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Deroga al divieto di Aiuti di Stato, tra applicazioni attuali ed implicazioni future

I casi di Italia, Germania, Francia e Spagna a confronto

Gli effetti economici scaturiti dalla tragica pandemia hanno colpito le singole economie nazionali, provocando un generale clima di incertezza nell’economia internazionale, la quale avendo già prodotto enormi effetti negativi nell’immediato, rischia di perdurare all’interno dei mercati anche nel lungo termine. Le recenti statistiche raccontano di un significativo rallentamento della crescita di alcuni settori economici ed addirittura la sospensione di altri. La maggior parte degli operatori economici si troverà dunque a dover fronteggiare una mancanza di liquidità a breve termine e la presenza di effettive difficoltà operative nel recuperare le proprie quote di mercato.

Con la risposta economica coordinata all’emergenza Covid-19, l’Unione europea ha gettato le basi per un'azione comune in risposta alle esigenze dei 27 Stati Membri: la Commissione, in base alle sue competenze dirette, ha deciso di attuare deroghe a specifici istituti di diritto comunitario al fine di permettere ai vari Stati di liberare quante più risorse possibili utili a finanziare sia il settore sanitario che l’economia reale e finanziaria. [1]

In tal senso, particolare attenzione è da porre sulla deroga al divieto di Aiuti di Stato. Tale deroga ha permesso ai vari Governi nazionali di intervenire più liberamente nell’economia, in un arco temporale non illimitato, per mantenere in vita i vari settori produttivi e l’occupazione, superando gli schemi rigidi dell’antitrust europeo pre-esistente. Resta però interessante osservare come ad una deroga generalizzata rispetto ad una lista degli strumenti utilizzabili, vi sia la presenza di una considerevole diversificazione fra le misure attuate oggi dai 27 Membri. È dunque ragionevole pensare che misure economiche differenziate possano produrre squilibri nella concorrenza futura all’interno del mercato europeo.

L’articolo 107 TFUE recante il divieto di Aiuti di Stato ha il fondamentale compito di evitare che finanziamenti pubblici o partecipazioni dirette in aziende private operanti nel mercato unico potessero  avvantaggiare strategicamente alcune aziende rispetto ad altre, minando così la regola aurea della libera concorrenza nel mercato. [2] La deroga a tale istituto  trova la sua base giuridica nel comma 2 lettera B di tale articolo, nel quale si reca: Sono compatibili con il mercato interno: […] b) gli aiuti destinati ad ovviare ai danni arrecati dalle calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali”. 
Per cui tutti gli Stati membri sono dispensati dal rispettare tale divieto fintanto che:
- richiedano alla Commissione di operare in deroga all’articolo 107 TFUE e ricevano autorizzazione (la quale arriva puntualmente);
- tali misure sostengano effettivamente il fabbisogno di liquidità delle aziende richiedenti ponendo il “nesso causale tra danni provocati dalla pandemia COVID-19” e la richiesta di finanziamenti quale requisito fondamentale.

La Commissione europea si è quindi mossa in favore di politiche economiche statali espansive, permettendo agli Stati di incrementare la propria spesa interna per immettere denaro nelle varie economie nazionali, lasciando ai governi nazionali ampia libertà nella scelta di quali strumenti economici mettere in atto nello specifico. Premessa quindi tale discrezionalità di scelta sul come impiegare i fondi ricevuti o auto-finanziati, è giusto chiedersi se sia possibile che le differenti misure adottate dai vari Governi possano produrre degli squilibri giuridico-economici nel lungo periodo.

Osserviamo alcune misure chiave adottate dai quattro Paesi più influenti dell'Unione [3]:

