. L’obiettivo è quello di ampliare e migliorare la cooperazione con i paesi appartenenti alla Association of Southeast Asian Nations, sia nel campo economico che in quello della sicurezza. Il Primo Ministro ha affermato la volontà di promuovere ulteriormente l’idea di apertura e libertà economica della regione dell’Indo-Pacifico, senza dimenticare un altro attore importante: la Cina. In questo senso, il Giappone ne sta monitorando le mosse e si oppone fermamente alle crescenti tensioni suscitate dalle pretese di egemonia marittima Cinesi.

(Lydia Milly Certa)

India, il governo Modi si concentra sulla costruzione di strade per rendere sicuri i confini. Il presidente del BJP, Jagat Prakash Nadda, ha dichiarato che il governo non ha risparmiato alcuno sforzo per rendere sicure le frontiere del Paese e la sua attenzione alla costruzione di strade di confine sta scuotendo la Cina. Alla posa della prima pietra dei sei uffici del BJP in Himachal Pradesh, in contatto virtuale da Delhi, il presidente ha riportato che negli ultimi sei anni, sotto la guida del Primo Ministro Narendra Modi, il governo ha costruito 4.700 km di strade a quattro corsie per tutte le stagioni sul confine tra la Valle di Galwan nel Ladakh e la Arunachal Pradesh. Allo stesso modo, sul confine sono stati costruiti anche ponti a doppia corsia della lunghezza totale di 14,7 km per il passaggio di grandi carri armati. "Questo è un empowerment dell'India ed uno scossone alla Cina", ha detto Nadda.

(Andrea Angelo Coldani)

Giappone, svelato un nuovo sottomarino di fronte alla crescente assertività della Cina. Il nuovo sottomarino giapponese è stato presentato mercoledì in un cantiere navale di Kobe, nell'ambito degli sforzi per migliorare la sicurezza marittima del Paese a fronte della crescente assertività della Cina nella regione. La nave da guerra da 3.000 tonnellate, chiamata Taigei, è stata costruita dalla Mitsubishi Heavy Industries Ltd. e dovrebbe entrare in servizio nel marzo 2022, diventando la 22a nave della flotta sottomarina della Maritime Self-Defense Force. Secondo le linee guida del Programma di Difesa Nazionale 2010, Tokyo si è posta l'obiettivo di aumentare il numero dei suoi sommergibili da 16 a 22, alla luce dell'aumento delle attività di Pechino nelle acque vicino al Giappone, in particolare intorno a un gruppo di isole amministrate dal Giappone e rivendicate dalla Cina nel Mar Cinese Orientale.

(Andrea Angelo Coldani)

Margherita Camurri, Lydia Milly Certa e Andrea Angelo Coldani



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Italia, bilaterale Conte-Sanchez. Il premier spagnolo Sanchez si è recato a Roma per un vertice bilaterale con Giuseppe Conte. L’incontro è stato un modo per rilanciare il rapporto e aumentare la collaborazione per chiudere la partita del Recovery Fund dove Roma e Madrid sono allineate. Entrambi i leader hanno sostenuto la necessità di avere i fondi al più presto, senza aspettare la metà del 2021. Le principali voci di spesa dovranno essere dedicate all’ambiente, all’innovazione e al digitale. Soprattutto negli ultimi due settori, anche Madrid ha bisogno di investire molto. Inoltre, si è chiesta una svolta in materia di immigrazione, auspicando che Bruxelles segua la via indicata dalla Commissione Europea sui ricollocamenti e sui rimpatri.

Unione Europea, presentato il work programme. La Commissione Europea ha presentato il documento strategico per il 2021. Al suo interno si possono individuare sei ambiti nei quali l’azione di Bruxelles sarà presente. Fra questi spicca l’ambiente, la digitalizzazione e la politica estera. L’Unione Europea cercherà di rilanciare il multilateralismo a livello internazionale, sfruttando il suo soft power, e di introdurre una tassazione equa globale per i giganti del settore tech. Nel documento si legge della necessità di una nuova strategia per l’Artico. I ghiacciai si stanno sciogliendo e alla crisi climatica si sta aggiungendo quella geopolitica, con nuove rotte commerciali da percorrere. Prima, però, di riuscire in tutto ciò, l’UE deve superare l’attuale pandemia evitando un aumento delle disuguaglianze fra gli Stati membri.

