background

Femminismo negli Stati Uniti

Il femminismo è un movimento di rivendicazione dei diritti civili, economici e politici della donna; in senso più generale, si tratta dell’insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale femminile e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una diversa collocazione sociale in quella pubblica.

In questa pubblicazione, ci occuperemo del femminismo negli Stati Uniti d’America.

Le prime rivendicazioni femminili ebbero inizio nel 17° secolo, come reazione a una cultura misogina profondamente influenzata dalle teorie aristoteliche sull'inferiorità biologica femminile. Nella seconda metà dell’Ottocento, sia negli Stati Uniti che in Europa, il femminismo si sviluppò come movimento di emancipazione per ottenere la parità giuridica.

Dopo la Seconda guerra mondiale, il movimento acquistò maggior valore, giacché le donne iniziarono a conquistare il diritto di voto. Per lo sviluppo delle idee femministe, fondamentale fu l’apporto di un gruppo di teoriche americane: Betty Friedan, la quale, nel saggio The Feminine Mystique (1963), analizzò i nuovi caratteri dell’oppressione femminile nella società industriale, il contrasto tra la sua capacità e le mansioni svolte; l'autrice dimostrò che la donna media americana non era affatto una casalinga felice ed emancipata, al contrario di quanto la collettività potesse immaginare. In realtà, la donna, cercando di essere contemporaneamente madre perfetta, consumatrice infaticabile, ottima padrona di casa e oggetto sessuale al fine di essere socialmente accettata, si scopriva sempre più spesso chiusa in una gabbia dorata, che la obbligava a non esprimersi mai come essere umano nella sua totalità e che le richiedeva di adeguarsi al modello della "mistica della femminilità". Altre importanti autrici americane furono Kate Millet, la quale scoprì nel matriarcato la base di ogni potere (Sexual Politics, 1970); e Shulamith Firestone (The Dialectic of Sex, 1970), che auspicò una rivoluzione femminista capace non solo di mettere in discussione tutta la cultura occidentale, ma anche di modificare l’organizzazione della natura stessa.

Vi sono tre componenti fondamentali del femminismo statunitense: la lotta istituzionale, la via delle “controistituzioni” e l’analisi complessiva della società di stampo marxista. Questa terza via aveva meno seguito, dal momento che, già nella classe operaia americana, la concezione marxista di lotta di classe era minoritaria. Le prime forme di organizzazione e di lotta delle donne, fondate sulle analisi dei ruoli di genere, risalgono al ’66-’68 con la formazione della National Organization for Women. L'organizzazione seguì la via istituzionale, stendendo nel ’67 una Carta dei Diritti della Donna, all'interno della quale si individuarono alcune gravi forme di discriminazione di genere. Organizzando varie campagne tese ad esercitare pressione affinchè delle modifiche legislative appianassero queste distinzioni, la NOW ottenne buoni risultati nel giro di pochi anni. Questo tipo di lotta coinvolse soprattutto le donne bianche della classe media e si inserì nell’ottica tradizionale della middle class americana, riformista e individualista.

Il NOW, primo movimento moderno contro l’oppressione e lo sfruttamento esercitato dall'uomo sulla donna, era organizzato su scala nazionale con strutture precise e gerarchizzate, destinate ad utilizzare le istituzioni legali e politiche per il miglioramento della condizione della donna nel campo del lavoro e dei diritti civili. Nonostante le sue lotte, i miglioramenti ottenuti attraverso i canali istituzionali non furono considerati sufficienti. Ben presto, le donne si resero conto che la loro situazione complessiva nella società era peggiorata: difatti, la paga media di una donna, che nel 1955 rappresentava il 63,9% di quella di un uomo, nel 1972 scese al 58,2%. Il movimento si radicalizzò e nacquero movimenti collettivi spontanei, senza gerarchie che si focalizzarono su temi quali la lotta alla leadership, la sisterhood, l’autocoscienza, ma soprattutto, la creazione di controistituzioni tutte al femminile. Questo nuovo modo di organizzarsi fu chiamato “nuovo femminismo“, per distinguerlo dall'attivismo del NOW. La costituzione di controistituzioni significò accettare nuovamente come terreno di scontro il sistema sociale in cui le organizzazioni si muovevano. Le istituzioni vennero contestate poiché viste come disfunzionali per una parte della società, la quale, dunque, si poneva come obiettivo non la distruzione dell'istituzione stessa ma l'occupazione dei pochi interstizi che il sistema lasciava aperti alla contestazione e al cambiamento.

