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Dichiarazione Schuman: 70 anni dopo

9 maggio 1950: 70 anni fa il Ministro francese degli Esteri Robert Schuman annunciò che Francia e Germania - il primo paese vincitore e il secondo paese vinto della Seconda guerra mondiale - avevano raggiunto un accordo per “mettere in comune” ferro e carbone, causa di tre guerre. La produzione di ferro e carbone era allora di primaria importanza per l’industria bellica. 

Il 9 maggio è poi divenuto il giorno in cui si celebra “la festa dell’Europa”, l’inizio del processo di integrazione europea. Con la Dichiarazione Schuman si concluse una fase storica iniziata a metà del Seicento con la pace di Westfalia, che consacrò in Europa la nascita degli Stati-nazione. Di lì in poi iniziò un lungo periodo di guerre, interrotto da brevi tregue pacifiche. La dichiarazione Schuman proponeva una federazione di Stati, nel quale ciascuno di essi rimaneva sovrano ma, allo stesso tempo, tutti avrebbero delegato alcune competenze ad un organismo sovranazionale. Robert Schuman portò a termine il suo progetto nella massima riservatezza, nel silenzio assoluto, con una notevole dose di scaltrezza diplomatica: erano a conoscenza della sua idea solo il cancelliere tedesco Konrad Adenauer e alcuni suoi amici, ministri dello stesso gabinetto. L’ispirazione di Schuman provenne dalla sua terra d’origine, la Lorena, regione fortemente provata da ben tre guerre: guerra franco-prussiana, Prima guerra mondiale e Seconda guerra mondiale. Schuman comprese la tragicità dei nazionalismi e del totalitarismo e concepì l’idea di porre fine a una catena di rivendicazioni e di vendette reciproche, generata dall’ipertrofia degli Stati Nazionali sovrani.

"La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano."

Il fine da perseguire è chiaro, nobile e alto poiché la visione di Schuman non era utopistica o irrealizzabile. Egli è riuscito a indicare perlomeno la strada della riconciliazione come via per salvaguardare la pace.

“Il governo francese propone di mettere l'insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un'organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.”

Un altro obiettivo fondamentale per Schuman era sottrarre ai singoli Stati la produzione di ferro e carbone, così da affidarne il governo ad un’autorità sovranazionale: la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio).

Il “Piano Schuman” si concretizzò immediatamente con l’apertura, il successivo 20 giugno, di un negoziato che si concluse il 18 aprile 1951 con la firma del Trattato che istituì la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) da parte di Francia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo ed infine - grazie alla convinta determinazione di De Gasperi - Italia.

“L'Europa non potrà farsi una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

Schuman era consapevole che la strada per raggiungere la pace era caratterizzata da realizzazioni concrete nel tempo in funzione delle necessità storiche. Questo metodo, suggerito a Schuman dal suo collaboratore Monnet, viene chiamato pragmatico o funzionalista. Quest'ultimo si compose di piccoli passi: s’incominciò con la Ceca, successivamente con la Ced, con la Cee e Ceea. Il trattato della Ced, tanto sognata da Alcide De Gasperi, non fu ratificato dall’assemblea nazionale francese nell’agosto del 1954. Di conseguenza si pose fine al progetto della creazione di un esercito europeo comune, di cui molti chiedevano l’istituzione per affrontare il problema migratorio. Dopo il fallimento della Ced toccò a un belga, Paul Henry Spaak, fare un ulteriore passo in avanti per mettere le basi ad altre due comunità europee: esse miravano a creare un mercato comune e lo sviluppo della ricerca atomica come fonte di energia. La storia dell’integrazione europea ci insegna che l’Europa è una realtà che si realizza attraverso crisi e delusioni, compiendo "un passo avanti e due indietro". Alla fine dei conti è questa l’immagine dell’Europa di oggi: per ogni progresso compiuto c'è anche un arretramento. L’integrazione europea è passata da una prima fase culturale e spirituale a una fase quasi esclusivamente economica e finanziaria, vista "senz’anima" e quasi sempre mossa dalla sola preoccupazione del rigore economico e del rispetto dei bilanci. È la cultura, nella sua multiforme espressione, che suggerisce il desiderio d’unità, dello stare assieme, che non potrà mai essere cancellata da nessun passo indietro.

Negli ultimi anni sembra che l'azione dell'UE si sia allontanata dall’obiettivo originario dei suoi padri fondatori. Oggigiorno, i comportamenti personali e collettivi sono orientati in maniera diversa e sono profondamente mutati. C’è un’involuzione culturale di fondo, una chiusura individualista segnata da una paura evidente. Non si tratta della paura da parte di uno Stato dello straniero o del terrorista, bensì è perlopiù la paura del vicino o di qualcun altro che possa portar via quel poco o quel tanto che sia ha. Questo è il vero problema della politica di oggi e maggiormente della politica europea. In questa maniera si sono alimentati gli egoismi individuali, territoriali e nazionali che sono diventati lo specchio dei timori - fondati o meno - che i politici e i cittadini europei si portano dentro.

Si sente spesso parlare di ciò che in Europa non funziona e degli svantaggi che derivano dall'appartenenza ad essa. In particolar modo, l’Italia sottolinea alcuni aspetti negativi dell’UE: vincoli comunitari, parametri da rispettare, sanzioni per inadempimenti e direttive imposte da Bruxelles. 