Svezia, aumentate le spese militari. Il governo svedese ha deciso di potenziare le spese per la difesa. Si prevede un aumento del 40% per i prossimi cinque anni e un raddoppiamento dei militari arruolati. L’azione si è resa necessaria a causa delle recenti tensioni con la Russia nel Mar Baltico. Poco tempo fa, la Svezia aveva protestato con Mosca a causa di uno sconfinamento di due navi da guerra nelle proprie acque territoriali. Il ministro Hultqvist ha detto che non si può escludere la possibilità che Stoccolma riceva un attacco armato, soprattutto dopo che il servizio di intelligence ha previsto una possibile escalation nel Mar Baltico.

Unione Europea, procedura di infrazione per Malta e Cipro. La Commissione Europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dei due Paesi a causa delle loro regole sui passaporti e sulla cittadinanza. Sia a Malta sia a Cipro è possibile ottenere un documento europeo in cambio di pagamenti o investimenti. Secondo Bruxelles questa pratica non rispetta lo status di cittadinanza europea e non è compatibile con il principio di “sincera collaborazione”. Nei prossimi mesi, i due Paesi saranno chiamati a rispondere alle richieste della Commissione, altrimenti la procedura d’infrazione proseguirà.

Unione Europea, condannati i tirocini non retribuiti. Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione, a larghissima maggioranza, per condannare gli stage non retribuiti. Nel testo si legge che questa pratica, purtroppo molto utilizzata, è da considerare una forma di sfruttamento e di violazione dei diritti dei giovani. L’atto del Parlamento Europeo è un atto non vincolante, ma di chiaro indirizzo politico. La larga maggioranza che si è espressa a favore ha fatto emergere un consenso trasversale su questa tematica, nonostante ci sia stato un fine lavoro di mediazione. Adesso l’iniziativa spetta alla Commissione Europea che potrebbe trasformare l’atto del Parlamento Europeo in una proposta legislativa.

Leonardo Cherici



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Mar Glaciale Artico: nuovi e preoccupanti sviluppi per l’ecosistema. Un inaspettato aumento delle temperature delle acque artiche sta causando un forte ritardo nella formazione del ghiaccio stagionale nel Mare di Laptev, grande sezione del Mar Glaciale Artico a ridosso della Siberia. La comunità scientifica che opera nella regione artica è ora preoccupata per questo nuovo evento climatico che pone seriamente a rischio la conservazione dell’ecosistema locale. L’assenza di ghiacci polari nel Mare di Laptev dimostra come le teorie sull’estensione della navigabilità delle acque artiche stiano già avendo i primi elementi scientifici di riscontro, dando la possibilità di aprire i porti nordici ai traffici marittimi per periodi di tempo sempre più prolungati.

(Andrea Maria Vassallo)

Vilnius e la paura di una nuova Chernobyl. A partire da martedì 20 ottobre il governo lituano ha approvato la distribuzione, presso le maggiori catene di farmacie, di pillole di potassio iodato usate per proteggere la tiroide contro l’avvelenamento da radiazioni. In questo mese è entrata in funzione la centrale nucleare bielorussa “Astravyets”, ad appena 50 km dalla capitale lituana, che lavorerà a pieno regime a partire dal prossimo anno. Le repubbliche baltiche hanno già approvato a settembre un comune boicottaggio contro l’importazione di energia prodotta in Bielorussia. Dal 2011 la Lituania ha contestato a gran voce la decisione del governo Lukashenko, sostenuto dalla compagnia di stato russa “Rosatom”, insinuando la mancanza di sicurezza e trasparenza nella gestione dell’impianto. Lo spettro di Chernobyl ancora aleggia sull’Europa post-sovietica.

