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A che punto è la questione identità di genere in Medio Oriente?

L'omosessualità è punita con il carcere o la morte nella maggior parte dell'area ma, alcuni eventi come le manifestazioni in Libano, portano un vento di speranza.

Nelle poesie risalenti al XIII e XIV secolo, ma anche precedenti, l'amore omoerotico è una sensibilità accettata e decantata in Medio Oriente. Con il passare del tempo, però, questa condizione è cambiata per due ragioni principali: l'influenza europea sulla regione nell'Ottocento e, dagli anni Ottanta, l'ascesa del fondamentalismo islamico.

“Nel 1885 il governo britannico introdusse nuovi codici penali che punivano tutti i comportamenti omosessuali. Degli oltre 70 paesi che oggi li criminalizzano – spiega The Economist nell'articolo How homosexuality became a crime in the Middle East – più della metà sono ex colonie britanniche. La Francia ha introdotto leggi simili nello stesso periodo. Dopo l'indipendenza, solo Giordania e Bahrein hanno abolito tali sanzioni”. 

Nel Novecento, interpretazioni conservatrici della legge della sharia nei tribunali locali hanno reso i comportamenti omosessuali fuorilegge e, complice il progressivo affermarsi dei diritti LGBT in Occidente, il Medio Oriente ha risposto con una chiusura: “Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, un gruppo politico islamista con sede in Libano, ha accusato l'Occidente di esportare l'omosessualità nel mondo islamico, facendo eco all'avvertimento dell'Ayatollah Khamenei iraniano sul devastante degrado morale dell'Occidente”.

L'omosessualità è divenuta un reato capitale in Iran dopo la rivoluzione islamica del 1979. Per mano dell'Isis, persone sospettate di essere gay sono state gettate da edifici o lapidate. In Arabia Saudita, Sudan, Yemen e Mauritania la pena prevista è la morte, anche se non sono state segnalate esecuzioni da almeno un decennio. Per quanto riguarda altri paesi mediorientali, la pena in Kuwait, Libano, Oman, Qatar e Siria è la reclusione. Dove non vige una legge specifica, le persone omosessuali possono comunque essere vittime di stigma e violenza. Ad esempio, l'omosessualità non è vietata nel Regno di Giordania, ma non è nemmeno del tutto legale: ci sono leggi religiose che possono essere applicate con estrema severità dai giudici. Generalmente, c'è più tolleranza per i rapporti omosessuali femminili rispetto a quelli maschili. Per esempio, nella Striscia di Gaza, in Kuwait e in Pakistan, le relazioni gay femminili sono legali, mentre quelle tra uomini non lo sono.

Non è facile fare coming-out neanche con la propria famiglia, perché spesso nelle vecchie generazioni mancano gli strumenti culturali per comprendere tali situazioni. Un'indagine del Pew Research Centre nel 2013 ha rilevato che la maggior parte delle persone in Medio Oriente ritiene che l'omosessualità debba essere respinta: 97% in Giordania, 95% in Egitto e 80% in Libano. Il matrimonio poi è un'istituzione molto forte: rimanere single è solitamente equiparato a un disastro sociale e i matrimoni combinati sono ancora frequenti.

Le idee tradizionali sui ruoli di genere influiscono particolarmente sulle persone transgender, soprattutto nei luoghi in cui il travestitismo è criminalizzato. Come spiega The Guardian nell'articolo Everything you need to know about being gay in Muslim countries: “Nel 2007, sotto la pressione dei parlamentari islamisti, il Kuwait ha modificato il proprio codice penale in modo che chiunque "imitando il sesso opposto in qualsiasi modo" possa affrontare fino a un anno di carcere e/o una multa di 1.000 dinari (3.500 dollari). Nel giro di un paio di settimane almeno 14 persone sono state arrestate”. Inoltre, la differenza tra essere transgender e gay non è ben compresa. In Iran, anche all'interno della professione medica, ci sono state segnalazioni di uomini gay che sono stati sottoposti a pressioni chirurgiche per "regolarizzare" la loro posizione legale ed evitare il rischio di esecuzione.

La zona mediorientale comunque comprende paesi in cui riporre speranze: uno di questi è il Libano. In Libano, l'omosessualità è tuttora illegale. Tuttavia, tra il 2007 e il 2017, quattro giudici hanno respinto alcune condanne stabilendo che la costituzione, che punisce il "sesso innaturale" fino a un anno di carcere, non si applica alle relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso. Beirut e Amman sono considerate due delle pochissime città della regione in cui è presente una scena LGBT, con una manciata di bar dove le donne possono conoscere altre donne e così gli uomini. Inoltre, negli ultimi mesi del 2019 è capitato sempre più spesso che alle proteste per la situazione economica del Libano, le questioni ambientali, lo sgretolamento delle infrastrutture e la mancanza di servizi, si siano uniti attivisti pro-LGBT, portando in alto i loro slogan in tutta Beirut. I gruppi locali si mobilitano quindi per limitare l'omofobia; se chiedere l'uguaglianza del matrimonio o il diritto all'adozione è ancora un'utopia, quello che vogliono i i manifestanti è lavorare alla depenalizzazione degli atti sessuali consensuali tra adulti in privato e la possibilità di chiedere apertamente riforme senza timore di ritorsioni o repressione.

In Israele, in particolare a Tel Aviv dove si tiene uno dei Pride più sfarzosi immaginabili, l'omosessualità è depenalizzata; anzi, la possibilità di esprimere la propria identità è un diritto umano fondamentale. Le coppie omosessuali negli ultimi anni si sono viste riconoscere molti diritti, tra cui l'adozione. Nel 2005, la Corte Suprema ha stabilito che una coppia di donne omosessuali potesse adottare i figli l’una dell’altra. Allo stesso modo è garantita la possibilità di accedere all'inseminazione artificiale. Se è vero che i matrimoni omosessuali non sono ammessi dalla legge, è doveroso tenere presente che anche per le persone eterosessuali la questione matrimoniale è spinosa: l'unico matrimonio ad essere riconosciuto è quello religioso, tra persone di fede ebraica. Tuttavia, i riti celebrati all'estero sono ritenuti validi. La garanzia dei diritti è presente anche nelle forze di difesa israeliane in cui donne e uomini sono tutelati per evitare discriminazioni perpetrate sulla base dell'orientamento sessuale.


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  • L'Autore

    Anna Carla Zucca

    Laureata in Comunicazione Media Pubblicità all'Università IULM di Milano. Attualmente lavora come giornalista freelance ovvero: scrive, intervista, racconta di musica, cibo, tendenze, diritti umani. E tutto la incuriosisce.

    All'interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di Segretario della divisione Hub e Vice Responsabile del progetto TrattaMiBene.

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Medio Oriente donne medioriente lgbt medioriente genere medio oriente

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