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Agenda 2030 e Antartide: cenni sullo “stato dell'arte”

Questo è il settimo articolo della serie riguardante lo “stato dell'arte” dell'Agenda 2030 nelle varie aree del mondo. In questo caso ci interessiamo all'Antartide, ossia il “regno dei ghiacci” del pianeta terra. Esso ha le seguenti caratteristiche principali:

  • ha una superficie maggiore di 14 milioni di km²;
  • è ricoperto di ghiaccio, con quest'ultimo che si protrae anche sul mare per quasi un milione di km². Il 90% del ghiaccio dell'intero pianeta si trova qui;
  • le temperature arrivano anche a toccare i – 80°;
  • ha una posizione strategica ed un territorio ricco di materie prime (carbone, ferro, cobalto, petrolio, oro, rame, cromo e altri ancora);
  • il territorio è regolamentato dal Trattato Antartico del 1961, grazie al quale è garantita la ricerca scientifica, la cooperazione e la condivisione delle informazioni su questo continente ma non il suo sfruttamento per meri vantaggi “personali”. Più precisamente, nel trattato viene spiegato che “nessuno Stato può arrogarsi il diritto di occupare il territorio che è patrimonio dell'umanità”.

Il pericolo più grande che questo continente si sta trovando davanti è quello del riscaldamento globale. L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, se riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi nel tempo prestabilito, dovrebbe essere in grado anche di salvaguardare questa eccezionale area, ricca di biodiversità e fondamentale per gli equilibri dell'intero pianeta. 

Ad oggi, purtroppo, la situazione non è delle migliori e i dati mostrano come l'Antartide stia cambiando radicalmente rispetto agli ultimi 37 milioni di anni (momento in cui questa terra iniziò a ricoprirsi di ghiaccio):

  • Si sta accelerando la fusione dei ghiacci. Come ben spiegato da Alessandro Silvano sulla rivista “Science Advances”, infatti, “il processo è simile a quello che succede quando si mettono olio e acqua in una bottiglia: l’olio galleggia sopra l’acqua, perché più leggero e meno denso. Lo stesso accade in Antartide tra l’acqua che proviene dal disgelo glaciale che rimane sopra all’acqua dell’oceano, più salata. Poiché quest’ultima è anche più calda, la sua azione sulle parti sommerse delle lingue glaciali è molto incisiva. Si viene così a creare una sorta di circolo vizioso che porta all'aumento della fusione del ghiaccio antartico e a un ulteriore aumento del livello del mare”[1].
  • La calotta glaciale si sta destabilizzando, con un rischio altissimo di scioglimento massiccio dei ghiacci. Oggi la concentrazione atmosferica di anidride carbonica è superiore a 400 parti per milione (ppm) e sta aumentando senza sosta; il raggiungimento di 600- 750 parti per milione significherebbe, fra le altre cose, un innalzamento degli oceani di circa 60 metri. Se non arrestiamo tutto ciò, il 2100 potrebbe essere l'anno della catastrofe.
  • Il 9 Febbraio 2020 la temperatura ha toccato i +20°, quando normalmente dovrebbe essere sempre inferiore allo zero.
  • Interi centri abitati costieri rischiano di sparire entro la fine di questo secolo, con intere Nazioni (come le Maldive) che cesseranno completamente di esistere.
  • Due dei ghiacciai più grandi del continente, il Thwaites e il Pine Islands, rischiano di scomparire. Provocatoriamente, l'Università di Postdam ha proposto pochi mesi fa di usare cannoni sparaneve per mantenerli in vita.
  • La fauna e la flora stanno subendo dei danni devastanti e il loro numero complessivo sta diminuendo drasticamente (con altre specie “non autoctone” che stanno arrivando grazie al cambiamento climatico). Si parla, ad esempio, di circa l'80% di krill in meno e di un – 40% di pinguini.
  • Meno ghiacci ed estati più lunghe stanno mettendo in ginocchio anche gli orsi polari, i quali trovano meno cibo e spesso muoiono letteralmente di fame.

In base a tutto questo, dunque, è possibile sottolineare come la situazione sia molto grave e il tempo per risolverla sempre più ridotto.

Ancora siamo troppo indietro rispetto agli obiettivi prefissati nel 2015 e le misure adeguate non vengono realizzate come necessario.

L'applicazione dei “precetti ambientali” contenuti nell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite sarebbero una vera e propria “panacea” per questa terra.

In particolar modo, i punti 7 (energia pulita e accessibile), 13 (lotta contro il cambiamento climatico), 14 (la vita sott'acqua) e 17 (partnership per gli obiettivi) sono quelli che più di tutti possono contribuire a salvare l'Antartide e tutto il suo splendido ecosistema, così importante per l'intero pianeta.

Tutti gli Stati del mondo devono fare la loro parte per non raggiungere il punto di non ritorno, mettendo da parte gli egoismi e collaborando insieme per un futuro di prosperità e benessere collettivo.

[1]Luigi Bignami, Nuove minacce per i ghiacci dell'Antartide, 02/05/2018, focus.it


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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti


    Alessandro Fanetti è nato nel 1988 a Siena e attualmente tratta le questioni inerenti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di geopolitica (con focus sulle aree del centro-sud America ed ex-URSS), collabora anche con l'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie e con Opinio Juris – Law and Politics Review. Ha conseguito un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano nel 2020 e attualmente si sta dedicando alla stesura di un libro sulla Russia post-sovietica.


    Alessandro Fanetti was born in Siena in 1988. Since 2019 he has been writing posts for "Mondo Internazionale" on 2030 Agenda for Sustainable Development. He has always been passionate about geopolitics (with a particular focus on Latin America and former USSR area), he also writes with IsAG and Opinio Juris - Law and Politics Review. He holds a Master degree in Economic Intelligence and actually he's writing a book about post-Soviet Russia.

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Antartide Agenda 2030, Nazioni Unite Scioglimento dei ghiacci Science Advances

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