(Lorenzo Bonaguro)

Kosovo-Serbia: accordo per cercare le persone scomparse. Un importante passo avanti nella normalizzazione delle relazioni tra Pristina e Belgrado è stato fatto a Bruxelles nell’ultima settimana. I delegati di entrambi i Paesi hanno concordato dei punti fondamentali per la creazione di una commissione congiunta per il ritrovamento delle persone scomparse nel corso della guerra del ’98-’99. L’intero meccanismo sarà supervisionato dall’UE. Un ostacolo ancora presente però è il segreto di stato posto su molti documenti militari dell’esercito serbo, tali documenti sarebbero utili ad aiutare la commissione a localizzare le fosse comuni. Al tempo stesso il Kosovo nega di possedere simili documenti essendo che l’esercito era appena un’organizzazione di guerriglia all’epoca dei fatti.

(Lorenzo Bonaguro)

Mosca, Russia: sventato un tentato attacco terroristico. La notizia ufficiale arriva direttamente dalla TASS (Telegrafnoe agentstvo svjazi i soobšenija, l’agenzia di stampa ufficiale russa), la quale afferma che un ragazzo di circa 21 anni di origini asiatiche è stato fermato dal FSB (Federal'naja Služba Bezopasnosti, il Servizio Federale per la sicurezza della Federazione Russa) mentre si accingeva ad organizzare un atto terroristico con un ordigno artigianale in uno degli edifici amministrativi della capitale. Secondo i servizi segreti russi, il giovane fermato agiva su indicazione di militanti di organizzazioni terroristiche internazionali e si preparava a partire per una zona di guerra del Medio Oriente.

(Arianna Giannino)

Disastro ambientale in Kamchatka: nelle acque composti petroliferi e metalli. A lanciare l’allarme è Greenpeace Russia, dopo aver effettuato le dovute analisi ai campioni marini raccolti in Kamchatka, regione situata nell’estremo oriente russo, dove si è di recente verificata la morte massiccia di organismi marini bentonici, per cause ancora poco chiare. Nei campioni di acqua sono stati trovati disolfuro di allile, una sostanza usata in biopesticidi, terpeni, derivati degli acidi grassi e polietilene glicole. Inoltre, è stata rilevata la presenza di un certo numero di metalli. Le analisi sui campioni raccolti continueranno per verificare la presenza di propellenti (eptile) e altre sostanze. Al momento, nessuno dei composti rinvenuti nei campioni analizzati dalle autorità russe o da Greenpeace Russia potrebbe portare a conseguenze così devastanti come quelle registrate in Kamchatka. Questo significa che è necessario continuare le ricerche per identificare le cause della catastrofe ambientale in corso: le varie ipotesi – cause connesse ad attività umane e fenomeni naturali – restano sul tavolo.

(Arianna Giannino)

Andrea Maria Vassallo, Lorenzo Bonaguro, Arianna Giannino



MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Turchia, la poligamia Est-Ovest. C’è un filo rosso che collega certamente le posizioni di Ankara e Mosca nelle loro sfere di interesse. In merito alla crisi del Nagorno-Karabakh, il Presidente Erdoğan ha applaudito la strategia di equidistanza tra Armenia e Azerbaigian scoperchiata da Putin, che di fatto indica la volontà russa di voler includere solo la Turchia tra gli attori di peso nello scacchiere. Questo però, non senza un cambio di favore. Infatti, seppur in sordina, Ankara ha rimosso parte delle proprie truppe dalla zona di Idlib, nel nord della Siria. Un dislocamento che non significa certamente ritirata, ma un segnale che il proprio cordone di sicurezza anti-curdo debba continuare a convivere delicatamente con gli interessi di Mosca. Il matrimonio di convenienza rimane però saldo, come dimostra il fatto che la Turchia stia testando i missili russi S-400. La crisi è invece nei rapporti euroatlantici: Washington ha misteriosamente ritirato i diplomatici, ma le imminenti elezioni, unite alla poca coralità UE-NATO, lasciano spazio all’attivismo multi-fronte turco.