La terza via intrapresa dai gruppi femministi fu quella socialista, con la quale si avvalsero degli strumenti del marxismo per muovere una critica globale della società. Le femministe socialiste sostenevano che la liberazione potesse essere raggiunta solo lavorando, ponendo così fine alle fondamenta economico-culturali dell’oppressione femminile. In questi movimenti, grande influenza ebbe l'opera Sexual Politics di Kate Millet (1970), uno dei primi e più compiuti tentativi di analisi dell’oppressione femminile da parte del sistema patriarcale, che portò alla costituzione di due posizioni ben opposte: quella delle "sessiste" che attribuivano ogni responsabilità al maschio, e quella delle "politiche" che individuavano il loro nemico principale nel capitalismo.

Nonostante la varietà e le differenze tra i gruppi femministi, diversi momenti di unità si verificarono nel corso degli anni, come accadde il 26 agosto del 1970, con la proclamazione di uno sciopero “domestico” nazionale in 80 città americane; un'altra occasione fu la fondazione, nel luglio del 1972, di Ms., il primo periodico femminista americano che vende tuttora centinaia di migliaia di copie. 

Negli ultimi anni si è soprattutto sviluppata una larga campagna pro-choice sul diritto di aborto e sono state create delle cliniche femministe, come il Summit Medical Center a Washington, per praticare il self-help. Si tratta di una forma di medicina dedicata alle donne per conoscere il proprio corpo, curarsi e, se necessario, abortire senza ricorrere alla medicina ufficiale. La tecnica e la teoria del self-help, come la questione dell’aborto, sono ancora oggetto di discussione.

Nonostante le antiche difficoltà non siano scomparse, nel corso dei secoli le donne americane sono potute diventare qualcuno e la loro presenza nelle professioni e funzioni, prima esclusivamente riservate all'uomo, indica che la condizione femminile è senza dubbio migliorata.

http://www.treccani.it/enciclopedia/femminismo/

https://storicamente.org/baritono


Condividi il post

  • L'Autore

    Valeriana Savino

    IT_VALERIANA SAVINO

    Valeriana Savino è una giovane studentessa di 24 anni. Nata e cresciuta in Puglia. È laureata in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Studi Europei presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

    Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze delle Amministrazioni. Ritiene fortemente che il primo cambiamento necessario per il prossimo futuro sia dare un contributo attivo alla gestione dei servizi pubblici e privati.

    Ha collaborato per tre anni con l’associazione “Giovani nel Mondo” alla promozione del festival delle carriere internazionali. La promozione consisteva nell’organizzare incontri sia in italiano sia in inglese con gli studenti, conferenze con ospiti nazionali e internazionali e fornire informazioni sul festival.

    Da agosto 2019 collabora con l’associazione “Mondo Internazionale”. È autrice nell’area tematica “Diritti Umani” ed “Europa” nell’ambito di Mondo Internazionale Academy. Da novembre 2020 collabora come Policy Analist nell’analisi, ricerca e redazione di politiche pubbliche portate avanti da Mondo Internazionale Hub all’interno di MIPP, l’Incubatore di Politiche Pubbliche.

    È appassionata di diritti umani e di questioni relative all’Europa e non solo. Ascolta podcast per essere sempre aggiornata sul mondo attuale e nel tempo libero leggo libri e guardo serie TV.

    Ama viaggiare, scoprire nuove realtà e mettersi sempre alla prova.

    EN_VALERIANA SAVINO

    Valeriana Savino is a young 24 years old. She is born and raised in Puglia. She has a BA in Political Science, International Relations and European Studies at the University of Bari "Aldo Moro".

    She is currently attending the master's degree in Administration Sciences. She strongly believes that the first necessary change for the near future is to make an active contribution to the management of public and private services.

    She collaborated for three years with the "Giovani nel Mondo" association to promote the internationale career festival. The promotion consisted of organizing meetings both in Italian and in English with students, conferences with national and international guests and providing information on the festival.

    Since August 2019 she has been collaborating with the "Mondo Internazionale" association. She is an author in the thematic area "Human Rights" and "Europe" within the Mondo Internazionale Academy. Since November 2020 she has been collaborating as a Policy Analist in the analysis, research and drafting of public policies carried out by Mondo Internazionale Hub within MIPP, the Public Policy Incubator.

    She is passionate about human rights and issues relating to Europe and beyond. She listens to podcasts to keep up to date on the current world and in free time she reads books and watch TV series.

    She loves to travel, discover new realities and always test herself.

Potrebbero interessarti

Image

Eutanasia: il caso spagnolo e la situazione a livello mondiale

Giorgia Corvasce
Image

Focus economico sull’Afghanistan – Parte 1

Davide Bertot
Image

Nicaragua: Biden contro il governo autoritario di Ortega

Giulia Patrizi
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui