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Agenda 2030 e Asia: cenni sullo “stato dell'arte”

“Sustainable development is development that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs.”

Brundtland Report, 1987

Dopo aver analizzato, negli articoli degli ultimi mesi, il livello di realizzazione degli obiettivi dell'Agenda 2030 nel continente Americano, Europeo e Africano, ora è il turno di quello Asiatico.

Le statistiche ci dicono che esso è fondamentale per garantire il benessere e la prosperità di tutto il pianeta:

  • comprende circa un terzo dell'insieme delle terre emerse;
  • è il più popolato, con circa 4,5 miliardi di abitanti;
  • è l'unico bagnato da tre oceani;
  • vive differenze climatiche sostanziali;
  • ha una varietà incredibile di flora e fauna;
  • è il “motore” del mondo dal punto di vista della crescita economica;
  • ospita un quinto delle terre coltivabili ma più della metà della popolazione mondiale.

La “struttura continentale” maggiormente impegnata per il raggiungimento dei target dell'Agenda 2030 è l'“Asia Pacific Regional Coordination Mechanism (RCM)”, guidata dalla “Commissione Economica e Sociale per l'Asia e il Pacifico (UNESCAP)” e comprensiva anche di molte organizzazioni della società civile.

Essa, per ottimizzare il lavoro, è poi ulteriormente “suddivisa” in dei “Thematic Working Groups (TWGs)”, così denominati:

  • Statistics;
  • Resource Efficient Growth;
  • Sustainable Societies;
  • Inclusive Development;
  • Disaster Risk Reduction and Resilience;
  • Gender equality and empowerment of women;
  • Education 2030+.

Accanto a tutto ciò, il 2019 e l'inizio del 2020 hanno visto altre iniziative sviluppate da stakeholders asiatici di alto livello, dimostrando così la forte considerazione di tutto il “Sistema Asia” verso gli obiettivi dell'Agenda 2030. Alcune di esse sono le seguenti:

  • 15-17 Ottobre 2019, Bangkok, Thailandia: Regional Consultation to Promote Actions to Improve Asian Deltas Resilience. Theme: Water. Partner: WWF Greater Mekong;
  • Gennaio 2020, TBC, Vientiane, Laos: Sharing and learning from regional experiences to build effective and harmonized policy on sustainable agriculture in the Mekong Region: Regional Dialogue Workshop. Theme: Agriculture. Partner: Department of Policy and Legal Affairs, Ministry of Agriculture and Forestry, Laos (elenco tratto dall'articolo del Dottor Jamie Kemsey, scritto per lo Stockholm Environment Institute);

Infine, come ulteriore sostegno a tutte le organizzazioni regionali, ai singoli Stati e agli altri stakeholders, è da sottolineare come l'UNESCAP nel 2018 ha pubblicato un documento (tuttora valido) contenente gli 8 punti sui quali l'Asia deve concentrare i suoi sforzi per il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030:

  • Strengthen social protection;
  • Prioritize education;
  • Protect the poor and disadvantaged from disproportionate impact of environmental hazards;
  • Address the digital divide and ICT infrastructure;
  • Address persistent inequalities in technological capabilities among and within countries;
  • Increase effectiveness of fiscal policies;
  • Improve data collection to identify and address inequality;
  • Deepen regional cooperation.

Purtroppo, come ben illustrato dai Professori Mustafizur Rahman e Towfiqul Islam Khan del “Centre for Policy Dialogue (CPD) - Bangladesh”, se gli strumenti e l'organizzazione sembrano adeguati al raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030, la situazione “sul campo” non è delle migliori nemmeno in questo continente.

Addirittura, in molti territori, negli ultimi 24 mesi si è registrato un aumento delle diseguaglianze rispetto agli anni precedenti.