(Samuele Abrami)

Iran, la corsa alle armi è iniziata. Come previsto dalla risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 2015, dal 18 ottobre l’Iran non sarà più soggetta all’embargo sulle armi imposto e voluto soprattutto dagli Stati Uniti. È prevedibile che Teheran non solo troverà sollievo economico dal notevole aumento degli introiti dell’industria militare, ma anche la possibilità di rafforzare la sua rete transregionale di alleanze, fatta di attori statali e non-statali. Se la revoca è una vittoria per Teheran contro gli Stati Uniti, non vi è dubbio che il confluire di armi iraniane verso Siria, Afghanistan e Iraq rappresenterà un ulteriore fattore destabilizzante per la regione. Davanti allo smacco in seno all’ONU e ai toni europei più concilianti, Washington ha già dichiarato che agirà anche unilateralmente. Tradotto: nuove sanzioni e rafforzamento dell’asse Golfo-Israele. Se è chiara l’opportunità per Russia e Cina, resta da capire la posizione della Turchia (vecchia mediatrice in tema nucleare).

(Samuele Abrami)

Tunisia, banco di prova per il nuovo governo Mechichi. Reintrodotto il coprifuoco notturno sull’intero territorio tunisino al fine di frenare la seconda ondata di contagi da Covid-19, la quale sta duramente colpendo un paese – tra gli altri - già profondamente scosso dalla situazione politica ed economica. Questa non è l’unica azione portata avanti dal nuovo governo; infatti, sul piano internazionale la Tunisia potrebbe ricevere ulteriori facilitazioni finanziarie da parte del FMI, che ha già accordato con il paese 743 milioni di dollari di prestito per lenire la grave situazione economica in cui tergiversa. Ad aiutare economicamente il Paese vi è anche la BERS, che ha aumentato il finanziamento al commercio destinato alla “Banque de Tunisie” fino a 50 milioni di dollari. Questi finanziamenti sono destinati a risollevare le attività commerciali di importatori ed esportatori tunisini.

(Federica Sulpizio)

Egitto, al via le elezioni parlamentari. Sabato 24 ottobre i cittadini egiziani sono stati chiamati a votare per il ricambio dei parlamentari in carica dal 2015. Con il loro voto gli egiziani decideranno a chi assegnare 568 seggi della camera bassa su 596: gli altri ventotto deputati saranno nominati direttamente da al-Sisi. In tutto si contano più di 4.500 candidati – tra indipendenti e in lista di partiti o coalizioni– visti in maggioranza come convinti sostenitori del Presidente in carica. L’importanza del momento legislativo è messa in secondo piano dalla poca genuinità attribuita al Parlamento in sé: visto sempre meno come autorità legislativa e sempre più come un apparato collegato all’autorità esecutiva. Parallelamente, scoppia il caos diplomatico tra Egitto-Etiopia-USA dopo che il presidente Trump ha suggerito in alcune delle sue osservazioni che l’Egitto potrebbe far saltare in aria la diga etiope sul Nilo azzurro. L’Etiopia, che non è ancora giunta ad un compromesso sulla diga con Sudan ed Egitto, ha dichiarato che non accetterà di firmare clausole ingiuste sotto la minaccia di un’aggressione.

(Federica Sulpizio)

Libia, un punto di svolta: Si sono tenuti colloqui tra il premier italiano e quello tripolino, durante i quali i rispettivi paesi hanno considerato di rafforzare i legami bilaterali e proseguire sulla linea degli accordi di Berlino. Nel mentre, dopo giorni di serrate trattative, la Commissione Militare Congiunta - che riunisce i negoziatori di Tripoli e della Cirenaica - ha firmato un cessate il fuoco sotto l’egida della missione ONU che si occupa da anni di cercare una soluzione al conflitto libico. Tra lo scambio dei prigionieri e gli accordi per il petrolio il punto più rilevante sembra essere quello in cui si impone a tutte le forze mercenarie straniere di abbandonare il paese entro 90 giorni. Questo provvedimento è pensato per liberare il paese dalla presenza dei mercenari russi della Wagner e quelli jihadisti filo-turchi.