Ma non ci siamo mai chiesti come sarebbe il mondo senza l’Unione Europea? Nel docu-film intitolato “The Great European DIsaster” della regista Annalisa Piras e del giornalista Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, si immagina un futuro senza UE. Ci si trova a bordo di un aereo in preda a gravi turbolenze e che rischia di precipitare (chiara metafora dei tempi presenti), un anziano archeologo racconta ad una bambina cos’era l’Unione Europea e perché sia crollata. I motivi sono da rintracciare nei colpi inferti dai movimenti xenofobi e nazionalisti all'UE da parte di una classe politica miope e incapace di gestire le grandi questioni di portata globale come migrazioni, terrorismo, crisi economiche e sviluppo sostenibile. Il film ha volutamente toni cupi e da disaster movie: si tratta sostanzialmente di una provocazione per invitare l’Europa a cambiare rotta. L'opera è stata pensata e girata prima dell’esito del referendum sulla Brexit e degli attentati terroristici perpetrati nel cuore dell’Europa che ne hanno scosso le fondamenta nel profondo.

Ciononostante, quello che sembra mancare o che si vuole ignorare è la consapevolezza su quanto l’Unione abbia aperto la strada a un futuro di progresso e sviluppo, soprattutto in questi ultimi anni caratterizzati da profondi cambiamenti e crisi.

Oggi, 9 maggio 2020, in piena pandemia mondiale generata dal Covid-19, dobbiamo ripensare al futuro dell’Unione Europea con idee concrete che valorizzino la nostra identità. L’Europa essenzialmente è nata come una grande scommessa fatta da parte di alcuni politici e delle nazioni da loro guidate. Queste ultime, di fronte alla crisi epocale di natura politica, economica e sociale causata dalla Seconda guerra mondiale, hanno osato puntare in alto formulando un obiettivo impegnativo e visionario. Non si può dimenticare questo inizio e questa spinta ideale. Per riaffermare l'originario spirito europeo bisogna ripartire dall’educazione ai valori fondanti dell’Unione, sanciti all’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea, ed essere non più meri spettatori dell’evoluzione, bensì i veri protagonisti.

Ennio Triggiani, Spunti e riflessioni sull’Europa, Cacucci Editore 2019

http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/Il_significato_storico_della_dichiarazione_Schuman.html

https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:2bf140bf-a3f8-4ab2-b506-fd71826e6da6.0017.02/DOC_5&format=PDF

https://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=89067

https://europa.eu/european-union/about-eu/symbols/europe-day/schuman-declaration_it

https://www.academia.edu/38257709/Limportanza_che_il_9_maggio_diventi_la_festa_dellEuropa_la_Repubblica_30_gennaio_2019


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  • L'Autore

    Valeriana Savino

    IT_VALERIANA SAVINO

    Valeriana Savino è una giovane studentessa di 24 anni. Nata e cresciuta in Puglia. È laureata in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Studi Europei presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

    Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze delle Amministrazioni. Ritiene fortemente che il primo cambiamento necessario per il prossimo futuro sia dare un contributo attivo alla gestione dei servizi pubblici e privati.

    Ha collaborato per tre anni con l’associazione “Giovani nel Mondo” alla promozione del festival delle carriere internazionali. La promozione consisteva nell’organizzare incontri sia in italiano sia in inglese con gli studenti, conferenze con ospiti nazionali e internazionali e fornire informazioni sul festival.

    Da agosto 2019 collabora con l’associazione “Mondo Internazionale”. È autrice nell’area tematica “Diritti Umani” ed “Europa” nell’ambito di Mondo Internazionale Academy. Da novembre 2020 collabora come Policy Analist nell’analisi, ricerca e redazione di politiche pubbliche portate avanti da Mondo Internazionale Hub all’interno di MIPP, l’Incubatore di Politiche Pubbliche.

    È appassionata di diritti umani e di questioni relative all’Europa e non solo. Ascolta podcast per essere sempre aggiornata sul mondo attuale e nel tempo libero leggo libri e guardo serie TV.

    Ama viaggiare, scoprire nuove realtà e mettersi sempre alla prova.

    EN_VALERIANA SAVINO

    Valeriana Savino is a young 24 years old. She is born and raised in Puglia. She has a BA in Political Science, International Relations and European Studies at the University of Bari "Aldo Moro".

    She is currently attending the master's degree in Administration Sciences. She strongly believes that the first necessary change for the near future is to make an active contribution to the management of public and private services.

    She collaborated for three years with the "Giovani nel Mondo" association to promote the internationale career festival. The promotion consisted of organizing meetings both in Italian and in English with students, conferences with national and international guests and providing information on the festival.

    Since August 2019 she has been collaborating with the "Mondo Internazionale" association. She is an author in the thematic area "Human Rights" and "Europe" within the Mondo Internazionale Academy. Since November 2020 she has been collaborating as a Policy Analist in the analysis, research and drafting of public policies carried out by Mondo Internazionale Hub within MIPP, the Public Policy Incubator.

    She is passionate about human rights and issues relating to Europe and beyond. She listens to podcasts to keep up to date on the current world and in free time she reads books and watch TV series.

    She loves to travel, discover new realities and always test herself.

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