- in Germania sono state attivate in primis delle garanzie statali tramite la KfW Bank, grazie alle quali le aziende possono chiedere prestiti istantanei. Inoltre è stato istituito un “Economic Stabilization Fund” gestito dalla German Finance Agency (Finanzagentur), utilizzabile in gran parte per avviare azioni di ricapitalizzazione di varie imprese (in particolar modo quelle considerate strategiche) attraverso “equity instruments” quali investimenti diretti, partecipazioni silenti e strumenti ibridi.
- in Spagna si è deciso di istituire due Fondi di garanzia, il primo presso “l’Istitudo de Crédito Oficial” e il secondo presso lo “Spanish Export Insurance Credit Company" per fornire agli istituti bancari garanzie statali per i prestiti alle aziende.
- in Francia è stata aperta una importante linea di credito statale può supportare le grandi aziende rientranti in settori industriali strategici, sia con iniezioni di capitale sia con vere e proprie azioni di nazionalizzazione. Inoltre sono stati stanziati ulteriori fondi per sostenere piccole e medie imprese rientranti in settori economici strategici attraverso prestiti garantiti dallo Stato.
- in Italia si è istituito un Fondo di Garanzia statale gestito dalla azienda pubblica SACE per permettere alle imprese in difficoltà di poter accedere a prestiti garantiti dallo Stato, specificando la validità di tale garanzia anche per quel novero di imprese già gravate da debiti preesistenti col sistema bancario. Ulteriore sostegno alle imprese è sostenuto tramite l’erogazione di aiuti per mezzo di credito d’imposta.

Con questo breve schema comparativo è possibile osservare come in Paesi con una situazione economica strutturale preesistente più stabile si sia puntato non solo alla creazione di fondi di garanzia, ma anche allo stanziamento di fondi appositamente utilizzabili per un intervento diretto dello Stato nel capitale delle imprese, contemplando anche la possibilità di nazionalizzare talune aziende. Invece Paesi con una struttura economica più fragile hanno vincolato la maggior parte delle risorse in Fondi di garanzia, coinvolgendo principalmente il settore bancario nell’erogazione di prestiti alle imprese. 

La differenza sostanziale risiede nell’assunzione di tale rischio economico: da un lato i prestiti garantiti presuppongono uno Stato garante, un rischio economico in carico al settore bancario ed un indebitamento dell’impresa; dall’altra parte uno Stato che partecipa al capitale sociale dell’impresa prende direttamente in carico una quota parte del rischio economico. È indubbiamente chiaro che un differente assetto di suddivisione del debito e del rischio economico incidono sulla solidità economica e sulla posizione finanziaria dell’impresa.

È dunque rilevante chiedersi quali siano gli effetti che tali misure porteranno nel medio-lungo periodo: sperando che la crisi rientri in tempi ragionevoli, ci troveremo di fronte ad una competizione diseguale fra aziende ricapitalizzate e garantite dalla solidità e dalla affidabilità dell’entrata dello Stato come azionista, ed altre imprese che si troveranno ad affrontare un carico di debiti non indifferenti. Inoltre, sarà importante valutare come l’entrata dello Stato nel capitale aziendale influenzerà la governance di tali aziende e come istituti pubblicistici, quali il “Golden Power”, possano influenzare le scelte di mercato ponendo in conflitto l’interesse pubblico generale al libero gioco della concorrenza.

Tempi di crisi richiedono misure straordinarie, ma un'Unione composta di economie diseguali e politiche asincrone può veramente mantenere l’equilibrio del modello di economia sociale di mercato senza valutare la necessità di attuare di politiche economiche realmente comuni? [4]

Nonostante questo periodo sia stato caratterizzato dalla necessità di intraprendere decisioni rapide, volte a strategie di rilancio nel breve periodo, sarà sicuramente compito della Commissione valutare quali saranno gli effetti delle politiche statali non uniformi sulla concorrenza nel mercato unico: l’introduzione di strumenti antitrust adeguati a riequilibrare la competitività fra imprese egualmente colpite dalla crisi ma sostenute con misure differentemente efficaci dovrà necessariamente essere argomento centrale del legislatore europeo.

A cura di Massimiliano Abri

Fonti consultate per il presente articolo: 

[1] Risposta economica coordinata all’emergenza Covid-19 in Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca Centrale europea, alla Banca europea per gli investimenti e all’Eurogruppo consultabile su https://ec.europa.eu/info/live-work-travel-eu/health/coronavirus-response_it

[2] Articolo 107 T.F.U.E. recante “divieto di Aiuti di Stato” in Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea consultabile su https://eur-lex.europa.eu/collection/eu-law/treaties/treaties-force.html#new-2-52

[3] elementi normativi tratti da Policy measures taken against the spread and impact of the Coronavirus consultabile in https://ec.europa.eu/info/files/policy-measures-against-spread-coronavirus_en

[4] “Economia sociale di mercato” trattata nell’articolo 3 T.U.E. consultabile su https://eur-lex.europa.eu/collection/eu-law/treaties/treaties-force.html#new-2-51


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    Redazione

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investimenti antitrust prestiti garantiti rischio economico debito uniformazione del diritto

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