(Michele Magistretti)

Israele, nuovi accordi e nuove tensioni. Il parlamento israeliano ha ufficialmente ratificato l’accordo di pace con gli Emirati Arabi Uniti, con una maggioranza di 80 voti a favore e 13 contrari. Alla luce di questo nuovo rapporto tra i due paesi, si susseguono rumor su un’eventuale apertura alla vendita di armamenti da parte di Israele. Inoltre, i due paesi sono sul punto di firmare un accordo per il trasporto di petrolio emiratino verso il continente europeo. Se l’accordo dovesse andare in porto i rifornimenti potrebbero cominciare già agli inizi del 2021. Nel mentre riprendono le tensioni tra Gaza ed Israele, un altro paese dichiara la propria volontà di normalizzare i rapporti con tale stato. Il Sudan, su pressione statunitense e dopo aver pagato una somma in risarcimento alle famiglie americane vittime di terrorismo, annuncia l’inizio del processo di reciproco riconoscimento.

(Michele Magistretti)

Samuele Abrami, Federica Sulpizio e Michele Magistretti



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Sahel, dibattito sulle trattative con i terroristi. Smail Chergui, Commissario per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana, parlando della necessità di rivedere le strategie di stabilizzazione della regione, ha invitato i Paesi saheliani a valutare l’ipotesi di trattare con organizzazioni estremiste, analogamente a quanto sta avvenendo in Afghanistan con i Talebani. Il Segretario ONU Guterres ha affermato che se con alcuni gruppi è possibile instaurare dei negoziati, altri hanno visioni troppo estremiste affinché ci siano margini di dialogo. L’argomento è dunque attuale, a pochi giorni dallo scambio di prigionieri tra governo del Mali e JNIM, la branca locale di Al-Qaeda. In realtà, trattative con gli estremisti non sono una novità, ma si sono sempre svolte in ambiti limitati come lo scambio di ostaggi. La possibilità di trattare col governo è uno dei motivi di divisione tra IS e AQ nella regione.

(Laura Morreale)

USA, terrorismo di estrema destra in ascesa. Diversi analisti si sono interessati di recente al fenomeno, che ha raggiunto dimensioni preoccupanti tanto da aver rappresentato nel 2020 la principale sorgente degli attacchi terroristici nel paese. Secondo il Center for Global Policy, l’aumento delle tensioni sociali in corrispondenza del voto e di un possibile nuovo lockdown potrebbero sfociare in un aumento degli episodi violenti. Mentre le organizzazioni di estrema sinistra, ultimamente nel mirino del governo, basano la loro strategia principalmente sulla distruzione di proprietà e scontri con la polizia, individui e gruppi di estrema destra sono più spesso armati e propensi a colpire obiettivi civili. Potrebbero mirare anche ad attaccare le istituzioni: lo ha dimostrato il piano, sventato all’inizio di ottobre, per rapire la governatrice del Michigan, organizzato da militanti del movimento estremista Boogaloo. Particolarmente allarmante è inoltre l’infiltrazione dell’estrema destra nelle forze dell’ordine.

(Laura Morreale)

Francia. Il terrore non dà tregua, decapitato un insegnante di storia a Parigi. A poche settimane di distanza dall’attacco avvenuto nei pressi della ex sede di Charlie Hebdo, dove un diciottenne di origini pachistane e un algerino di 33 anni avevano ferito due persone a colpi di mannaia, il terrorismo islamico miete una nuova vittima. Samuel Paty, un docente di storia, è stato giustiziato a pochi passi dalla scuola dove insegnava, nella Val d'Oise. L’attentatore, un rifugiato di origine cecena di diciotto anni, aveva lanciato una vera e propria fatwa contro il professore, quest’ultimo “colpevole” di aver mostrato in aula le vignette satiriche su Maometto durante una lezione sulla libertà di espressione. Secondo le autorità, l’attentatore avrebbe pagato due studenti affinché gli indicassero il professore all’uscita da scuola. Il presidente Macron, durante la cerimonia di commemorazione tenutasi alla Sorbona, ha promesso come risposta un’azione di stato senza precedenti.