Entrando più nel dettaglio, i due studiosi sottolineano come dei 17 macro-obiettivi dell'Agenda 2030, solamente il numero 7 (energia pulita e accessibile) è implementato adeguatamente nel 2019 (in modo sostanziale nel Sud e Sud-Ovest asiatico).

Tutti gli altri SDGs sono indietro rispetto alla tabella di marcia, con l'altissima probabilità di non essere raggiunti alla data limite del 2030.

Tutto ciò è confermato anche dalle parole della Vicesegretaria Generale delle Nazioni Unite Amina Mohamed, durante il discorso del 27 Marzo 2019 all'inaugurazione del Forum Asia-Pacifico sullo Sviluppo Sostenibile: “[...] In Asia-Pacific, rising inequalities have become a major obstacle to accelerating progress. […] The numbers are clear. The region’s combined income inequality has increased by over 5 per cent in the past two decades, […]. And while the region is now home to the largest number of billionaires in the world, millions of people lack access to fundamental services. This erodes social and economic progress, but also undermines the social contract, with consequences for peace and stability. Environmental degradation is also taking its toll. The average loss in productivity due to pollution is roughly eight times higher in developing countries than in developed countries in the region”.

A cosa è dovuta tale situazione?

Le difficoltà maggiori si riscontrano su tre questioni fondamentali che accomunano, anche se con “gradazione” diversa, tutta l'Asia:

  • la corretta identificazione delle necessità e di dove si “annidano” le problematiche, con i gruppi più ai margini della società che vanno resi attori protagonisti dell'implementazione dell'Agenda 2030;
  • il reperimento delle risorse economiche e finanziarie adeguate per la soddisfazione degli obiettivi entro la data prestabilita (servono circa 1,5 trilioni di dollari all'anno);
  • la mancanza di dati aggiornati e affidabili inerenti le tematiche toccate dagli SDGs e per il monitoraggio degli eventuali progressi nella realizzazione di questi ultimi.

In conclusione, è possibile affermare che la risoluzione di queste problematiche, in tempi certi e rapidi, consentirebbe di sprigionare tutte le potenzialità di questo splendido continente, rendendolo così protagonista di una “rivoluzione a 360°”, fondamentale per se stesso e per l'intero pianeta. La preoccupante lentezza e farraginosità con le quali vengono assolti i compiti indicati nell'Agenda 2030 non lasciano però ben sperare.

Una cosa comunque è certa: l'ambiente, i popoli della terra e il mondo nel suo complesso hanno bisogno di una risposta positiva dal continente asiatico.


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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti


    Alessandro Fanetti è nato nel 1988 a Siena e attualmente tratta le questioni inerenti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di geopolitica (con focus sulle aree del centro-sud America ed ex-URSS), collabora anche con l' "Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie" (IsAG) e con "Opinio Juris – Law and Politics Review". Ha conseguito un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano nel 2020 e ha frequentato con successo un corso sulla geopolitica latinoamericana e caraibica promosso dalla "Escuela de Estudios Latinoamericanos y Globales" (ELAG) nel 2021. Infine, è iscritto all' "Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica" (AIAIG) ed è l'autore di un libro intitolato "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).


    Alessandro Fanetti was born in Siena in 1988. Since 2019 he has been writing posts for "Mondo Internazionale" on 2030 Agenda for Sustainable Development. He has always been passionate about geopolitics (with a particular focus on Latin America and former USSR area), he also writes for IsAG and Opinio Juris - Law and Politics Review. He holds a Master degree in Economic Intelligence and actually he's writing a book about post-Soviet Russia. In the end, he is a member of the AIAIG and he is the author of the book "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).

Categorie

Dal Mondo Asia Centrale


Tag

asian Asia Agenda 2030, RCM Regional Coordination Mechanism UNESCAP Commissione Economica e Sociale per l'Asia e il Pacifico TWGs Thematic Working Groups WWF Greater Mekong Mustafizur Rahman Towfiqul Islam Khan centre for policy dialogue CPD Amina Mohamed

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