(Davide Shahhosseini)

Francia. Paura a Lione, una donna minaccia di farsi esplodere al grido di “Allah akbar”. È accaduto nel primo pomeriggio di giovedì 22 ottobre quando nella stazione ferroviaria di Part-Dieu una donna coperta dal burqa ha iniziato a inveire contro i presenti minacciando di farsi esplodere. La stazione è stata prontamente evacuata e il traffico ferroviario interrotto. Immediato l’intervento della Brigata anti-criminalità Raid e unità artificieri le quali, dopo aver isolato la donna, hanno accertato che la stessa non possedesse alcun materiale esplosivo. L’episodio è avvenuto a pochi giorni da un altro attentato nei pressi Parigi dove un insegnante, dopo aver mostrato in aula le vignette satiriche su Maometto, è stato decapitato da un giovane di origine cecena. Per il Governo di Parigi la sfida all’integralismo islamico sta assumendo sempre più la fisionomia di uno scontro tra culture.

(Davide Shahhosseini)

Attacco a Kabul contro un centro educativo. Il 23 ottobre un attacco suicida contro una struttura educativa ha provocato una ventina di morti (tra cui molti studenti) e più di cinquanta feriti. L’attentatore ha tentato di entrare nell’edificio e, una volta bloccato, si è fatto esplodere all’ingresso. I talebani hanno subito negato la paternità dell’offensiva, rivendicata invece dalla branca afghana dell’ISIS. Quest’ultima è nota per aver condotto in passato attacchi contro le minoranze religiose/culturali del Paese e non è un caso, dunque, che il suddetto attentato sia stato perpetrato proprio in un quartiere di Kabul a maggioranza sciita. Nel frattempo, malgrado l’avvio del processo di pace, i talebani non hanno interrotto le loro attività offensive sul territorio nazionale.

(Vincenzo Battaglia)

Uccisa in un attentato l’autorità religiosa di Assad. Sheikh Mohammad Adnan Afyouni, mufti di Damasco e legato al governo di Assad, è stato ucciso in un attentato condotto nella periferia della capitale siriana (Qudsaya). Stando a quanto riportato dalle fonti locali, il mufti è morto a causa dell’esplosione dell’autovettura sulla quale viaggiava. Sheikh Mohammad Adnan Afyouni era considerato uno tra gli studiosi religiosi più influenti della Siria, nonché dell’intero mondo islamico. Nessun gruppo terroristico ha rivendicato l’agguato.

(Vincenzo Battaglia)

Davide Shahhosseini, Laura Morreale e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Giornata delle Nazioni Unite, l’appello di Guterres. In occasione dell’anniversario della fondazione delle Nazioni Unite il 24 ottobre, il Segretario Generale, António Guterres, ha espresso la necessità di un “cessate il fuoco globale”, per permettere ai governi di superare le sfide del presente: pandemia, cambiamento climatico e disparità di genere. Negli ultimi giorni, l’ONU si è impegnata per negoziare un cessate il fuoco negli scenari di conflitto libico e azero-armeno. Mentre nel primo caso le trattative sembrano lasciar sperare in una tregua durevole, nel conflitto del Nagorno-Karabakh raggiungere un accordo è più difficile. Armenia e Azerbaijan non hanno infatti rispettato il cessate il fuoco precedentemente concordato con la mediazione della Russia.

(Laura Morreale)

Sviluppo sostenibile, lanciato il portale SDG Trade Monitor. Il nuovo strumento, online dal 20 ottobre, è patrocinato dalle agenzie del Geneva Trade Hub: WTO (World Trade Organization), UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) e ITC (International Trade Centre). Il suo obiettivo è quello di monitorare l’andamento del commercio globale in relazione al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Le agenzie, che hanno iniziato a collaborare più strettamente sul tema SDG già dall’anno scorso, considerano la cooperazione multilaterale come uno strumento chiave per sostenere concretamente l’Agenda 2030.

(Laura Morreale)

Migrazioni, firmato accordo tra OIL e OIM. I vertici delle due organizzazioni si sono incontrati il 23 ottobre, nella sede dell’OIL a Ginevra, per firmare un accordo di cooperazione mirato a “valorizzare i benefici delle migrazioni per tutti”. L’esigenza di collaborare sul fronte migrazioni è oggi evidente, secondo il Direttore Generale dell’OIL Guy Ryder, data la situazione di particolare vulnerabilità cui i lavoratori migranti sono sottoposti, ulteriormente peggiorata a causa della pandemia. Nei prossimi mesi, verrà stilato il piano che regolerà l’azione delle agenzie a livello globale, regionale e delle singole nazioni. Una cooperazione in materia di migrazione e lavoro che si basi sui diritti dei lavoratori migranti appare necessaria, soprattutto in un momento storico in cui la gestione dei flussi migratori crea divisioni tra Stati e non include i diretti interessati nei processi decisionali.

(Laura Morreale)

L’elezione del Consiglio per i diritti umani. Cina, Russia e Cuba dal 1°gennaio 2021 saranno i nuovi membri nel Consiglio dei diritti umani dell'ONU. Gli altri membri eletti sono stati: Costa d'Avorio, Gabon, Malawi, Senegal, Nepal, Pakistan, Uzbekistan, Ucraina, Bolivia, Messico, Francia e Gran Bretagna. Un risultato che ha sollevato delle fortissime critiche da parte di diverse Ong che considerano Cina e Russia fra i "principali violatori" dei diritti. Louis Charbonneau, direttore di Human Rights Watch per l'ONU, sostiene, invero, che l'elezione ‘‘di questi paesi immeritevoli non impedirà comunque al Consiglio di far luce sugli abusi [...]; anzi, i violatori saranno direttamente sotto i riflettori’’. Charbonneau ha, inoltre, ribadito la necessità di una maggiore concorrenza all’interno delle elezioni delle Nazioni Unite.

(Valeria Scuderi)

NATO, il sostegno al processo di pace in Afghanistan e l’aiuto all’Iraq. Lo scorso venerdì, i ministri della Difesa della NATO hanno discusso circa l’ulteriore rafforzamento della sicurezza tra gli Alleati, riaffermando il loro impegno nelle missioni per la pace in Afghanistan e in Iraq. Il segretario generale, Jens Stoltenberg, in tal occasione, ha dichiarato che ‘‘i Talebani devono ridurre gli inaccettabili livelli di violenza [...] devono rompere tutti i legami con Al Qaeda e altri gruppi terroristici, in modo che l'Afghanistan non serva più come piattaforma per gli attacchi terroristici ai nostri Paesi’’. I ministri della Difesa hanno, peraltro, accettato di estendere la missione della NATO in Iraq per aiutare le forze irachene a combattere il terrorismo prevenendo il ritorno dell'ISIS.

(Valeria Scuderi)

OCSE, migrazioni e progresso dell'integrazione a rischio. Secondo un nuovo rapporto dell'OCSE, la crisi COVID-19 ha avuto conseguenze senza precedenti sui flussi migratori internazionali. Dopo l'inizio della pandemia, infatti, quasi tutti i Paesi dell'OCSE hanno dovuto limitare l'ammissione agli stranieri e ciò ha causato un conseguente calo del 72% del rilascio di nuovi visti e permessi rispetto al 2019. ‘‘La migrazione continuerà a svolgere un ruolo importante per la crescita economica e l'innovazione, oltre che per rispondere ai rapidi cambiamenti dei mercati del lavoro’’, ha sostenuto il Segretario Generale dell'OCSE, Angel Gurría, invitando, peraltro, i governi a investire sull’integrazione dei migranti nella società e nell'economia, definendo la migrazione “parte integrante della nostra vita’’.

(Valeria Scuderi)

Valeria Scuderi e Laura Morreale





Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

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Chiara Scuderi: Diritti umani

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Federico Brignacca: Diritti Umani

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Laura Morreale: Terrorismo e Sicurezza Internazionale, Organizzazioni Internazionali

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